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Renzi a Porta a Porta: “Il governo non cadrà, ma sfiduceremo Bonafede”

Il leader di Italia Viva ospite nella trasmissione di Bruno Vespa: "Volevano buttarci fuori dalla maggioranza, ma non ci sono riusciti. Adesso fermiamoci un attimo e pensiamo alle riforme: i cittadini eleggano direttamente il premier. E abolire il reddito di cittadinanza"

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 19 Feb. 2020 alle 17:50 Aggiornato il 19 Feb. 2020 alle 20:26
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Immagine di copertina
Matteo Renzi (Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Renzi a Porta a Porta, cosa ha detto sul governo e sul premier Conte

Dopo giorni di polemiche e accuse incrociate, dal tema della prescrizione alla tenuta del governo guidato da Giuseppe Conte, Matteo Renzi è tornato a parlare dagli studi di Porta a Porta. Nella trasmissione di Rai 1, condotta da Bruno Vespa e in onda stasera a partire dalle 23.35, il leader di Italia Viva ha risposto alle domande del conduttore e ha chiarito quali sono le intenzioni di Italia Viva, divenuta nelle ultime settimane l’ago della bilancia per il futuro dell’esecutivo Pd-M5S.

In apertura di puntata, Renzi è subito durissimo con il governo Conte: “Hanno provato a farci fuori dalla maggioranza, non ci sono riusciti. Hanno provato a mettere insieme i parlamentari ‘responsabili’. La prossima volta farebbero meglio a riuscirci. Non sono io che tolgo la fiducia a Conte, ma lui che ha tolto la fiducia a Italia Viva con una dichiarazione forte”.

A una domanda di Vespa, che gli fa notare quanto il suo atteggiamento lo faccia risultare “antipatico”, Renzi risponde: “Purtroppo è vero: trovo anch’io questo astio nei miei confronti. Sulla giustizia dico le cose che dicevo quando ero premier. Io non avrei mai votato quel decreto sulle intercettazioni che voteremo domani, lo voto per carità di patria. Vengono da me e mi dicono ‘o così o pomì’. Penso che tutti noi dovremmo darci una regolata. Non credo che una persona sola possa decidere tutto, ma non credo nemmeno che si possa continuare in questo gioco di equilibri. Guardiamoci negli occhi e diciamoci che così non si va avanti“.

La proposta: “Eleggiamo direttamente il premier”

Sulla possibile caduta del governo Conte e quindi nuove elezioni, Renzi invece frena: “Anche se si rompesse la maggioranza – dice a Porta a Porta – non si può votare fino all’autunno e siccome non si è mai votato in autunno, si va alla primavera 2021. Comunque bisogna fare una legge elettorale, quindi è il momento di guardarsi negli occhi e pensare prima agli italiani e poi ai partiti e dire: facciamo le riforme”.

“Per questo – continua – faccio un appello a tutte le forze politiche: fermiamoci un secondo e portiamo il sistema dei sindaci a livello nazionale, cambiamo le regole per eleggere il ‘Sindaco d’Italia’, una persona che sta lì per cinque anni. La soluzione è l’elezione diretta del presidente del Consiglio. So che qualcuno vorrebbe l’elezione diretta presidente della Repubblica: io propongo un meccanismo che potrebbe recuperare la fiducia dei cittadini”. Dopodiché, il leader di Italia Viva annuncia una raccolta firme per la proposta.

“Con che governo fare la riforma del sindaco d’Italia? Il primo è il modello che avevamo fatto con il Patto del Nazareno. In questo caso il governo Conte con il sostegno delle opposizioni. L’altra ipotesi è quella del governo Maccanico, che non vide la luce, e che prevede che il governo stesso sia istituzionale. Noi siamo in una fase in cui litigano tutti, e dicono che voglio condizionare”.

Il tema della prescrizione

Poi, si entra sul tema della prescrizione: “Ci sono i giustizialisti come i 5 Stelle – afferma – e noi che siamo garantisti. Dobbiamo rivendicare il diritto di esprimere la nostra opinione, non possiamo diventare la sesta stella, non voglio morire grillino. Se il Pd vuole sposarsi con i grillini faccia pure. Io non sto votando con l’opposizione, è il Pd che ha cambiato idea sulla prescrizione. La frase sulla tigre di carta l’ha detta un autorevole dirigente del Pd, sono stati giorni brutti di polemica. Non è solo sulla giustizia, è sull’economia, sulle infrastrutture. Abbasserei le polemiche, lo dico al capogruppo alla Camera del Pd che dice ‘non tollereremo’”.

“Penso proprio – continua il leader di Italia Viva – che se non si troverà un accordo sulla giustizia chiederemo la sfiducia individuale per il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Spero che si trovi un accordo. Ma se Bonafede verrà sfiduciato, non credo che cadrà il governo. Io sono però ottimista”.

Il reddito di cittadinanza

“Non è vero – ha continuato ancora il leader di Italia Viva – che ci sono problemi personali nel rapporto con Conte. Il presidente del Consiglio oggi ha detto una cosa giusta, bisogna smetterla di utilizzare l’Europa portando in Europa le nostre divisioni. Conte ha detto che ci vuole una cura da cavallo per l’economia: cento commissari, ma anche altro”.

“Gaetano Scotto è un boss mafioso che oggi è stato interrogato e ha detto che ha il reddito di cittadinanza. Quelli che hanno ricevuto il reddito sono 2 milioni e trecentomila: di questi, solo l’1,7 per cento ha trovato lavoro. Se Conte vuole fare la ‘cura da cavallo’ abolisca il reddito di cittadinanza e metta soldi per il taglio delle tasse alle aziende”.

Dove vedere Porta a Porta in tv e in streaming

Quando nel 2012 Renzi criticava il potere di veto dei piccoli partiti:

Renzi a Porta a Porta, i retroscena della vigilia

Quella di oggi, del resto, è stata una lunga giornata di attesa. Mentre nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato andavano in scena gli ennesimi scontri in seno alla maggioranza, con la Lega spettatrice interessata, l’attenzione di tutti era al programma di stasera su Rai 1. Gli ultimi retroscena parlavano dell’intenzione di Renzi, nonostante qualche stoccata, di tendere una mano a Conte e spingere per un accordo di governo che spingesse su alcune, specifiche riforme.

Tra queste, la possibilità per gli elettori di eleggere direttamente il presidente del Consiglio. Una proposta che, ciclicamente, è entrata nel dibattito politico, senza che poi si sia mai arrivati a una riforma costituzionale che rendesse effettivo il passaggio al presidenzialismo. Alla vigilia dell’arrivo di Renzi da Bruno Vespa, però, si era valutata anche la possibilità di una rottura definitiva che portasse a una mozione di sfiducia al premier Conte.

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