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Governo pronto a stanziare militari nelle strade per limitare la movida

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Dpcm, la circolare del Viminale: militari nelle strade della movida

Per la chiusura di strade o piazze nei centri urbani, prevista nell’ultimo Dpcm entrato in vigore ieri, 19 ottobre 2020, si potrà fare ricorso alle “unità militari, laddove presenti nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, anche all’esito di una rimodulazione del piano d’impiego delle forze già in disponibilità”. Lo si legge nella circolare inviata ai prefetti dal capo di gabinetto del Viminale Bruno Frattasi e resa nota da FanPage.it. Per la chiusura di strade o piazze nei centri urbani “la definizione della forza pubblica, da impiegare nell’espletamento dei servizi – si legge -, sarà oggetto di apposita riunione tecnica di coordinamento che i questori organizzeranno con le forze dell’ordine e gli altri attori della sicurezza territoriale, anche ai fini dell’individuazione delle aliquote di polizia locale che integreranno il dispositivo. Resta inteso che anche l’attuazione di tale misura potrà beneficiare del concorso di unità militari, laddove presenti nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, anche all’esito di una rimodulazione del piano d’impiego delle forze già in disponibilità”.

La chiusura di piazze e vie da disporre per contrastare il contagio in ogni caso potrà tradursi in restrizioni che valgono “solo in determinati giorni della settimana”, quelli “caratterizzati da un più intenso afflusso di persone”. Potranno anche esserci strade a “numero chiuso”: “In ragione dell’esigenza di contenere gli effetti della misura proporzionalmente a quanto ritenuto necessario a conseguire gli obiettivi del dpcm, il provvedimento potrà anche disporre una chiusura parziale delle strade o delle piazze, restringendo, cioè, l’accesso senza interdirlo totalmente, con il contingentamento degli ingressi”. Inoltre, se alcune “Regioni, in considerazione dell’andamento epidemiologico, dovessero adottare proprie ordinanze contenenti un regime più severo, si procederà a fornire indicazioni specifiche per i Prefetti delle province interessate”.

Nella circolare viene ribadito poi che bisogna evitare altri “comportamenti elusivi” sui limiti orari degli esercizi pubblici introdotti con l’ultimo decreto, che stabilisce “che l’attività degli esercizi pubblici è consentita dalle ore 5 alle ore 24 con consumazione al tavolo, e dalle ore 5 alle ore 18 (e non più alle ore 21) in assenza di consumo al tavolo”. Il ministero specifica che “resta naturalmente fermo quanto si è già avuto modo di precisare in ordine al consentito margine di ‘sforamento’ dei suddetti limiti di orario”. Ciò significa non sarà sanzionato chi sfora di poco questo limite. “L’importante novità rappresentata dal numero massimo di 6 commensali per tavolo, specificato dalla previsione in commento. La stessa disposizione, al fine di agevolare le attività di controllo, introduce l’obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente all’interno del locale stesso, sulla base delle linee guida e dei protocolli vigenti nel settore”. Altra novità riguarda la ristorazione con asporto che “è esercitabile fino alle 24, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze”.

Infine “sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, con la sola eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza”. La circolare del Viminale richiama l’attenzione “sulla previsione che ha reintrodotto, per le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di tenere le riunioni con modalità da remoto, salvo che sussistano motivate ragioni che ne giustifichino lo svolgimento in presenza. Le riunioni private sono ancora consentite in presenza, sebbene il loro svolgimento da remoto sia fatto oggetto di una forte raccomandazione. Si precisa che la distinzione fra riunioni private ed attività convegnistiche e congressuali, il cui svolgimento in presenza è sospeso, è da ascrivere ad alcuni elementi estrinseci, quali il possibile carattere ufficiale dei congressi e dei convegni, l’eventuale loro apertura alla stampa e al pubblico, il fatto stesso che possano tenersi in locali pubblici o aperti al pubblico. Elementi questi assenti, in tutto o in parte – conclude la circolare – nelle riunioni private, come, ad esempio, nelle assemblee societarie, nelle assemblee di condominio”.

Leggi anche: 1. Allarme terapie intensive: ecco la situazione regione per regione. Se i casi aumentano non siamo pronti / 2. Il mistero delle 1.660 terapie intensive pronte all’uso che le Regioni non hanno ancora attivato / 3. I presidi contro De Luca: “No alla didattica a distanza. La scuola non si ferma”

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