Cts, pubblicati i verbali finora secretati dal Governo | I DOCUMENTI

Sono 5 verbali per oltre 200 pagine di testo firmati dal Comitato tecnico scientifico istituito con un’ordinanza del capo del dipartimento della Protezione Civile il 3 febbraio scorso

Di Anna Ditta
Pubblicato il 6 Ago. 2020 alle 12:09 Aggiornato il 7 Ago. 2020 alle 07:08
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Cts, pubblicati i verbali finora secretati dal Governo | I DOCUMENTI

Sono stati diffusi online gli atti del Comitato tecnico scientifico (Cts) posti alla base dei Dpcm per il contrasto all’emergenza Coronavirus, resi pubblici oggi dalla Fondazione Einaudi dopo che il governo ha accettato – dopo una battaglia durata mesi – di togliere il segreto sui documenti. Si tratta di 5 verbali per oltre 200 pagine di testo firmati dal Comitato istituito con un’ordinanza del capo del dipartimento della Protezione Civile il 3 febbraio scorso. I verbali del Comitato Tecnico Scientifico desecretati sono i seguenti: n.12 del 28 febbraio, il n.14 del primo marzo, il n.21 del 7 marzo, il n.39 del 30 marzo e il n.49 del 9 aprile. Dai verbali emerge che il 7 marzo gli esperti proposero al governo la chiusura per zone, ma Conte due giorni dopo decise per il lockdown nazionale. Non sono invece stati resi noti i verbali delle riunioni su Alzano e Nembro, nella bergamasca.

Il verbale n.12 del 28 febbraio

Nella riunione che si è tenuta il 28 febbraio, nei primi giorni dunque dell’emergenza Coronavirus in Italia, il Cts si è espresso sulle misure adottate a carattere nazionale col Dpcm del 25 febbraio. Gli esperti hanno ritenuto importante confermare la misura dei divieti di viaggi d’istruzione in Italia e all’estero per contenere l’epidemia di Covid-19.

Proponevano inoltre di estendere il “lavoro agile” e di estenderlo a tutta Italia fino alla fine dell’emergenza. Per quanto riguarda le situazioni regionali, il Cts sottolinea che in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto la situazione epidemiologica è “complessa attesa la circolazione del virus” e come tale alcune delle misure già prese dovrebbero essere riviste. Viene chiesta, in particolare, la sospensione di tutte le manifestazioni organizzate, degli eventi e delle competizioni sportive, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e l’adozione di misure igieniche adeguate (dal lavaggio frequente delle mani all’uso della mascherina), la sospensione dei concorsi, la soppressione dell’obbligo di chiusura di tutte le attività commerciali, a condizione dell’adozione di misure che consentano il distanziamento di almeno un metro. Restano valide e confermate invece le misure previste per la c.d. “zona rossa”, che in quel momento riguardava 11 comuni delle regioni su indicate.

Il verbale n.14 dell’1 marzo

Nel verbale n. 14 si leggono alcune disposizioni attivate in seguito agli eventi verificatisi negli ospedali lombardi: “Alla luce di quanto verificatosi negli ultimi giorni negli ospedali della Regione Lombardia, il Cts, allargato agli esperti, ritiene necessario che, nel minor tempo possibile, in strutture pubbliche e in strutture private accreditate, sia: a. Attivato un modello di cooperazione interregionale coordinato a livello nazionale; b. Attivato a livello regionale, nel minor tempo possibile, un incremento delle disponibilità di posti letto come segue: Del 50% il numero dei posti letto in terapia intensiva (it) Del 100% della disponibilità dei posti letto in reparti di pneumologia e in reparti di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatori (inclusa la respirazione assistita) e con la possibilità di attuare quanto previsto dalle “linee di indirizzo assistenziali del paziente critico affetto da covid 19” emanate in data 29 febbraio 2020.

L’attivazione dei posti letto dovrà garantire il contrasto dell’infezione anche attraverso la rimodulazione locale delle attività ospedaliere. Il Cts ritiene, inoltre, che sia necessario ridistribuire il personale sanitario destinato all’assistenza, prevedendo un percorso formativo “rapido” qualificante per il supporto respiratorio per infermieri e medici da dedicare alle aree di sub intensiva. L’utlilizzo delle strutture private accreditate dovrà essere valutato prioritariamente per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche mediate trasferimento e presa in carico di pazienti non affetti da Covid 19. Al verificarsi del primo “caso” indice, prosegue il verbale, ovvero del primo caso confermato di Covid 19 in una determinata area, che viene intercettato dalle autorità sanitarie e di cui non si conosce la fonte di trasmissione, l’Autorità competente determina la rimodulazione dell’attività chirurgica elettiva.

