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Coronavirus, le mascherine funzionano come il vaccino: riducono la carica virale, ecco perché tanti asintomatici

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 28 Set. 2020 alle 18:07
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Coronavirus, le mascherine come il vaccino: riducono la carica virale

Mentre tutto il mondo sta aspettando il vaccino contro il Coronavirus, si fa avanti una nuova teoria secondo cui le mascherine che ogni giorno indossiamo hanno su di noi un effetto simile a quello del siero anti-Covid. E favoriscono, tra l’altro, l’insorgenza di forme asintomatiche del virus, dunque meno letali. A spiegarlo, in un’intervista a Repubblica, è Giovanni de Simone, professore ordinario di Medicina Interna all’università Federico II di Napoli. Secondo lo scienziato “le mascherine, filtrando le goccioline di Coronavirus trasportate dall’aria, riducono la quantità che una persona potrebbe inalare, diminuendo anche la probabilità che l’infezione produca sintomi. Un po’ come avviene con i vaccini a virus attenuati con i quali l’infezione si prende, ma non in forma tale da produrre la malattia”.

Non è solo De Simone a portare avanti questa tesi: lo hanno spiegato nei giorni scorsi anche due altri scienziati, Monica Gandhi e George W. Rutherford, in un articolo pubblicato dal New England Journal of Medicine. “Sars-Cov-2 – continua De Simone – ha una miriade di manifestazioni cliniche, che vanno dall’assenza totale di sintomi alla polmonite, fino alla sindrome da distress respiratorio acuto e alla morte. Recenti dati epidemiologici suggeriscono che il mascheramento di naso e bocca non è solo funzionale a proteggere gli altri, ma possa anche ridurre la gravità della malattia tra le persone che vengono infettate, proprio a causa della ridotta quantità di virus inalata, ovvero la carica virale”.

Con una carica virale inferiore, secondo lo scienziato, si abbassa il rischio che il paziente infetto sviluppi sintomi gravi. “Se questa teoria fosse confermata – continua – il mascheramento esteso a tutta la popolazione, con qualsiasi tipo di maschera, potrebbe contribuire ad aumentare la percentuale di infezioni che rimangono asintomatiche”. Ma quante sono, al momento, le persone asintomatiche? De Simone non ha dubbi: “Circa il 40 per cento, secondo il Center for Diseases Control americano a metà luglio, ma i tassi di infezione asintomatica riportati superano l’80 per cento in ambienti con mascheramento facciale universale. I tassi di mortalità nei paesi con mascheramento obbligatorio o forzato a livello di popolazione sono rimasti bassi, anche con la recrudescenza dei casi dopo la revoca del lockdown. Chi è portatore di una carica virale bassa può diffondere solo una carica virale bassa e se continua ad usare la mascherina, la carica si ridurrà ulteriormente”.

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