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Coronavirus in Italia, calcio in allarme: “Fermiamoci, così non ha senso”

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 9 Mar. 2020 alle 15:48 Aggiornato il 9 Mar. 2020 alle 15:50
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Immagine di copertina

Coronavirus in Italia, calcio in allarme: la situazione in Serie A, B e C

L’emergenza Coronavirus in Italia ha investito tutti i settori della vita quotidiana: dal lavoro al tempo libero. Ovviamente anche il calcio, lo sport più amato, praticato e seguito nel nostro Paese. La Serie A, dopo i rinvii delle scorse settimane, ieri è scesa in campo con le partita della 26esima giornata (tra cui Juventus-Inter), ma lo ha fatto in un clima surreale. Non solo per le porte chiuse, ma anche per la paura di contagi. Per questo in molti in queste ore stanno chiedendo a gran voce di fermare il gioco a tutti i livelli. Tra questi il presidente dell’Associazione Italiana calciatori, Damiano Tommasi: “Bisogna renderci conto che la situazione è grave e seria e che non si può giocare a calcio. Il decreto dice che non ci si può abbracciare, né frequentare come invece hanno fatto i giocatori. E un’amara constatazione ma gli insulti di cui parliamo confermano che il Paese non ha capito che deve cambiare vita”.

Una decisione in merito dovrebbe arrivare nella giornata di domani, 10 marzo 2020. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha infatti convocato per le ore 14 un Consiglio Federale straordinario in conference call per affrontare l’emergenza coronavirus (Covid-19) in Italia. Intanto il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha indetto una riunione straordinaria per oggi, 9 marzo, pomeriggio alle ore 15 in Sala Giunta con le Federazioni degli Sport Professionistici (Calcio, Pallacanestro, Golf e Ciclismo) e degli Sport di Squadra (Baseball, Softball, Handball, Pallanuoto, Pallavolo, Rugby, Hochey Ghiaccio, Hockey Prato, Hockey a Rotelle, Football Americano, Cricket e Palla Tamburello). All’incontro sono state invitate anche le due Federazioni di servizi (Medici Sportivi e Cronometristi).

Coronavirus, la situazione in Serie A

“Della situazione del calcio non parlo, è importante per me, ma lo è molto di più l’Italia e mi preme dire che l’emergenza per il coronavirus mi ha convinto che qui ci vogliono misure ‘cinesi’, molto più dure di quelle prese fino a oggi”, ha detto all’Ansa il presidente del Torino, Urbano Cairo.

“Ho sentito la conferenza di Brusaferro – ha spiegato Cairo – che onestamente dice di non sapere quando arriverà il picco. Così, se ci si limita a fare una proiezione del raddoppio ogni 4 giorni, in due settimane i malati saranno 50 mila, e 400 mila a fine mese: allora per evitarlo dobbiamo tenere la gente barricata in casa per 2 o 3 settimane“.

Sull’emergenza coronavirus e il rischio stop al campionato di Serie A è intervenuto il responsabile della comunicazione della Lazio, Arturo Diaconale. “Da fronteggiare non c’è solo la paura da Coronavirus – ha scritto su Facebook -. Almeno per quanto riguarda i tifosi della Lazio c’è una seconda preoccupazione che serpeggia sempre più insistente e che, tanto per rimanere nel clima da emergenza sanitaria in atto, potrebbe venire definita come il frutto della sindrome da scudetto negato del 1915”.

“La paura, in altri termini, è che il campionato in corso faccia la fine di quello interrotto dallo scoppio della Grande Guerra e che come allora l’interruzione divenne l’occasione per negare alla Lazio il riconoscimento di uno scudetto conquistato sul campo, una eventuale interruzione dell’attuale campionato a causa del coronavirus possa impedire alla Lazio di oggi di conquistare quello scudetto verso cui viene al momento proiettata dai brillanti risultati che l’hanno portata al vertice della classifica ad un solo punto dalla Juventus”.

“Questa sindrome da scudetto negato del 1915 si va diffondendo quasi quanto l’epidemia dell’influenza proveniente dalla Cina. Perché fa scattare l’antico timore che, in una situazione di massima incertezza provocata dall’emergenza sanitaria che paralizza il Paese, gli interessi dei grandi club possano scattare ai danni della società biancoceleste. Così come non bisogna cedere al panico per il coronavirus, non ci si deve abbandonare al panico per sindrome da scudetto negato. Al momento l’interruzione del campionato è una ipotesi ancora da verificare. L’aumento dell’emergenza per cause imponderabili potrebbe forse provocare una pausa. Che, però, potrebbe essere chiusa ad emergenza eccezionale superata, consentendo la ripresa delle partite e la conclusione regolare del campionato. Magari nel mese dedicato agli Europei che potrebbero slittare a loro volta visto che l’epidemia non è solo italiana ma è ormai diffusa anche nel resto del Vecchio Continente”.

