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Crisi di governo, le ministre di Italia Viva Bellanova e Bonetti hanno rassegnato le proprie dimissioni

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 13 Gen. 2021 alle 18:18 Aggiornato il 13 Gen. 2021 alle 18:34
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Crisi di governo:  le dimissioni delle ministre di Italia Viva

Le due ministre di Italia Viva – Teresa Bellanova (Agricoltura) ed Elena Bonetti (Famiglia) – hanno rassegnato le loro dimissioni durante la conferenza stampa convocata alla Camera oggi, mercoledì 13 gennaio 2021, dal leader del loro partito Matteo Renzi. Insieme a loro lascia il proprio incarico anche l’altro renziano presente nella squadra di governo: Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri.

“La delegazione di Italia Viva lascia il Governo”, ha annunciato Renzi. La crisi di governo, ha aggiunto l’ex premier, “è aperta da mesi e non da Italia Viva.

La crisi di governo è dunque ufficialmente aperta. Prima di dimettersi, le ministre di Italia Viva, nel Consiglio dei ministri di ieri sera, si erano astenute nel voto sul Recovery Plan, approvato quindi dall’esecutivo senza il loro via libera.

Italia Viva, dimissioni Bonetti-Bellanova: cosa succede ora

Con le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti e del sottosegretario Scalfarotto viene meno l’appoggio di Italia Viva al Governo Conte. E ora, che succede?

Ieri il presidente del Consiglio aveva fatto sapere che, se il partito di Renzi si fosse sfilato dalla maggioranza, non sarebbe stato possibile un nuovo governo insieme. Tramontata, dunque, l’ipotesi di un Governo Conte ter.

A questo punto, Conte potrebbe andare in Parlamento e sfidare Renzi oppure potrebbe salire al Quirinale e rassegnare le proprie dimissioni lasciando al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la decisione sul da farsi. E cioè se tentare la strada del re-incarico a Conte, se affidare l’incarico a un’altra figura oppure se sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

Dopo le dimissioni delle ministre di Italia Viva, dunque, i possibili scenari sono sostanzialmente tre: che il Governo Conte prosegua la sua strada con il sostegno di un gruppo di parlamentari “responsabili”, che si formi un governo di unità nazionale – con un premier da individuare – appoggiato anche da partiti di centrodestra oppure che si vada a elezioni anticipate (prospettiva però complicata dall’emergenza sanitaria Covid-19).

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