Giro di Lombardia: aspettando la vittoria di Remco, il nuovo Godot

Di Simone Gambino
Pubblicato il 14 Ago. 2020 alle 10:05 Aggiornato il 14 Ago. 2020 alle 12:56
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Immagine di copertina
Remco Evenepoel Credits: Ansa/Grzegorz Momot

Sette mesi sono diventati sette giorni. Tradizionalmente è questa la distanza temporale che separa il Giro di Lombardia, la corsa delle foglie morte in quanto disputata a metà ottobre, dalla Milano – Sanremo, la classica monumento che annuncia l’arrivo della primavera. Potenza del COVID 19, i due poli d’apertura e chiusura della stagione ce li troviamo compressi in una settimana. Il Lombardia 2020, diversamente dalla Sanremo di sabato scorso, allungatasi nel chilometraggio fino a superare quota 300, è stato leggermente accorciato, scendendo dai 243km originali a 231. Il percorso di pianura ne presenta poca, tutta confinata nella prima metà di gara.

Superati il Colle del Gallo ed il Colle Brianza, a 75 km dall’arrivo si entrerà nel vivo della lotta con la lunga ascesa verso la Madonna del Ghisallo, seguita, dopo una breve picchiata su Maglio, dalla salita verso il tetto della corsa, i 1.124 metri della Colma di Sormano. La discesa su Nesso precede l’ultimo tratto pianeggiante, ma frastagliato, lungo il lago fino a Como. A questo punto, con i corridori che avranno 210 km nelle gambe, si affronterà la salita di Civiglio ai meno 21 dall’arrivo. Questa ascesa, che sovente ha designato il nome del vincitore, dovrebbe fungere da primo giudice per scremare i contendenti al successo finale. Non bastasse questa asperità, a 5km dall’arrivo dopo un secondo passaggio per Como, ci sarà il San Fermo della Battaglia che, a mo’ di cassazione, emanerà un giudizio inappellabile, prima del tradizionale arrivo sul lungo lago lariano.

Diversamente dalla Milano – Sanremo che ha potuto contare su un lotto di partenti completo, la corsa di domani, causa la concomitanza con il Critérium du Dauphiné, avrà una starting list fortemente mutilata. Il Gran Piemonte di mercoledì scorso ha mostrato un George Bennett in forma sontuosa. Il neozelandese, quindi, va considerato tra i candidati al successo assieme al vincitore dell’anno scorso, l’olandese Bauke Mollema, ed al danese Jakob Fulgsang, che nel 2019 conquistò la non troppo dissimile Liegi – Bastogne – Liegi. Completano i lotto dei possibili outsider stranieri l’olandese Mathieu van der Poel, il trionfatore del Giro d’Italia 2019 Richard Carapaz, ed il canadese Michael Woods. I favori del pronostico, tuttavia, vanno all’enfant terrible del ciclismo mondiale: il 20enne fiammingo Remco Evenepoel.

Sarà per il millennial la prima classica monumento della sua carriera. Dovesse vincere a Como si metterebbe in linea con le imprese di Rik Van Steenbergen al Giro delle Fiandre del 1944 e di Eddy Merckx alla Milano Sanremo del 1966, entrambi vittoriosi all’esordio in una gara dal massimo lignaggio. Le recenti vittorie alla Vuelta a Burgos e al Giro di Polonia testimoniano un eccellente stato di forma per il ragazzo di Schepdaal, la cui unica incognita potrebbe essere la tenuta alla distanza. Le speranze d’Italia, invero poche, riposano principalmente sull’inossidabile Vincenzo Nibali, già due volte trionfatore solitario a Como, e sul suo scudiero, l’abruzzese Giulio Ciccone.

Il trentino Gianni Moscon ed il livornese Diego Ulissi sono chiamati a confermare la buona forma messa in mostra mercoledì al Gran Piemonte. Si spera in uno squillo del leoncino delle Fiandre, il senese Alberto Bettiol o in un impeto d’orgoglio del cavaliere dei quattro mori, quel Fabio Aru che, da troppo tempo, non riesce più a trovare la pedalata vincente. Di certo, il Lombardia non è corsa che fa sconti, permettendo ai corridori di nascondersi. Con il solleone, al posto delle foglie morte, ad accrescere le non poche difficoltà del percorso, ci sono tutte le premesse per assistere ad una edizione memorabile e, speriamo, stagionalmente non ripetibile.

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