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Ma quale epurazione sovranista: la Rai schiera nuove donne di destra

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 22 Giu. 2020 alle 15:49 Aggiornato il 22 Giu. 2020 alle 15:55
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Immagine di copertina
Rita Dalla Chiesa, Nunzia De Girolamo e Laura Tecce

Ma ‘ndo Rai, se il sovranismo non ce l’hai? Dando un’occhiata al delinearsi della collezione autunno-inverno dei palinsesti di Viale Mazzini (a Mediaset ci sono solo posti in piedi), non si può evitare di parafrasare l’Alberto Sordi e la Monica Vitti di “Polvere di stelle”. Già, perché si è parlato tanto dell’epurazione dei conduttori in quota Lega e dintorni causa improvvida uscita di scena di Matteo Salvini dalla compagine governativa, ma se si alza lo sguardo cercando una visione d’insieme, il quadro appare un po’ diverso.

È vero, la sovranista Lorella Cuccarini ne ha fatto (al momento) le spese, perdendo il suo scranno a “La vita in diretta” e altrove. È vero, ci lascia metaforicamente le penne a “Unomattina” anche il giornalista Roberto Poletti, fedelissimo del Carroccio, autore nel 2015 dell’agile volumetto “Salvini&Salvini – Il Matteo pensiero dall’A alla Z”, prima apologia cartacea del maggior consumatore di ciliegie del Nord Italia. Per Poletti, che in questi giorni in diretta appare nervosetto, si parla di un possibile impiego il prossimo anno solo come inviato de “La vita in diretta”. Rispetto a una conduzione sarebbe un downgrade non da poco.

Ma se ci spingiamo agli affetti più cari, ovvero Elisa Isoardi, ex fidanzata del leader del Centrodestra, non possiamo non registrare che sì, le hanno cancellato bruscamente “La prova del cuoco”, che conduceva, ma non viene messa totalmente alla porta (sarebbe stato forse troppo sfacciato): rientrerà dalla finestra come concorrente di “Ballando con le stelle” sul versante pop e, a quanto pare, rileverà la conduzione del ritorno di “Check-up”, storico programma di medicina di Rai1. Quindi parlare di siluramento nel suo caso è davvero improprio. A meno che “La prova del cuoco” non fosse il Fort Alamo della resistenza tele-casalinga di Alberto Da Giussano. A proposito, il posto di questo leggendario formato di cucina verrà preso a settembre dal nuovo programma di Antonella Clerici, in onda dalla sua villa di Arquata Scrivia. Il titolo provvisorio è “La casa nel bosco”.

Ma restiamo alle simpatie sovraniste, che per esempio Massimo Giletti pratica senza patemi d’animo in quel di “Non è l’Arena”, a La7. Salvini infatti gli ha dedicato di recente, in collegamento, un minuetto di amorosi sensi, che veniva voglia di allontanarsi dal video solo per discrezione, per non turbare l’intimità che si era creata.

In Rai il movimento sovrano piuttosto corsaro (semicit.) troverà nuovi alfieri sul versante femminile in Nunzia De Girolamo; l’ex parlamentare di Forza Italia (già ospite del citato Giletti e già sotto processo per associazione a delinquere nelle irregolarità alla Asl di Benevento) condurrà sulla prima rete un programma di interviste al maschile in seconda serata. Una sorta di “Harem” più o meno testosteronico. E se un’altra vecchia conoscenza, Milo Infante, si appresta a riguadagnare la seconda rete con il pomeridiano “Ore 14”, contenitore d’attualità, un’altra sorpresa potrebbe arrivare dalla grintosa giornalista de la Notizia e il Giornale Laura Tecce, talvolta ospite a La7. Già fattasi notare sui social per aver definito “Maometto” il vincitore dell’ultimo Sanremo, Mahmood, e per la frase particolarmente apprezzata: “Non è colpa degli italiani se i bergamaschi hanno infettato mezzo mondo”, potrebbe aggiudicarsi una mini-serie intitolata Second Life. L’obiettivo è raccontare l’altra faccia, quella non pubblica, dei politici. Lo faceva anche Lea Pericoli tanti anni fa e, in tempi più recenti, Anna La Rosa.

In Rai c’è fermento anche per la nuova policy voluta dall’ad Salini, che fa un fuoco di sbarramento contro lo strapotere degli agenti e dei produttori esterni. Quei manager (da Lucio Presta a Beppe Caschetto, per citarne giusto un paio tra i più rilevanti) che hanno in mano le sorti dei volti televisivi più popolari e che da anni condizionano in modo non irrilevante le sorti dei palinsesti sulle reti tv pubbliche e private.

A partire dal 17 settembre ogni produzione di Viale Mazzini non potrà avere più del 30% dei personaggi che rivestono “ruoli primari” sotto contratto con lo stesso agente. Non solo: se un agente gestisce anche un solo conduttore, non potrà essere al contempo anche produttore del programma in questione. Una sorta di inedita igiene contrattuale che potrebbe creare qualche problema anche al prossimo Sanremo targato Amadeus. La materia però è complessa, soprattutto sul versante musicale, quando ci confrontano figure come l’agente (il rappresentante dell’artista) e il promoter (l’organizzatore dei suoi concerti), che non sempre coincidono.

In tutto questo bailamme, mentre Caterina Balivo si prende un (volontario e già annunciato) anno sabbatico, resta da capire se verrà trovata prima o poi una conduzione anche per la leggendaria eroina di “Forum”, Rita Dalla Chiesa. Presenza fissa nelle ultime stagioni tra gli opinionisti di “Italia sì”, il talk-show del sabato pomeriggio di Rai1 condotto da Marco Liorni. Dalla Chiesa non ha mai fatto niente per nascondere la sua simpatia per Salvini ma (a differenza di altre colleghe) è stata sin qui poco premiata. Dal cilindro per lei non è ancora sbucata una conduzione, per esempio. Ieri dal suo account Twitter, commentando la notizia dell’avvio della nuova edizione del Festival della carne di cane di Yulin, in Cina, con migliaia di animali macellati, la nostra, fervente animalista, commentava: “E’ peccato mortale volere l’estinzione del popolo cinese??????”. Ora, signori: massima e totale riprovazione. Noi mai e poi mai ci sogneremmo di far del male a un innocente cagnolino. Figurarsi a migliaia di esemplari. Ma qui si sorpassa (a destra) Nanni Moretti: mi si nota di più se faccio endorsement salviniano, o se caldeggio l’estinzione di un popolo? Qui ce la giochiamo sul filo di lana.

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