Il verbale n. 21 del 7 marzo

Nel verbale n.21 del 7 marzo 2020, il Comitato tecnico-scientifico si esprime sulle zone rosse. Il Cts acquisisce dal’Istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati, con i relativi report, che mostrano la diffusione dell’infezione. Nelle zone rosse si è osservata una lieve flessione nell’incremento dei casi, a cui corrisponde contemporaneamente un aumento dell’incidenza in aree precedentemente non rientranti nelle “zone rosse” medesime.

Il Cts ribadisce la necessità di adottare tutte le azioni necessarie per rallentare la diffusione del virus al fine di diminuire l’impatto assistenziale sul servizio sanitario o quantomeno diluire tale impatto nel tempo. Il comitato propone, quindi, di rivedere la distinzione tra c.d. “zone rosse” (gli 11 comuni di cui all’allegato 1 al Dpcm 1 marzo 2020) e “zone gialle” (regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, nonché le Province di Pesaro Urbino e Savona). Il Comitato tecnico-scientifico individua le zone cui applicare misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi nell’intero territorio nazionale, nelle seguenti: Regione Lombardia e province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena, Pesaro Urbino ; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti.

Per quanto riguarda i provvedimenti da adottare per contenere la pandemia su tutto il territorio nazionale il Comitato tecnico scientifico sottolinea nel documento del 7 marzo 2020 che “confermando l’utilità di tutte le misure di carattere nazionale già individuate dal Dpcm del 4 marzo 2020, individua, inoltre, ulteriori misure di contenimento del virus da applicarsi”, tra queste si suggerisce: “apertura al pubblico dei musei ed altri istituti e luoghi della cultura a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata tali da evitare assembramenti  di persone; svolgimento delle attività di ristorazione e bar con obbligo di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; sospensione delle attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo e discoteche; divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena; limitazioni della mobilità ai casi strettamente necessari; sospesi i servizi educati per l’infanzia e attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado; sospensione delle attività svolte dai tribunali; apertura luoghi di culto condizionata all’adozione di misure volte a evitare assembramenti; raccomandato presso tutti gli esercizi commerciali l’accesso con modalità contingentate e misure volte a evitare assembramenti”.

Il verbale n.39 del 30 marzo

In occasione della riunione avvenuta in videoconferenza con il ministro della Salute Speranza, il Cts è chiamato a esprimersi sulla c.d. “fase 2” della gestione dell’emergenza e sul graduale allentamento delle misure di contrasto all’epidemia. Il ministro prospetta un primo periodo, in scadenza il 3 aprile, durante il quale sarebbero continuate le misure di contenimento. Dopo questa data si sarebbe proceduto con le riaperture graduali. “Il Cts – si legge nel verbale – condivide e sostiene la strategia complessiva” presentata dal ministro, “condividendo la necessità di mantenere le misure attualmente in vigore almeno per tutto il periodo Pasquale”. Chiede inoltre un’analisi strutturata su diversi aspetti, tra cui l’azione dei medici di medicina generale, il tracciamento dei contatti, il mantenimento del distanziamento sociale, la trasmissione interfamiliare.

In merito all’effettiva esecuzione sul territorio delle raccomandazioni emanate dal ministero, il Cts rileva che “alcune raccomandazioni e/o norme tecniche  o circolari nonostante la emanazione e la distribuzione ai territori, non vengano prontamente recepite dal territorio mostrando la mancanza di applicazione delle decisioni assunte”. “Per tale motivo – prosegue il Comitato – al fine di dare immediata ed ampia applicazione delle decisioni o delle raccomandazioni, il Cts propone al capo del dipartimento della Protezione Civile ed al ministero della Salute la eventualità di emanazione di “ordinanze di protezione civile”, avente maggiore forza normativa”.

Il verbale n.49 del 9 aprile

Nel verbale n.49 del 9 aprile 2020 il Comitato tecnico-scientifico si esprime sulle misure di allentamento del lockdown e sulle procedure da seguire per la riapertura delle attività produttive, commerciali, scolastiche, formative e così via. Nella fattispecie, per le attività produttive, il CTS dispone:

Documenti Cts desecretati: come siamo arrivati qui

Il governo guidato da Giuseppe Conte ha deciso di togliere il segreto posto sui documenti del Comitato tecnico scientifico (Cts) dopo mesi di richieste, appelli e ricorsi giudiziari. Lo scorso aprile la Fondazione Luigi Einaudi aveva chiesto l’accesso agli atti sui documenti che sono richiamati in tutti i Dpcm emanati per la gestione dell’emergenza sanitaria. Di fronte al no del governo, la fondazione aveva presentato un ricorso al Tar, poi accolto.

