Piacenza, l’uomo che ha denunciato i carabinieri: “Mi hanno torturato. Ora temo mi uccidano”

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 30 Lug. 2020 alle 14:59 Aggiornato il 30 Lug. 2020 alle 16:19
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Caserma Piacenza, parla l’accusatore di Montella

Hamza Lyamani, 26 anni, è il giovane marocchino che per primo ha denunciato gli abusi, lo spaccio e le torture che si consumavano nella caserma Levante di Piacenza. Il ragazzo, da informatore e collaboratore dei carabinieri spacciatori, ha deciso poi di confessare al maggiore dell’Arma Rocco Papaleo i reati che venivano commessi in via Caccialupo e quello che gli era successo dopo aver conosciuto l’appuntato Giuseppe Montella. In un’intervista al Corriere della Sera, Hamza Lyamani ammette “Ora ho paura che mi uccidano”.

Il 26enne conosce Montella anni fa: “Ero un ragazzino. Montella faceva il preparatore atletico a calcio. Non sapevo fosse carabiniere”. Nel 2016 Hamza viene arrestato “con un po’ di hashish preso con gli amici” dai carabinieri di via Beverora, del provinciale. “Mi affidano in prova con obbligo di firma alla Levante. Entro e trovo Montella: ‘Se mi dici chi spaccia ti faccio venire a firmare quando vuoi'”, racconta il ragazzo.

Da quel giorno inizia a collaborare con Montella e gli altri carabinieri spacciatori. Diventa il loro informatore e viene ripagato con la droga. “Non toccavo cocaina, lui ha iniziato a pagarmi con fumo e bamba. Chi doveva aiutarmi mi ha fatto precipitare ancora di più”, spiega Hamza Lyamani al Corriere. Dice di avere fatto fare “almeno trenta arresti” alla squadra di Montella. “Me ne vergogno – continua – Perché poi venivano pestati a sangue e incastrati. Si spezzava la droga, l’accusa diventava spaccio. Li ho aiutati anche io, in caserma”.

“Ricordo le urla disumane di un poveretto che era nella ‘stanza della terapia’, dove tenevano la droga sequestrata. Lo stavano picchiando. E in ufficio si sentiva benissimo. C’era anche il comandante”, rivela Hazma.

Poi a un certo punto vuole uscire da quel brutto giro: “Avevo una brava ragazza, per questo volevo smettere. Montella ha iniziato a pedinarmi all’associazione dove facevo l’affido, al Sert. Mi impediva di entrare. Poi hanno iniziato a picchiarmi. Mi chiudevano nello stanzino, due mi colpivano e due fingevano di volermi aiutare. Calci, pugni. Montella mi ha rotto il naso due volte. Ricordo che un giorno ho preso un pezzo dell’accendino e mi sono tagliato le braccia sperando che mi facessero andare in ospedale”.

Hamza racconta anche dei “festini in caserma”: “Un giorno mi chiama Montella e dice: ‘Vieni qui, sto scop***o. E mi fa vedere una ragazza tossica che faceva sesso con lui in cambio di droga”. Secondo il ragazzo, Montella lo faceva “per i soldi. Il potere. Non l’ho mai visto drogarsi. Ma così era considerato un bravo carabiniere, aveva amicizie importanti. Con le ragazze si spacciava per politico. È un porco, gli piaceva dominare gli altri. Mi ha rovinato”.

Oggi Hamza ha paura: “Ma io non vivo più. Bevo e non dormo la notte. Ho fatto bene? Con la paura che mi uccidano”. E conclude: “I proprietari di casa mi vogliono cacciare perché hanno paura che vengano qui a picchiarmi. Temo che mi uccidano davvero adesso”.

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