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Così De Luca ha ordinato al Napoli di non giocare contro la Juventus: le mail e i documenti

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 7 Ott. 2020 alle 13:46 Aggiornato il 7 Ott. 2020 alle 15:27
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Credits: Ansa

Juventus-Napoli, i documenti dell’Asl che hanno vietato agli azzurri di andare a Torino

Quella che fino a oggi era solo un’indiscrezione adesso è una certezza: per la Asl di Napoli, la partita di domenica scorsa tra la Juventus e la società partenopea non andava giocata a causa dei due contagi da Coronavirus registrati tra i calciatori azzurri, mentre per la Asl di Torino si poteva e doveva giocare, in applicazione del protocollo. A confermare come sono andate veramente le cose è il settimanale L’Espresso, che ha pubblicato in esclusiva i documenti che riportano lo scambio di mail tra le due società e le aziende sanitarie di competenza. A mettere una pietra tombale sulle speranze del Napoli di partire per Torino è stata, alle 18:25 di sabato 3 ottobre, l’avvocato Almerina Bove, vicecapo di gabinetto del governatore Vincenzo De Luca con delega alla Sanità regionale. Nella mail, viene ribadito l’obbligo per i contatti stretti di Piotr Zielinski, calciatore risultato positivo al Covid, di non “allontanarsi dal domicilio comunicato”.

E’ proprio quello il momento in cui il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha deciso di annullare la trasferta di Torino. Dando inizio a una polemica che ancora oggi, con il Giudice sportivo che ha deciso di prolungare le indagini prima di decidere sul 3-0 a tavolino per i bianconeri e l’eventuale punto di penalizzazione in classifica per i partenopei, non si è ancora spenta. Da regolamento (lo prevede la circolare del ministero della Salute per il calcio professionistico del 18 giugno scorso), le squadre possono fare una “quarantena leggera” in caso di un positivo tra i giocatori, ovvero possono lasciare il proprio isolamento fiduciario – se negativi al tampone – per allenarsi o giocare. Inoltre, si va in campo con almeno 13 giocatori convocabili, mentre si rinvia la gara con almeno 10 infetti. Nessuno di questi due era il caso del Napoli.

Tutto è partito dopo la partita degli azzurri di mister Gennaro Gattuso contro il Genoa, squadra che nei giorni successivi ha registrato oltre 20 contagiati. Dopo una settimana di tamponi, la Asl Napoli 1 ha comunicato alla società che i contatti stretti di Zielinski, Eljif Elmas e un dipendente del club (tutti e tre positivi) devono “osservare la quarantena fiduciaria”. Praticamente, più di mezza squadra. “I contatti stretti posti in isolamento nel proprio domicilio non possono lasciare il territorio nazionale”, conferma la Asl Napoli 2. A quel punto, il medico sociale del Napoli Raffaele Canonico chiede un parere definitivo alle Asl. “Si chiede se per le persone assoggettate a isolamento sussista l’obbligo di non allontanarsi dal luogo prescritto con divieto di qualsiasi contatto con soggetti terzi”, chiede. La Asl conferma, tramite una mail del vicecapo di gabinetto Bove: nessuno può allontanarsi dal proprio domicilio per 14 giorni. La mail in questione viene girata così dal medico del Napoli. Canonico, al presidente De Laurentiis.

Arriva così domenica, giorno di Juventus-Napoli. I bianconeri annunciano che saranno regolarmente in campo, la Lega di Serie A conferma che la partita non va rinviata, da protocollo, e minaccia sanzioni. Il Napoli chiede un’ulteriore precisazione alle due Asl. Entrambe ribadiscono l’obbligo di non lasciare la quarantena. Una mail che fa contrasto con quella che, contestualmente, la Asl di Torino invia alla Juventus che chiedeva chiarimenti in materia: “Rilevo che il protocollo Figc, cui le squadre aderiscono, è una parziale deroga, ancorché basata su attenta valutazione tecnico-scientifica, alla norma sull’isolamento fiduciario cui devono attenersi i contatti di caso Covid accertato. Ciò peraltro in analogia ad altre procedure che modificano la regola generale per particolari situazioni lavorative”, risponde il dottor Roberto Testi, direttore del Dipartimento di prevenzione. In altre parole: a differenza dei cittadini comuni, i calciatori possono interrompere la quarantena per una partita, perché lo prevede il protocollo. E sulla differente applicazione delle norme cala dunque il sipario su una partita che, seppur non disputata, ha già fatto la storia. In negativo.

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