L’esecutivo a quel punto aveva fatto ricorso contro la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato, che il 31 luglio aveva stabilito di sospendere in via cautelativa la decisione del Tar che dava il via libera all’accesso agli atti e quindi di mantenere la segretezza sui documenti in attesa del 10 settembre, data in cui era previsto il nuovo verdetto. La tesi del governo – almeno finora – era che i documenti dovessero essere mantenuti segreti in quanto atti amministrativi e allo scopo di tutelare “la sicurezza pubblica” e “l’ordine pubblico”.

La notizia che i documenti sono stati desecretati è arrivata nella serata di ieri, poche ore dopo che il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza) aveva chiesto al governo di poter visionare gli atti. La mossa dell’esecutivo ha fatto venir meno la necessità di ottenere un via libera da parte dei giudici per poter visionare gli atti.

“Stanotte ho fatto le ore piccole leggendo i verbali, sono oltre 300 pagine di materiali. Noi abbiamo chiesto 5 verbali, fino a quello del 9 aprile”, ha detto Andrea Pruiti, avvocato della Fondazione Einaudi, collegato in diretta con L’aria che tira, su La7. “Vi ho trovato dentro tutto quello che immaginavo di trovare in questi verbali. La nostra non è stata una battaglia nel merito, ma un’istanza legata al principio che bisogna conoscere per deliberare”. Inizialmente il diniego di accesso agli atti era stato opposto da Angelo Borrelli, capo del dipartimento di Protezione civile. “In quegli atti troviamo le ragioni dei Dpcm”, ha spiegato. “Se gli italiani sono stati bravi e sono rimasti a casa è stato per le norme ma anche per il loro senso di responsabilità, quindi hanno diritto a conoscere il contenuto di quei documenti”.

Il Governo, si legge nella nota con cui la Fondazione ha anticipato la pubblicazione, “ha pertanto deciso di rivedere la propria posizione, anticipando il prevedibile esito dell’udienza collegiale fissata per il 10 settembre 2020, innanzi alla Terza Sezione del Consiglio di Stato e aderire alle richieste degli avvocati, fortemente rilanciate dalla Fondazione Luigi Einaudi e sostenute da molti parlamentari e da gran parte dell’opinione pubblica”. Gli avvocati Palumbo, Pruiti Ciarello e Todero esprimono dunque “grandissima soddisfazione per il risultato raggiunto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza, in osservanza dei principi di buon andamento della Pubblica Amministrazione previsti dall’articolo 97 Costituzione”.

La trasparenza, aggiungono nella nota, “è un principio imprescindibile delle liberal-democrazie, che impone la pubblicazione di tutti gli atti riguardanti la compressione, più o meno incisiva, di diritti e libertà di rango costituzionale: in tal senso, la Fondazione Luigi Einaudi auspica che il Governo compia l’ulteriore passo sulla strada della trasparenza e pubblichi autonomamente tutti gli altri verbali del Comitato Tecnico Scientifico, utilizzati a supporto dei vari Dpcm adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nel corso della pandemia da Covid-19”.

La battaglia di TPI

Già mesi fa TPI aveva richiesto l’accesso ai documenti del Comitato tecnico scientifico, il cui interesse pubblico al fine di comprendere la più grave pandemia dell’ultimo secolo è sempre stato fuori discussione, inclusi quelli relativi alla settimana che va dal 1 marzo all’8 marzo, periodo cruciale per la mancata chiusura dei due comuni della Bergamasca Alzano Lombardo e Nembro, diventati poi il peggiore focolaio d’Europa, su cui noi di TPI abbiamo pubblicato un’inchiesta in più parti. Tra quelle pagine c’è la nota dell’Istituto Superiore di Sanità in cui si chiedeva l’isolamento della Val Seriana già il 2 marzo e anche le ragioni del CTS per cui quest’ultima è stata ignorata. Nei mesi di lockdown, in diverse conferenze stampa della Protezione civile, TPI ha chiesto più volte spiegazioni sulla mancata pubblicazione di quei verbali e raccolto le versioni contrastanti del ministero della Salute e della Protezione Civile.

L’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

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