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Coronavirus, i dati delle terapie intensive Regione per Regione: quali sono le situazioni più critiche

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 21 Ott. 2020 alle 15:48 Aggiornato il 21 Ott. 2020 alle 17:49
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Immagine di copertina

Coronavirus, dati terapie intensive Regione per Regione: le più critiche

La seconda ondata di Coronavirus in Italia preoccupa sempre di più e mentre le singole Regioni stanno emanando nuove ordinanze restrittive per contenere i contagi, le terapie intensive tornano ad affollarsi. Sembra lontanissimo il mese di luglio, quando nel nostro Paese si è toccato il minimo dei pazienti ricoverati in rianimazione (poche decine): secondo gli ultimi dati disponibili, quelli del 21 ottobre, al momento infatti sono 926. Una tendenza in grande aumento nelle ultime settimane, ma che ancora non è arrivata alla soglia di allarme: a oggi, infatti, i posti letto in terapia intensiva in tutta Italia sono 6.628. Un numero, questo, che potrebbe salire di 1.660 unità, o anche di più, se le Regioni accetteranno tutte le forniture del commissario straordinario Domenico Arcuri.

Ma qual è la situazione delle terapie intensive in ogni Regione italiana? Di seguito, trovate per ognuna il numero di posti letto totali disponibili in rianimazione e quello dei pazienti attualmente ricoverati.

  • Lombardia: 983 (134 occupati)
  • Campania: 427 (85 occupati)
  • Umbria: 70 (20 occupati)
  • Marche: 127 (19 occupati)
  • Liguria: 209 (31 occupati)
  • Emilia-Romagna: 516 (86 occupati)
  • Toscana: 415 (76 occupati)
  • Lazio: 747 (129 occupati)
  • Puglia: 366 (42 occupati)
  • Abruzzo: 133 (14 occupati)
  • Valle d’Aosta: 20 (5 occupati)
  • Trentino Alto Adige: 51 (9 occupati)
  • Piemonte: 367 (74 occupati)
  • Veneto: 825 (56 occupati)
  • Friuli-Venezia Giulia: 175 (16 occupati)
  • Molise: 34 (1 occupato)
  • Basilicata: 73 (4 occupati)
  • Calabria: 152 (6 occupati)
  • Sicilia: 538 (83 occupati)
  • Sardegna: 175 (36 occupati)

Le situazioni più critiche

Se, come si vede dai numeri, la situazione all’interno dei posti letto in rianimazione sembra al momento gestibile, è anche vero che ci sono singoli casi in cui gli ospedali sono già al completo per quanto riguarda i pazienti in terapia intensiva e, di conseguenza, sono in grande affanno per l’arrivo quotidiano di nuovi malati. La situazione è abbastanza preoccupante in Lombardia e soprattutto a Milano, dove il Sacco, il San Paolo, il Niguarda e il Policlinico hanno ormai pochi posti disponibili. Al Niguarda i posti occupati sono 10 su 10, in attesa di un potenziamento che dovrebbe raddoppiare le rianimazioni. Al Policlinico sono in tutto 14 i posti occupati, al San Paolo 6, mentre al Sacco sono 7. Tutte queste strutture sono in attesa di capire se verranno allestiti anche altri posti letto, mentre si attende la riapertura dell’ospedale in Fiera, pronto a ospitare 221 pazienti. Pienissimi anche i reparti di cure sub intensive e i reparti Covid ordinari: 140 al Policlinico, 140 al niguarda, 130 al San Paolo, 196 al Sacco. Fa fatica anche l’ospedale di Varese, che ha 9 posti su 9 occupati.

Anche in altre Regioni ci sono realtà in grande difficoltà. Su tutti, l’ospedale Cotugno di Napoli, dove già due settimane fa erano stati riempiti tutti e 9 i posti in terapia intensiva e i 16 in sub-intensiva. Tutto pieno anche all’ospedale Del Mare, sempre a Napoli, dove da oggi sono state attivate altre terapie intensive portando il totale a 72. Pure Roma si sta riorganizzando: l’obiettivo è creare nuovi posti letto, soprattutto allo Spallanzani (che arriva a 278), al Policlinico Umberto I (274), al San Filippo Neri (120) e alla Clinica Casal Palocco (120). Infine, anche il Gemelli, tramite il direttore del Pronto soccorso Francesco Franceschi, negli ultimi giorni ha denunciato la mancanza di posti letto in terapia intensiva. Chiedendo a gran voce un aiuto per una situazione che, in poche settimane, potrebbe arrivare al collasso.

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