“Queste, comunque, sono tutte ipotesi prive di concretezza. Di certo ci sono due evidenze. Da un lato la ferma volontà della società, della squadra e di tutti i tifosi di pretendere la regolarità del torneo scongiurando il rischio di ripetere il 1915. Anzi, di battersi fino in fondo per fare in modo che nel 2020 si possa festeggiare non uno ma due scudetti: quello antico e quello presente! Dall’altro la consapevolezza che non sarà facile imbrogliare il Presidente Claudio Lotito da parte di ministri demagoghi e dirigenti irresponsabili che non capiscono come fermare il campionato significherebbe far saltare tutti i diritti televisivi e condannare al fallimento la gran parte delle società calcistiche italiane!”.

Dura la presa di posizione dell’attaccante del Brescia, Mario Balotelli: “Non scrivetemi stronzate come “Voi siete protetti”, oppure “A porte chiuse non succede nulla” – le sue parole su Instagram -. Io amo il calcio più di voi, ma con la salute non si scherza. Giocare significa entrate in contatto con tante altre persone e soprattutto viaggiare. A causa del Coronavirus non posso vedere i miei figli e non vorrei attaccare niente a mia madre. Dovremmo giocare per far divertire qualcun altro? Oppure per non far perdere soldi a qualcuno? Riprendetevi, con la salute non c’è nulla da scherzare”.

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Coronavirus, la situazione in Serie B

L’allenatore del Benevento, Pippo Inzaghi, ha detto la sua sull’emergenza coronavirus in Italia. “Onestamente faccio fatica a parlare di calcio – le parole del tecnico -. Questi ragazzi meritano di tornare in campo con lo stadio pieno per godersi un campionato storico per tutta la serie B. Spero almeno che ci facciano capire ciò che sta succedendo e che fermino tutto perché così non ha senso più nulla. Questa squadra merita di festeggiare con il suo pubblico però, in questo momento, non si riesce a godersi più nulla. La salute viene prima di tutto, il calcio deve tornare quando sarà il momento giusto”.

Fermiamo il nostro campionato per almeno due settimane: è la richiesta avanzata alla Lega di serie B dal presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, per l’emergenza coronavirus. In una lettera aperta indirizzata al numero uno della Lega, Mauro Balata, Stirpe chiede uno slittamento di due giornate (che sommato alla pausa di Pasqua porterebbe a un fermo fino al 3 aprile), col posticipo di 10 giorni dei play off e la prospettiva di aggiornarsi a inizio aprile per eventuali altre decisioni. Il presidente del Frosinone, che parla di “richiesta reiterata”, la motiva con la tutela della salute di atleti, staff e personale impegnati nelle partite a porte chiuse e con la necessita’ di non distogliere medici e operatori di pubblica sicurezza.

Intanto due giocatori del Cosenza si sono rifiutati di prendere parte alla trasferta di questa sera contro il Chievo Verona. “La Società Cosenza Calcio – si legge in una nota del club -, in merito alla mancata partecipazione alla trasferta di Verona da parte dei calciatori Sig. Mirko Bruccini e Sig. Tommaso D’Orazio, i quali, pur regolarmente convocati per la partita Chievo-Cosenza hanno rifiutato di imbarcarsi con il resto dei componenti della squadra e dello staff, si riserva di assumere nei riguardi dei predetti tesserati ogni più opportuna iniziativa”.

Coronavirus, la situazione in Serie C

“Da oggi la Pro Vercelli finisce gli allenamenti collettivi e smette di giocare le partite fino al termine dell’emergenza Coronavirus. Spero che il Consiglio Federale assuma la decisione di interrompere sia i campionati sia gli allenamenti collettivi. La sicurezza viene prima di tutto”. Questo il messaggio del presidente Massimo Secondo postato sul profilo Facebook della società piemontese, che gioca nel girone A della serie C. “È da irresponsabili totali, secondo me – dice Secondo in merito all’emergenza coronavirus in Italia – continuare in questa maniera. Ai ragazzi sarà consentito allenarsi al Piola in gruppi non più di 4, oppure da soli. Francamente non mi sento di mettere a rischio contagio questi ragazzi e i loro familiari. Le partite con 25-30 ragazzi insieme sono pericolose, e non possono essere gestite in condizioni di sicurezza”.

Coronavirus in Italia: l’intervento di Di Maio

In un lungo messaggio su Facebook il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha parlato dell’emergenza Coronavirus richiedendo il massimo della responsabilità dei cittadini, con un riferimento anche al mondo del calcio: “Ci sono misure che richiedono il massimo della responsabilità, lo dico al mondo del calcio. Esprimo la mia vicinanza al Ministro Spadafora che in questo momento sta cercando di convincere tutto il mondo del calcio che è meglio non giocare. Perché se ci sono dei giocatori positivi, questi a loro volta possono contagiarne degli altri e, tornando a casa, possono contagiare altri cittadini”.

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