Italia Viva Morta: oggi Renzi è l’ombra di se stesso e le sta sbagliando tutte (di Giulio Gambino)

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 14 Feb. 2020 alle 06:23 Aggiornato il 14 Feb. 2020 alle 12:36
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Immagine di copertina

Possiamo dirlo? Italia Viva è un esperimento politico finora del tutto fallimentare, a quasi sei mesi dalla sua nascita. Era nato per drenare consensi e voti al centrosinistra disilluso, all’area moderata e al centrodestra, e tuttavia non è possibile finora attribuirgli nulla di tutto questo. Doveva essere il nuovo partito libero e scevro dalle dinamiche del Pd, il nuovo partito liberale ed europeista anti-Matteo (Salvini), argine al populismo, e invece è il vuoto cosmico. Il nulla.

Incapace di penetrare e di incidere, Matteo Renzi – ahimè – le sta sbagliando davvero tutte. E il suo partito, svuotato il contenitore, privo di personalità, senz’anima, non ha strategia giacché lo stesso Renzi ha smarrito completamente una strategia degna del Rottamatore che aveva colpito nel segno e che ci aveva lasciati ammaliati. Più che Italia Viva Italia Morta.

Non fosse per i parlamentari che fece eleggere con le liste che lui stesso compilò scrupolosamente e impose nelle notti precedenti al 4 marzo 2018, in occasione delle elezioni politiche che hanno cambiato gli equilibri di potere, oggi Renzi sarebbe completamente fuori gioco.

Ripete spesso di voler essere un semplice senatore, ma oggi somiglia più a quei politici che un tempo voleva giustamente e a tutti i costi rottamare. Aggrappato a quel poco di potere che gli è rimasto, outsider d’eccellenza, picconatore, ai margini ma sempre protagonista, lui e il suo partito fanno da ago della bilancia in parlamento. Ma la festa prima o poi, presto o tardi che sia, finirà e allora le cose si faranno sul serio.

Di quel celebre duello con Matteo Salvini a Porta a Porta, e della sua promessa di fare di Italia Viva un partito nuovo e determinante, oggi si vede ben poco. Il Pd da cui è fuggito al cospetto sembra un partito forte e coeso (e il segretario Nicola Zingaretti una vittima del suo gioco delle tre carte).

Ma come, doveva essere il nuovo Macron italiano – con i consensi dell’Ue e dei leader mondiali – e oggi l’unica battaglia significativa di Italia Viva, per quanto nobile, è la prescrizione? E, no, non basta una timida proposta di bonus cultura.

In termini di consensi attribuitogli dai sondaggi, quella di Iv è stata finora un’operazione politica più simile a quella a cui ha dato vita Carlo Calenda che ad un vero partito rinnovatore e collegiale. Del resto Italia Viva, è, Renzi. Un 3 per cento e poco più.

Oggi Iv è un contenitore vuoto, non portatore di alcun valore se non di quelli più ovvi e per questo a tutti riconducibili. Questo vuoto lo avevamo per la verità già intravisto durante il lancio di Italia Viva lo scorso ottobre alla Leopolda di Firenze. E proprio in quella occasione avevamo già messo in dubbio la sua natura e il suo contenuto politico. Ammiccante ma per nulla convincente: salvo spendere tantissimo sui social.

Le dure parole di Luciano Nobili nei confronti del Pd sono eloquenti e rappresentative della tensione Renzi-Pd/M5S. Ma è proprio da questo guardarsi in cagnesco che Italia Viva perde credibilità perché ‘vive’ – si fa per dire – e si nutre in larga parte di rancore e disillusione nei confronti del Pd. Che paradossalmente, senza nulla fare, ne esce vincente.

Non vuole che si parli di lui, ma si innervosisce se non è al centro del dibattito; non vuole far cadere il governo ma di fatto minaccia di farlo cadere un giorno si è un giorno no. Renzi ha finito per essere l’ombra di se stesso, di quel campione che era cinque anni fa, incapace neppure di raccogliere l’eredità di un Berlusconi moribondo. Si è sentito tradito da tutti e ha mollato tutti, anche chi gli ha prestato il fianco più del dovuto. Erano i suoi uomini, oggi non ha più nemmeno quelli.

Possiamo solo auspicare che Renzi rinsavisca e torni Matteo Renzi. Se così fosse, saremo qui ad aspettarlo. Perché è con buona probabilità ancora oggi l’unico vero leader politico davvero in grado di cambiare l’Italia. A tratti lo ha dimostrato. Poi si è perso nella sete di potere. Un po’ come tutti in questa era breve di leader (soli) al comando.

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