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Coronavirus, non solo Spallanzani. Parlano i ricercatori del Campus Biomedico che hanno scoperto il Dna del virus: “Questa è la base per il vaccino”

"La scoperta è importante perché permette di testare le cure". Intervista a team del Campus Biomedico di Roma che ha individuato per primo la mutazione della proteina del virus

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 3 Feb. 2020 alle 18:33 Aggiornato il 11 Feb. 2020 alle 19:31
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Immagine di copertina
Il professor Ciccozzi, lo studente Domenico Benvenuto e la dottoressa Angeletti Credit: Campus Biomedico di Roma

Coronavirus: Dna scoperto al Campus Biomedico di Roma

Tutta la comunità scientifica è impegnata a studiare il Coronavirus e a capire come fermarlo. Ma se è vero che la scoperta dell’ospedale Spallanzani è stata fondamentale per l’isolamento del virus, in prima fila per trovare una cura c’è anche il Campus Biomedico di Roma, dove da giorni è al lavoro un’equipe di ricercatori. Ma in pochi conoscono la loro storia. 

Hanno operato come investigatori, giorno e notte, per arrivare a un risultato importante: la pubblicazione su due riviste scientifiche internazionali del disegno del Dna del Coronavirus 2019-nCoV. La loro scoperta è un passo in avanti verso la cura: sono stati i primi in Europa a individuare la mutazione della proteina che ha permesso al virus il salto di specie dal pipistrello all’umano.

Il team del Campus Biomedico ha usato il genoma messo online dai cinesi per individuare la struttura del Dna del Coronavirus. Il primo firmatario della pubblicazione, fra grandi professori, è uno studente all’ultimo anno di Medicina: Domenico Benvenuto, a soli 24 anni, si è ritrovato a studiare quel virus che fa tremare il mondo.

TPI ha intervistato lo studente Domenico Benvenuto e gli scienziati responsabili della ricerca Massimo Ciccozzi e Silvia Angeletti.

Coronavirus, come è fatto il Dna

È il professore di Epidemiologia molecolare Ciccozzi a spiegarci il senso della ricerca: “Noi studiamo il genoma virale, una sorta di ‘manuale di istruzioni’ del virus. Labbiamo preso e abbiamo cercato di capirlo e vedere cosa facesse e abbiamo individuato una mutazione di una proteina che ha permesso al Coronavirus di passare dal pipistrello alluomo”.

“Abbiamo costruito il Dna del Coronavirus, quello che è l’albero genealogico – continua Coccozzi – Abbiamo capito che questo virus muta in fretta, ma tutte queste mutazioni ad oggi non lo rendono più aggressivo. L’ultima verifica sul nostro lavoro è stata effettuata domenica sera e abbiamo avuto il via libera alla pubblicazione; nei giorni scorsi avevamo già pubblicato sul Journal of Medical Virology“.

Il giovane studente di Medicina Domenico si è occupato soprattutto di capire come funziona il contagio: “La proteina che abbiamo studiato si attacca a un recettore che sta nelle nostre cellule che riconosce come simile il virus: in pratica riesce così a mimetizzarsi”.

Qui la pubblicazione.

Il virus si è diffuso a novembre

“Abbiamo avuto un’importante rivelazione – racconta la Professoressa di patologia clinica del Campus Biomedico di Roma Silvia Angeletti – Con le nostre tecniche di epidemiologia molecolare siamo riusciti a stabilire (per primi al mondo) in maniera inequivocabile che viene dal pipistrello e che il passaggio da questultimo alluomo è avvenuto circa quindici-venti giorni prima dallisolamento del primo caso: il 25 novembre 2019“.

Quindi i ritardi ammessi dal governo cinese nell’epicentro dell’epidemia a Wuhan avrebbero un riscontro anche scientifico.

Ricerca precaria e senza soldi

Probabilmente queste scoperte salveranno la vita a centinaia di migliaia di persone. Si parla di eccellenza della ricerca italiana, ma l’Italia è ultima in Europa per fondi alla Ricerca e all’Università. È in questo quadro che il team del Campus Biomedico ha lavorato.

Abbiamo fatto volontariato – racconta Ciccozzi – usando i nostri computer personali. Senza mezzi e senza soldi“. E la dottoressa Angeletti aggiunge: “Abbiamo operato di notte, di domenica, dormendo solo due o tre ore. Ma a costo zero”.

“Non è un caso se la collega che ha fatto parte del progetto, Marta Giovannetti, lavora con noi a distanza, dal Brasile. Là ha trovato lavoro e qui no”, chiosa la dottoressa.

Verso una terapia

Dal 2 febbraio si parla solo dello Spallanzani e dell’isolamento del virus ma “Se è vero che hanno isolato il Coronavirus su cellula si può tentare di mettere a punto la terapia, che richiede tempi più rapidi rispetto al vaccino. Ecco, mi concentrerei su questo”, sottolinea il professor Ciccozzi.

La dottoressa Angeletti apre la speranza per i prossimi passi scientifici: “La ricostruzione genetica del virus è fondamentale per la preparazione di medicinali quanto più possibili adatti a disattivare i meccanismi con cui si legano e si diffondono nel corpo umano. È come se avessimo finalmente la chiave del virus disegnata in 3D, cioè ora sappiamo bene come è fatto e di conseguenza questo agevolerà i ricercatori nella messa a punto di un antifurto, un farmaco antivirale specifico che impedisca alla ‘chiave’ di funzionare”.

E poi i ricercatori ci tengono a ribadire “Basta allarmismi!”. “Nonostante ci vorrà un anno, un anno e mezzo per sviluppare il vaccino- spiegano – adesso abbiamo capito come isolare al meglio il virus: la tecnica più efficace è la quarantena. Pensiamo sempre che il numero dei cinesi che hanno contratto il Coronavirus e che però sono guariti è alto. Per capirci: la banale influenza provoca molte più morti del Coronavirus”.

Quello del Campus Biomedico è dunque un lavoro imprescindibile che ora indica a tutti dove puntare per costruire una cura e un vaccino.

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