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“Il fattaccio”: la commovente interpretazione di Gigi Proietti in versione drammatica | VIDEO

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 2 Nov. 2020 alle 09:12 Aggiornato il 2 Nov. 2020 alle 11:20
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Immagine di copertina

Una delle poche esibizioni drammatiche di Gigi Proietti: “Il fattaccio”. Proietti, morto nella notte tra il primo e 2 novembre, in questi anni ha fatto una meritoria opera di rieducazione al bello. Lo si vede in questo monologo trasmesso su Rai 1. Unico per la capacità di divertire, di emozionare e di mostrare sul piccolo schermo la nobile arte dello spettacolo, del lavoro dell’attore, di fronte a tanti presunti talenti, tanti one man show da guitti che poco o nulla hanno a che fare con la maestria. E lo ha fatto mescolando Brecht e Febbre da Cavallo, Saba e Claudio Mattone, gli stornelli romaneschi con i classici da crooner. In questa performance tutta la magnificenza del teatro: commovente tanta capacità interpretativa.

Er fattaccio (anche conosciuto come Er fattaccio der vicolo der Moro) è un monologo drammatico in romanesco scritto da Americo Giuliani. È il racconto di una tragedia familiare, dove si esalta l’amor filiale; fa parte di quella Roma di una volta, senza dubbio più povera, ma forse più genuina e sincera di quella attuale. Grandi interpreti de “Er fattaccio” sono stati Alfredo Bambi, Romolo Balzani e Fiorenzo Fiorentini. “Er fattaccio” non è folklore, ma memoria e voce di Roma, dei suoi sentimenti più autentici, del suo “core” grande e generoso.

Una volta in occasione delle feste di famiglia c’era sempre qualcuno che chiedeva allo  zio o al vecchio amico di famiglia di turno di recitare “Er fattaccio”. Grandi e piccoli si rimaneva tutti attenti come se si sentisse un pezzo di storia della Roma più vera e se ne restava sempre emozionati. La stessa emozione si può provare ancora oggi ascoltando e ancor di più rivedendone l’interpretazione di Gigi Proietti.

L’attore era ricoverato da diversi giorni, ma le sue condizioni si sono aggravate nella giornata di domenica 1 novembre. In clinica, assieme a lui fino all’ultimo momento, c’erano la moglie Sagitta Alter e le due figlie Susanna e Carlotta. “Nelle prime ore del mattino è venuto a mancare all’affetto della sua famiglia Gigi Proietti. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie”, è l’annuncio della famiglia dell’attore romano.Nel passato l’attore aveva sofferto di cuore e nel 2010 venne ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Pietro di Roma in seguito a una forte tachicardia.

Er fattaccio – testo

Vi prego signor questore per favore
Vogliate risparmiarmi quantomeno quest’ultima umiliazione
Scioglietemi i polsi, almeno per adesso
Poi mi riammanettate quando verrà il processo
Sempre stato un uomo onesto, modesto, lavoratore
La mia mano così ferma nel battere il martello
È la stessa che al mio stesso fratello poi spaccava il cuore
Lo sa solo il Signore quanto pesa sto fardello
E quanto dice il giornale stamane è vero
Fatemi raccontare e vi giuro sarò sincero
Vivevo con mia madre e mio fratello al vicolo del Moro
La sera, quando tornavo dal lavoro, mamma era in soggiorno, bella
Che faceva la garzetta e che cantava tutto il giorno
Ma poi Gigi, mio fratello, cambiò di colpo
Si fece prepotente, non voleva darmi ascolto
Frequentava i peggio ambienti con la peggio gente
E quando ero assente veniva a fare il prepotente con mamma
Lui svuotava i cassetti e lei non diceva niente
Sempre calma, sempre buona, muta come una Santa
Eppure quando tornavo la sera era bianca come la cera
Taceva, più non cantava, pregava e piangeva
Le dissi, “Mamma quanto è vero Iddio
Se torna ancora non rispondo più manco del nome mio”
E mi disse, “No, per l’amor di Dio, Gigi non è più lui
È colpa degli amici, passeranno i giorni bui”
Andai da Gigi a dire “Mamma sta male, la vuoi piantare?
Se muore di crepacuore non ti saprò perdonare”
E lui mi disse in faccia “Io faccio quello che mi pare
Che ti piaccia o non ti piaccia”
E mi lasciò così senza nulla da dire
Tornai a casa, diedi un bacio a mamma e me ne andai a dormire
Il giorno dopo mi parve di sentire una lotta
E c’era mamma che strillava con la voce rotta
Diceva “Gigi ridammi l’anello
Era di papà, ti prego, non ti compromettere con tuo fratello”
“Di mio fratello non mi importa un fico secco
Se vuole assaggià il coltello son qua che lo aspetto”
Embeh, fu un attimo, saltai giù dal letto e scesi giù in salotto
Me lo trovai con le braccia incrociate in petto
Mi guardò con il suo sguardo da reietto e mi disse “che vuoi?”
“Che voglio?
Voglio che te ne vai e che non torni più da noi
E che la smetti di fa il prepotente con gli amici tuoi
Che torni come prima, che ti cambi questa faccia senza fare storie
Senza che ci fai tanto il pagliaccio”
E disse “A ‘sto santarello serve una lezione vera”
Prese un coltello lo mise dietro la schiena
Mamma urlava, spingeva, lo cercava di fermare
Ma lui le dà una spinta e continua ad avanzare e poi
Alza il coltello carica il colpo e sferra
Ma mamma si mette in mezzo dà uno strillo e crolla a terra
“Tu m’hai ammazzato mamma, bastardo, Caino, infamone”
Gli saltai addosso con la foga di un leone, gli fermai la mano
Presi il coltello, glielo strappai, vidi tutto rosso e poi menai
Menai
“Le sente le campane?
Sarà mamma che passa, lasciatemi andà al funerale”

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