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Gimbe: “Virus avanza ma le misure adottate dal governo sono deboli, si va verso lockdown”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 20 Ott. 2020 alle 17:52
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La necessità di emanare due Dpcm in una settimana conferma che il contenimento della seconda ondata viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa. Lo afferma Nino Cartabellotta, fondatore di Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), secondo il quale “Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus oggi si impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus”.

Secondo Gimbe, “Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane, perché la “non strategia” di inseguire i numeri del giorno con uno stillicidio di Dpcm che, settimana dopo settimana, impongono la continua necessità di riorganizzarsi su vari fronti, spingerà inevitabilmente il Paese proprio verso quel nuovo lockdown che nessuno vuole e che non possiamo permetterci”.

Gimbe precisa, inoltre, che i numeri riportati quotidianamente dal bollettino della Protezione Civile non rispecchiano i casi giornalieri perché dal contagio alla notifica intercorre in media un ritardo di 15 giorni. Secondo la fondazione, gli effetti delle misure restrittive, non valutabili prima di 2-3 settimane, saranno verosimilmente neutralizzati dal trend di crescita della curva epidemica.

La seconda componente della “non strategia”, secondo la Fondazione, è il mancato allineamento tra le misure dei due DPCM e quanto previsto dalla circolare del 12 ottobre 2020 del Ministero della Salute, che aggiorna le indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena, in base all’evoluzione della situazione epidemiologica, alle nuove evidenze scientifiche, alle indicazioni provenienti da alcuni organismi internazionali e al parere del Comitato Tecnico Scientifico.

“Considerato che diverse Regioni – spiega il presidente Cartabellotta – sono ormai nella fase di rischio alto/molto alto, è inspiegabile che le misure raccomandate non siano state introdotte dal nuovo Dpcm, che ha seguito le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, né attuate dalle Regioni, che hanno partecipato alla stesura del documento “Prevenzione e risposta a COVID-19””, redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, dove sono stati delineati quattro possibili scenari di evoluzione dell’epidemia, correlati alle diverse misure da attuare per contrastarli.

La terza componente della “non strategia”, prosegue Gimbe, “è il mancato approccio di sistema basato su responsabilità e alleanza tra politica e cittadini, oltre che sull’efficienza dei servizi sanitari”.

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