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Flat Tax, la gaffe di Salvini che confonde “fatturato” con “utile”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 1 Set. 2020 alle 19:45 Aggiornato il 1 Set. 2020 alle 19:48
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Credits: Carlo Giacomazza/Pacific Press

Flat Tax, la gaffe di Salvini che confonde “fatturato” con “utile”

Nella serata di lunedì 31 agosto Matteo Salvini era in diretta su Quarta Repubblica, su Rete 4, dove tra le altre cose ha presentato la proposta di Flat Tax al 15 per cento avanzata dalla Lega per affrontare la crisi dovuta al Coronavirus. Nel frattempo, su Twitter, i suoi social media manager pubblicavano ciò che il segretario del Carroccio diceva in tv. Peccato che, nella fretta, siano incappati in una gaffe, subito ripresa da centinaia di commenti da parte degli utenti.

“Tassa unica al 15 per cento sul fatturato post-virus. I soldi fatturati in questo periodo è giusto che rimangano agli imprenditori. Per ripartire. Serve lasciare libertà di fare impresa”. Recita così il tweet pubblicato da Salvini e preso di mira dal mondo dei social. Il leader leghista, infatti, ha confuso il “fatturato” con l'”utile”, che è quello su cui sarà calcolata la tassa piatta. O meglio, all’utile di ogni impresa verrà applicato un coefficiente di redditività in base al settore dell’azienda stessa.

A far notare la gaffe su Twitter è stato anche Carlo Calenda, leader di Azione: “Salvini non conosce la differenza tra fatturato e utile. Nessun italiano gli affiderebbe da gestire nulla di proprio. Un quarto dei votanti gli affiderebbe da gestire lo Stato. Che evidentemente non sente proprio. E in fondo il problema, che non vale solo per Salvini è tutto qui”.

La proposta della Lega sulla Flat Tax

La Flat Tax è stata introdotta parzialmente con la legge di Bilancio 2019 entrando in vigore dal 1° gennaio di quest’anno. Il nuovo modello di imposizione agevolata sui redditi di imprenditori e liberi professionisti prevede l’applicazione di due regimi fiscali: un regime forfettario, già operativo da inizio 2019, e uno analitico, che sarebbe dovuto essere operativo dal 2020.

Il primo è riservato alle Partite Iva che nell’anno precedente non hanno superato la soglia di 65mila euro di fatturato e prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva proporzionale del 15 per cento, ridotta al 5 per cento per i primi 5 anni di attività (nel rispetto di ben precisi requisiti). È un’estensione del vecchio ‘regime dei minimi’. Viene escluso chi esercita la propria attività nei confronti dei datori con i quali siano in essere rapporti di lavoro, o lo siano stati nei due precedenti periodi d’imposta e i soggetti che svolgono attività autonoma o d’impresa nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto a esso riconducibile anche indirettamente.

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