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Juventus-Napoli, i quattro documenti che hanno generato il caos

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 4 Ott. 2020 alle 15:29 Aggiornato il 4 Ott. 2020 alle 15:36
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Immagine di copertina

Juventus-Napoli, i quattro documenti che hanno generato il caos

Un caos vero e proprio. Juventus e Napoli stanno litigando da ieri sulle disposizioni di legge, sportiva e non, che dicono cosa fare in caso di positività al Covid-19 di un calciatore o di un membro del gruppo squadra. Da una parte gli azzurri che dicono: “La Asl ci ha fermato”; dall’altra i bianconeri: “Noi saremo in campo”. In mezzo la Lega di Serie A che dice che si può giocare perché i protocolli dicono così. Sullo sfondo il fantasma della sconfitta a tavolino per la squadra di Gattuso. E il Governo? Non interviene ma segue l’evolversi della situazione (qui tutte le ultime notizie). A far partire tutto tre documenti (le risposte delle due Asl e della Regione Campania) e una pec riassuntiva del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis.

Cosa dicono documenti e protocolli

Ma cosa dicono i documenti? Partiamo dal protocollo scritto dalla Federcalcio e validato dal Comitato Tecnico Scientifico il 12 giugno 2020. Il documento dice cosa fare in caso di positività. In estrema sintesi: il soggetto va in quarantena ed è seguito dalla Asl competente, gli altri si isolano nel centro sportivo della squadra (o nelle abitazioni senza contatti con nessuno) ed effettuano un esame del tampone a ridosso della partita con un risultato che deve essere reso noto entro quattro ore prima dell’inizio. I “negativi” vanno a giocare, poi tornano in isolamento. Il 18 giugno il ministero della Salute ha inquadrato l’accordo Figc-Cts in una circolare (protocollo 21463) che dà al Dipartimento di prevenzione (cioè alla Asl sul territorio) la possibilità di disporre la quarantena soft, insomma quella che si può interrompere per giocare le partite rispettando alcune misure. Il protocollo non cambia (salvo sulla frequenza dei tamponi, da uno ogni quattro giorni a uno 48 ore prima della partita) e il campionato 2019-2020 viene terminato. Poi la nuova stagione e lo scoppio del focolaio genoano. La Lega (appena tre giorni fa) vara una norma modello Uefa: se hai 13 calciatori disponibili (fra i quali un portiere) si gioca, altrimenti sconfitta 3-0 a tavolino. Per tutti i club però viene data una sola eccezione: se ci sono in una squadra 10 positivi o più si ha diritto per una sola volta a chiedere il rinvio della gara. Nel testo della delibera della Lega però c’è anche una postilla a cui, probabilmente, fa riferimento il Napoli: “Fatti salvi provvedimenti delle Autorità nazionali e locali”.

Il caso Juventus-Napoli e i documenti

Dopo la gara con il Genoa (ad oggi la società rossoblu conta 22 positivi), il Napoli si sottopone a tamponi. Dal secondo esame esce positivo il centrocampista Zielinski. Ieri, 3 ottobre, poi Elmas. Il Napoli quindi, come da protocolli e da legge, contatta le Asl di riferimento (prima la Napoli 2 Nord, che comprende Castelvolturno, poi la Napoli 1 Centro) e chiede come procedere.

La Asl Napoli 2 Nord, secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport, risponde: i “contatti stretti dovranno osservare l’isolamento per 14 giorni dopo la data dell’ultima esposizione con il caso accertato. I contatti stretti posti in isolamento nel proprio domicilio, non possono lasciare il territorio nazionale”. Nessun riferimento al protocollo e alla successiva circolare del Ministero. La risposta della ASL Napoli 1 Centro si rivolge al Napoli e ha come oggetto il “caso positivo Piotr Zielinski”. All’interno si legge che “i contatti stretti (del tipo ad alto rischio) individuati nell’indagine epidemiologica dovranno osservare e rispettare, anche alla luce dell’attuale andamento epidemiologico Covid-19 rispetto al quale è in corso la massima attenzione per contenere il contagio – nell’interesse prevalente della salute collettiva – l’isolamento fiduciario per 14 giorni dopo la data dell’ultima esposizione dal contagio”. Stavolta però viene citata, “ai sensi della”, la circolare del 18 giugno, quella del protocollo con la deroga per il calcio. Insomma, niente deroga. Per la Lega la citazione della circolare significa invece un riferimento di fatto alla possibilità di utilizzare la quarantena soft, possibilità che il Napoli non avrebbe volutamente sfruttato.

In seguito alle due risposte, il Napoli contatta il vice capo di gabinetto della regione Campania. Il medico sociale Raffaele Canonico chiede alle ore 17,40 di ieri di “ricevere indicazioni univoche sulla portata delle prescrizioni ricevute” relativamente all’”obbligo di non allontanarsi dal luogo prescritto” per l’isolamento. La risposta arriva alle ore 18,25 e stavolta non cita la famosa circolare del protocollo. Si chiarisce che per i “contatti stretti di persone risultate positive al Covid-19 il regime di isolamento comporta l’obbligo di rimanere nel proprio domicilio, con divieto di allontanarsi per 14 giorni dall’ultimo contatto intercorso”. Fermi tutti: si resta a casa. Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, scrive quindi una pec a Juventus, Federcalcio, Lega e Giudice Sportivo allegando i tre documenti (i due delle ASL e quello della regione Campania).

Le pec di De Laurentiis

“(…) Alla luce di tale ulteriore precisazione, richiesta dallo scrivente per scrupolo e allo scopo di non incorrere in una errata interpretazione delle misure imposte, appare evidente che la partenza della squadra per Torino rappresenterebbe una violazione del provvedimento dell’autorità locale competente per la sicurezza sanitaria, nonché delle vigenti norme statuali in materia, con le conseguenti responsabilità previste dalla legge a carico dei contravventori – scrive il presidente del Napoli nella pec -. La fattispecie, con riferimento alla delibera del Consiglio della Lega Serie A (Lnpa) ricevuta in data di ieri, ore 17.01, rientra chiaramente tra quei provvedimenti delle autorità statali e locali che sono “fatti salvi” e che determinano l’inapplicabilità delle “regole relative a impatto Covid-19 – gestione casi di positività e rinvio gare”. Pertanto si comunica che, dovendo necessariamente rispettare il provvedimento della Asl regionale e della Regione Campania, ai quali la scrivente e i propri tesserati non possono sottrarsi, e, dunque, per causa d forza maggiore, la squadra non è potuta partire per Torino. Alla luce di quanto sopra, si chiede alla Lega Nazionale professionisti Serie A il rinvio della gara ad altra data, ovviamente per ragioni non imputabili alla scrivente”.

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