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“Nella nostra Rsa pazienti positivi e operatori sintomatici, ma nessun tampone: siamo la sanità di serie B”: la denuncia del sindaco di Brandizzo a TPI

Paolo Bodoni, sindaco del comune piemontese di Brandizzo e responsabile di una casa di cura, denuncia il totale abbandono della struttura nonostante diversi pazienti siano stati ricoverati per Covid-19. Dall'ospedale nessuna indicazione su come gestire la Rsa. E nessun tampone. Intanto il pericolo di contagio tra gli anziani non Covid aumenta

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 8 Apr. 2020 alle 12:57 Aggiornato il 8 Apr. 2020 alle 15:06
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Immagine di copertina
Credits: Piccola Lourdes

Coronavirus, la denuncia di una Rsa piemontese: “Mancano i tamponi”

Nuovo pericolo di contagio in una Rsa (Residenza Sanitaria Assistenziale) del nord Italia, quella di Brandizzo, un comune in provincia di Torino di circa 8mila abitanti, dove nella casa di riposo Piccola Lourdes, nonostante almeno 10 su 80 ospiti mostrino sintomi di Coronavirus, quattro su sette ricoverati siano risultati positivi e 10 operatori siano sintomatici, non arrivano i tamponi richiesti dal responsabile per proteggere la struttura dal rischio di infezione tra i residenti.

La denuncia è arrivata dal sindaco del comune, Paolo Bodoni, che è anche medico della Rsa, il quale sia sta muovendo come può per ottenere il materiale richiesto, ma dal primo caso sospetto di Covid-19 ad oggi non ha ancora visto un tampone. Bodoni racconta a TPI una situazione in cui le strutture territoriali come la sua sono state abbandonate perché esiste “una sanità di serie A e una di serie B”, dove la maggior parte dell’attenzione è rivolta agli ospedali, senza interventi preventivi sui territori che, se condotti per tempo, avrebbero evitato l’affollamento negli ospedali e forse salvato qualche vita in più. Dopo che il ministero della Salute ha bloccato il protocollo d’intesa siglato il 31 marzo tra Regione Piemonte, l’Unità di Crisi, le Prefetture, le Province e la Città metropolitana di Torino per condurre uno screening di tutti gli ospiti e operatori delle Rsa con test sierologici, la Regione è dovuta tornare al metodo tamponi, annunciando l’intenzione di effettuarli in tutte le Rsa. Ma Bodoni non ha visto ancora nulla.

“Come attore di prima linea non ho visto assolutamente niente di quello che hanno detto e proclamato. Capisco la mancanza di personale nelle Asl e che gran parte delle attenzioni sono già state rivolte al nostro Ospedale, quello di Chivasso, ma a mio parere se agisci prima, arriva meno gente grave in ospedale, e abbiamo meno morti. Siamo stati dimenticati, abbandonati, e la mia denuncia è sia quella di un sindaco inascoltato che di un operatore sanitario che lavora sul territorio dal 1999″, dichiara Bodoni.

La “storia” della Piccola Lourdes, una Onlus convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale, è iniziata il 27 marzo, quando la coordinatrice infermieristica ha iniziato a mostrare i sintomi di Covid 19. “Fino ad allora pensavamo di essere immuni perché abbiamo adottato dall’inizio di marzo il blocco dell’ingesso dei parenti e Dpi ai massimi livelli, ma quel giorno la coordinatrice mi ha detto che non stava tanto bene, aveva sintomi riconducibili alla pandemia. È rimasta a casa ed è ancora nella sua stanza in una casa dove abitano 5 figli, ma per lei ancora nessun tampone”, racconta il sindaco. Da lì è partita la catena di sintomi, prima tra gli operatori sanitari, e poi anche tra gli ospiti. “Arriviamo a sabato 4 aprile con richieste di tamponi e risposte del servizio di igiene pubblica che diceva ‘state tranquilli, c’è di peggio, voi siete un’isola felice’. Ma quel giorno un paziente è andato giù di ossigeno, la saturazione era bassa, la febbre alta, e poi si è scoperto essere Covid positivo”.

Dall’ospedale di Chivasso, dove è stato ricoverato il primo paziente positivo, non è arrivata alcuna indicazione per gestire l’emergenza all’interno della Rsa, nonostante il contagio fosse avvenuto cnella struttura, e nel frattempo la situazione è precipitata. “Arriviamo alla notte tra lunedì e martedì e due anziani erano senza aria, con saturazione sotto gli 80 e febbre alta. Abbiamo ricoverato anche loro: uno dei due è risultato positivo”. Nel pomeriggio di ieri, poi, altri 4 ricoveri, di cui due positivi, e ancora nessuna indicazione tranne quella di “compartimentare” gli ospiti, e cioè mettere gli anziani con febbre alta, circa 10 su 80, in un nucleo, su uno stesso piano, isolati dagli altri. “Ma se metto insieme pazienti con febbre magari due su 10 sono positivi e rischiano di contagiare anche gli altri”, osserva il sindaco. “Per questo ho bisogno dei tamponi, devo capire come trattare i pazienti e organizzare l’assistenza all’interno della struttura, anche per i pazienti malati ma non infetti. L’Oms ha sempre raccomandato di fare tamponi a tutti i sintomatici, perché qui non vengono a farli?”, continua il medico della Rsa di Brandizzo.

“Se avessi avuto i tamponi da quando la prima persona della Rsa ha mostrato i sintomi, avrei capito come agire tra gli ospiti, perché la febbre non Coronavirus la tratti in un modo, quella Covid, in un altro, eventualmente puoi anche iniziare una terapia; lunedì mi hanno promesso tamponi per martedì, siamo arrivati a ieri e adesso mi hanno promesso che oggi arriveranno, ma solo perché sono il sindaco di Brandizzo e ho potuto smuovere la politica di alto livello, da assessori a onorevoli, altrimenti non avrei ricevuto nessun riscontro. E comunque non è questo il percorso giusto”, dichiara Bodoni, e si dice pronto a interpellare la procura e i Nas se i tamponi non dovessero arrivare nemmeno oggi.

Nel frattempo la Rsa Piccola Lourdes di Brandizzo “ha perso” 12 persone tra operatori sanitari e infermieri, in isolamento a casa con sintomatologia riconducibile al Coronavirus, sempre senza tamponi, che per una struttura di 83 persone è “un disastro per l’assistenza“. “Anche se la sanità locale mi ha dato disponibilità a intervenire, le istituzioni non ci hanno seguito a dovere. Se la sanità è una perché quella ospedaliere deve essere sempre al centro rispetto a quella territoriale?”, si chiede il medico, e spiega che a suo avviso non solo esiste una sanità centrale e una “territoriale” di cui non si tiene conto, ma anche “cittadini di serie A e serie B”. E quelli di serie B nel suo caso restano nella casa di riposo fino a quando non sono così gravi da dover essere ricoverati un uno stadio avanzato. “Ho il dubbio che se ci fosse stata maggiore attenzione al territorio e alle strutture come la nostra, forse avremmo potuto salvare più vite”.

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