Coronavirus:
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Coronavirus, l’ultimo studio: “I debolmente positivi non infettano”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 23 Giu. 2020 alle 09:46
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Immagine di copertina
Foto da Pixabay

Coronavirus, studio: debolmente positivi non infettano

In Lombardia c’è maggiore ottimismo nella lotta contro il contagio di Coronavirus dopo i dati di una ricerca del San Matteo di Pavia che dimostra come il Covid-19, nella fase di superamento della malattia da parte di una persona, sia in grado di infettare solo in pochi casi. I risultati dello studio sono stati presentati in una conferenza a Palazzo Lombardia, dal responsabile di virologia dell’IRCSS San Matteo di Pavia, Fabio Baldanti.

“Abbiamo preso – ha sottolineato il virologo – i campioni di 280 pazienti, soggetti clinicamente guariti che avevano cariche basse. I campioni sono stati messi in coltura e  il segnale di sopravvivenza del virus, cioè di infettività, era meno del 3 per cento. Questo significa che in fase di risoluzione della sintomatologia il virus è principalmente non infettante”. In sostanza – ha spiegato ancora Baldanti – “solo il 3 per cento dei 280 pazienti ha avuto la possibilità di infettare”.  “Il tampone dei pazienti può risultare ancora positivo perché restano residui di virus ma senza più capacità di contagiare”. È la prima volta che si arriva a una simile conclusione in Italia. E il fatto che chi ha una bassa carica virale non sia più contagioso è importante anche per ridimensionare i numeri dell’allarme lombardo. Dai report quotidiani del virologo di Regione Lombardia Danilo Cereda è emerso che da inizio giugno circa la metà dei positivi comunicati giornalmente sono “debolmente positivi”. Ieri erano 83 su 143.

Il lavoro del San Matteo è stato portato avanti assieme all’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna, all’Ospedale civile di Piacenza, all’ospedale universitario Le Scotte di Siena e al Policlinico di Milano. All’evento di Palazzo Lombardia ieri è intervenuto anche il direttore della Fondazione Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, spiegando: “I tamponi che facciamo ora hanno una quantità virale così bassa, che il virus è incapace di infettare le cellule”. Per il professore “non basta più dire tampone positivo, ora è il momento di dire quanto positivo. Si parla di tamponi positivi con una carica virale bassissima che può benissimo non essere contagiosa”.

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