Coronavirus:
positivi 94.076
deceduti 17.127
guariti 24.392

Coronavirus, le rivelazioni dei medici dell’ospedale Villa Scassi a Genova: “Costretti a lasciar morire i pazienti”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 26 Mar. 2020 alle 15:12
669

Coronavirus, i medici di Genova: “Costretti a lasciar morire i pazienti”

Sono rivelazioni durissime, che fanno male al cuore e rendono chiaramente l’idea dell’emergenza Coronavirus in Italia, quelle di alcuni medici dell’ospedale Villa Scassi di Genova, una delle tante strutture allo stremo per l’arrivo in massa di pazienti positivi e già in gravi condizioni. I due dottori, interpellati dal giornale online Genova24, lavorano rispettivamente al pronto soccorso e alla rianimazione del nosocomio. E in questi giorni di ritmi folli hanno visto di tutto: pazienti lasciati morire nei corridoi del pronto soccorso, persone già morte e abbandonate sulle barelle, colleghi che si ammalano e rientrano al lavoro senza aver eseguito il tampone.

“E’ un disastro – raccontano i medici – perché la gente muore a fiotti e non abbiamo più niente. Chi non ha speranza lo lasciamo morire”. La loro testimonianza dimostra dunque che in alcune strutture italiane succede già quello che si temeva all’inizio della pandemia da Coronavirus: i dottori, talvolta, sono costretti a scegliere chi salvare e chi no. “Prima che il Governo desse il giro di vite sulla zona rossa – hanno spiegato i due – le riviere erano piene di turisti da tutte le parti. Il giorno dopo è arrivata una fiumana di gente ammalata. È scoppiato il finimondo. Il 20 marzo noi abbiamo terminato la possibilità di fornire standard di cura minimamente accettabili. Si fa quello che si può. Se hai 70 anni e finisci in ospedale, o sei fortunato e sopravvivi, o altrimenti sei destinato a morire. I farmaci ci sono, ma il supporto ventilatorio per i pazienti non possiamo più garantirlo”.

Il Coronavirus, infatti, si sta dimostrando un mostro che uccide a ritmi altissimi: “Vedi persone che magari giocano col cellulare – afferma uno dei due medici del Villa Scassi a Genova 24 – e dopo un minuto le intubi. Succede nel giro di sei ore, a volte anche meno, dipende dall’evoluzione della malattia. Questo non è un tipo di paziente che siamo abituati a trattare. E il Covid-19 è un tipo di polmonite che non abbiamo mai visto. L’unica cosa buona è che ormai è una malattia molto standardizzata. I pazienti sono tutti identici, hanno tutti le stesse anomalie”.

Infine, la denuncia degli errori commessi all’inizio dell’epidemia: “Quando è arrivato il primo caso a Codogno, quello era il momento in cui dovevano chiudere tutto. Capisco che tremassero i polsi a fermare la Lombardia che è il motore d’Italia. Ma fare una zona rossa solo lì è stato da folli. Dovevamo pensare allora a cosa avremmo fatto all’indomani, a organizzare i reparti. Invece è esplosa l’epidemia e per tre giorni è stato il marasma completo. Al pronto soccorso negli stessi locali c’erano tutti senza distinzione, il paziente con l’infarto e quello vicino con la polmonite interstiziale”. E’ stato in quel momento, mentre in altre regioni i tamponi venivano effettuati con più continuità, che secondo i medici si è perso il controllo del Coronavirus in Italia. E ancora il momento in cui tutto rientrerà nella norma sembra molto lontano.

Leggi anche:

1. Positivo un prelato della segreteria di Stato vaticana che abita a Santa Marta, residenza del Papa / 2. La variabile tempo nelle strategie di contrasto del Coronavirus / 3. Il primo sito web che verifica le notizie sul Coronavirus

4. L’emergenza Coronavirus stravolge la battaglia per gli Eurobond: la strana alleanza contro la Germania / 5. Il ricercatore italiano che lavora al vaccino Usa è convinto: “Pronto per l’autunno” / 6. Il deputato bergamasco in lacrime: “Stiamo perdendo i nostri nonni”

7. I numeri in Italia non tornano. Contagi troppo bassi e decessi troppo alti / 8. Conte alla Camera: “Ci sarà un altro intervento da 25 miliardi per imprese e cittadini” / 9. La lettera di De Luca a Conte: “Agite subito, siamo a un passo dalla tragedia”

TUTTE ULTIME LE NOTIZIE SUL CORONAVIRUS IN ITALIA E NEL MONDO

669
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.