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Home » Opinioni

La destra arretra, sta a noi progressisti avanzare (di G. Filibeck)

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A sinistra, il premier spagnolo Pedro Sanchez. A destra, il presidente brasiliano Lula. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Abbiamo trascorso troppo tempo a inseguire l’agenda dei reazionari. Ma la crisi dei populismi apre spazi da occupare con idee, non solo con la denuncia dei fallimenti altrui. Per difendere la democrazia e i più deboli, promuovere l’uguaglianza e costruire la pace

La crisi dei populismi di destra apre uno spazio che i progressisti non possono sprecare. Abbiamo trascorso troppo tempo a inseguire l’agenda dei reazionari, a difenderci, a spiegare cosa non siamo. La crisi della destra populista non è ancora una vittoria progressista: è uno spazio aperto che dobbiamo saper occupare con idee, non solo con la denuncia dei fallimenti altrui. Bisogna offrire un’alternativa credibile, e farlo insieme, su scala globale. È questo il senso dell’Appello di Barcellona, dove il 17 e 18 aprile ci siamo riuniti con Pedro Sánchez, Lula, Elly Schlein, Magdalena Andersson, Cyril Ramaphosa, governatori e senatori democratici americani, leader sindacali, accademici e rappresentanti della società civile di ogni continente per lanciare una Mobilitazione Progressista Globale articolata su sei grandi appelli.
Difendere la democrazia dove nasce: nelle città, nei quartieri, nelle istituzioni locali, prima linea contro l’autoritarismo e l’esclusione. Significa sostenere sindacati, media liberi e società civile, e combattere ogni giorno la disinformazione che avvelena il dibattito pubblico. Avanzare proposte economiche coraggiose: una tassa sulle rendite e i profitti delle fortune miliardarie, la difesa dei beni comuni globali, la casa accessibile, servizi pubblici universali e una transizione verde che non lasci indietro nessuno. Chi ha votato i populisti non era irrazionale: cercava protezione da un’economia che lo aveva abbandonato, che premiava i più ricchi e scaricava il costo delle crisi sui più deboli. Tocca a noi offrire quella protezione, in modo giusto e sostenibile. Promuovere l’uguaglianza — salari giusti, diritti delle donne, lotta al razzismo e a ogni forma di discriminazione, politiche migratorie degne di società civili. Governare l’intelligenza artificiale nell’interesse collettivo, sottraendola a una ristretta oligarchia tecnologica che oggi accumula potere senza alcun controllo democratico. E costruire la pace non come assenza di guerra, ma come progetto politico fondato sul diritto internazionale, sul multilateralismo e sulla dignità uguale di tutti i popoli. La destra arretra. Sta a noi avanzare.
E a Barcellona, grazie all’iniziativa del presidente del Pse Stefan Löfven e di Pedro Sánchez, abbiamo dimostrato che è possibile farlo insieme.

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