Covid ultime 24h
casi +18.916
deceduti +280
tamponi +323.047
terapie intensive +22

Chi parla ad alta voce lascia tracce del Coronavirus in aria per 14 minuti: lo studio

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 19:15 Aggiornato il 15 Mag. 2020 alle 19:17
935
Immagine di copertina
Credits: Pixabay

Chi parla ad alta voce lascia tracce del Coronavirus in aria per 14 minuti

Da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus, una serie di termini scientifici sono entrati nel vocabolario comune: una tra questi è la parola droplet, ovvero l’insieme delle goccioline rilasciate nell’aria quando una persona parla, tossisce o starnutisce. Ebbene, uno studio di un team del National Institutes of Health degli Stati Uniti, pubblicato dalla PNAS (The Proceedings of the National Academy Science) ha dimostrato che se si parla ad alta voce il Coronavirus rimane sospeso nell’aria anche fino a 14 minuti, rendendo più probabile un contagio con altre persone nelle vicinanze.

Un contagiato (anche asintomatico) che parla, infatti, emette nell’aria migliaia di goccioline di saliva piene di virus. Secondo i risultati della ricerca, il droplet rimane nell’aria per un tempo compreso tra gli 8 e i 14 minuti. Su questo, incide anche il volume della voce, visto che più si parla forte e maggiore è la quantità di droplet emessa. Per ogni minuto di conversazione a voce alta, spiega lo studio, si generano almeno mille goccioline con il Coronavirus al loro interno. Ma ci sono anche persone che arrivano ad emettere 100mila gocce al minuto. Per arrivare a questa tesi, i ricercatori hanno chiesto ad alcune persone di ripetere alcune parole (“stay healthy”, ndr) e attraverso dei laser hanno visualizzato e quantificato le goccioline emesse nell’ambiente.

Lo studio è stato ripreso anche dalla rivista Mit Technology Review, secondo cui “le osservazioni confermano che esiste una sostanziale probabilità che il semplice parlare causi la trasmissione di virus nell’aria in ambienti chiusi”. C’è da aggiungere, ovviamente, che l’esperimento è stato condotto in un ambiente controllato, difficilmente riscontrabile nella vita di tutti i giorni, e che parte dall’assunto che ogni particella di virus abbia al suo interno la stessa carica virale delle altre, cosa ovviamente non certa per quel che riguarda il Covid-19. Resta il fatto che la ricerca del National Institutes of Health degli Stati Uniti pone una questione di sicurezza negli ambienti chiusi, ma anche all’esterno. Basti pensare alle mascherine: tenerle solo quando si è vicini ad altre persone potrebbe non essere sufficiente.

Leggi anche:

1. L’ultima follia di Gallera e Fontana: chiedono ai lombardi di farsi i tamponi da soli. Ma pagando 70 euro (di S. Lucarelli) / 2. L’educazione sentimentale nella fase 2 (di G. Cavalli) / 3. Fase 2, la bozza del nuovo decreto: dal 18 maggio riapre tutto, spostamenti tra regioni dal 3 giugno

4. La ricerca: “Le Regioni con meno contagi sono quelle che hanno firmato più ordinanze” / 5. Coronavirus, incontra la fidanzata positiva: contagio a catena, 30 persone in quarantena / 6. Il virologo Pregliasco: “Per valutare gli effetti della Fase 2 dovremo aspettare la prossima settimana”

CORONAVIRUS ULTIME NOTIZIE: TUTTI I NUMERI

TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SUL CORONAVIRUS IN ITALIA E NEL MONDO

935
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.