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Coronavirus, il virologo Crisanti: “La malattia si diffonde rapidamente e l’Italia rischia nuove chiusure”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 26 Giu. 2020 alle 11:22 Aggiornato il 26 Giu. 2020 alle 11:41
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Immagine di copertina
Il virologo Andrea Crisanti

Coronavirus, il virologo Crisanti: “L’Italia rischia nuove chiusure”

“La malattia si diffonde rapidamente e l’Italia rischia nuove chiusure”: è l’avvertimento del virologo Andrea Crisanti, direttore della microbiologia all’Università di Padova, in un’intervista rilasciata a Repubblica in cui fa il punto sull’epidemia di Coronavirus nel nostro Paese e nel mondo. Il medico che ha spinto il Veneto al ricorso massiccio ai tamponi, spiega che ci sono possibilità di arrivare a nuovi lockdown in determinate aree.

Crisanti spiega che anche gli asintomatici trasmettono il Covid-19. “Sennò – dice – non avremmo ancora tutti questi casi. Poi se ci sono persone che si ammalano e hanno i sintomi, trasmettono ancora di più. Non capisco proprio come certi colleghi abbiano potuto fare affermazioni fuorvianti e non coerenti con le stesse direttive del ministero alla Sanità sul tema degli asintomatici. Si sono presi una grave responsabilità”.

Analizzando la situazione a livello globale, poi, il virologo afferma: “La malattia circola, in un giorno ci sono stati 180mila casi. Chi non ha fatto il lockdown ha problemi. Basta vedere la Svezia. Oppure il Brasile, dove sta succedendo un disastro non paragonabile alla situazione italiana. Lì il problema è che troppe persone non hanno il medico. Paradossalmente è una situazione simile agli Usa, dove 50 milioni di cittadini non vanno dal dottore”. E ancora: “Il problema con questa malattia è che si diffonde molto rapidamente. La chiusura deve essere tempestiva. La Germania, che ha avuto i problemi nei mattatoi, nel giro di tre giorni ha bloccato due distretti”.

Sull’Italia poi, che non ha chiuso rapidamente, Crisanti dice: “Forse potevamo farlo prima, ma abbiamo agito bene sul lockdown. Per questo ora siamo in una situazione migliore di molti Paesi”. Da noi si rischia di dover prendere decisioni come in Germania? “Nessuno può dirlo ma ovviamente è nelle probabilità che succedano cose di questo genere”.

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