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Coronavirus, il caso della Rsa di Milano con zero contagi: operatori chiusi da settimane per proteggere gli anziani e nessun ospite dal 23 febbraio

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 21 Apr. 2020 alle 17:25 Aggiornato il 21 Apr. 2020 alle 21:52
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Milano, la Rsa zero contagi: operatori chiusi dal 30 marzo per proteggere gli anziani

Mentre continuano le perquisizioni all’interno di almeno 22 Rsa del Milanese, tra cui l’ormai tristemente noto Pio Albergo Trivulzio, una Residenza Sanitaria Assistenziale di Milano si distingue dalle altre per non aver registrato nessun caso di Coronavirus dall’inizio dell’epidemia. Si tratta della Rsa Domus Patrizia, dove 16 operatori sanitari sono in isolamento volontario dal 30 marzo e rimarranno chiusi nella struttura con gli 81 ospiti fino al termine delle misure di contenimento previste dal Dpcm del governo. Questa iniziativa, insieme alle altre accortezze messe in pratica dalla direzione della Rsa sin dai primi giorni dell’emergenza, ha fatto sì che il Covid-19 vi restasse al di fuori. Secondo quanto raccontato dal presidente della cooperativa Virtus, che si occupa della gestione della struttura, a Fanpage.it, il personale ha deciso di restare lontano dai propri familiari fino al 3 maggio e costruire questa task force protettiva per amore degli anziani, di cui si prendono cura “giorno e notte”. “Sono dei grandi”, ha dichiarato il presidente Gianni Coppola.

Ma il motivo per cui la Rsa Domus Patrizia è rimasta immune al virus risiede anche nella risposta tempestiva messa in campo dalla proprietaria, Manuela Massarotti, sin dal 23 febbraio, e cioè due giorni dopo l’esplosione del primo focolaio italiano a Codogno, quando ha vietato le visite ai parenti e adottato alcune procedure per impedire il contagio: termoscanner all’ingresso per misurare la temperatura a tutti i lavoratori, obbligo di mascherina e utilizzo di gel disinfettante già all’entrata. Massarotti ha raccontato anche di essersi opposta fermamente alla famosa delibera regionale dell’8 marzo, che individuava alcune Rsa come strutture idonee a ospitare pazienti Covid a bassa intensità, per liberare gli ospedali interessati da un flusso troppo alto di ricoveri. “Ci siamo opposti a quella delibera, e siamo stati tempestati di telefonate dall’unità di crisi che ci invitava a ospitare pazienti con Covid”, ha dichiarato la proprietaria al sito, spiegando di non avere spazi adeguati per tenere le persone contagiate separate dagli altri ospiti e di aver per questo respinto senza indugi le incessanti richieste.

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