Coronavirus, oggi il nuovo decreto Conte: si resterà a casa fino al 3 maggio

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 10 Apr. 2020 alle 08:41 Aggiornato il 10 Apr. 2020 alle 09:03
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Coronavirus, Italia chiusa fino al 3 maggio: le anticipazioni del nuovo decreto Conte

Altre tre settimane di resistenza, tutti chiusi in casa fino al 3 maggio, poi l’inizio della graduale riapertura con la cosiddetta Fase 2: è questo il contenuto del nuovo decreto sull’emergenza Coronavirus che il premier Giuseppe Conte illustrerà nel pomeriggio in conferenza stampa. In mezzo, la volontà di riaprire alcuni specifici settori – come le librerie, per dare un piccolo segnale di normalità, e alcuni specifici settori produttivi – già a partire da martedì 14 aprile. Il decreto avrebbe dovuto essere presentato ieri in conferenza stampa, ma la giornata del presidente del Consiglio è passata nel tentativo di mediare e gestire le tensioni nell’esecutivo tra chi spinge per una riapertura controllata ma immediata (Italia Viva) su tutti e chi invece preferisce affidarsi totalmente al parere del Comitato tecnico scientifico.

Cosa prevede il nuovo decreto Conte sul Coronavirus: le anticipazioni

Eccezion fatta per le librerie e le cartolerie, che verranno riaperte dopo tutti i controlli di sicurezza e con un rigido protocollo di distanziamento fisico e ingressi contingentati, tutte le altre misure di contenimento del Coronavirus verranno quasi sicuramente confermate. Resterà in vigore dunque il divieto assoluto di uscire da casa, se non nei casi di necessità e urgenza o per fare la spesa. La maggior parte delle attività produttive e delle fabbriche rimarrà ancora chiusa. Riapriranno, tuttavia, le aziende che fabbricano macchine agricole, quelle che essiccano o lavorano il legno e, ma questo non è ancora certo, i negozi di abbigliamento per neonati.

Gli spostamenti invece continueranno a essere limitati. Tutto bloccato ancora per altre tre settimane. E’ la durata più lunga di un decreto dall’inizio dell’emergenza Covid-19 in Italia. E il motivo è presto detto: impossibile allentare le maglie in prossimità del 25 aprile e del 1 maggio. Molti cittadini ne approfitterebbero per raggiungere le seconde case o fare gite per festeggiare la libertà ritrovata. E il rischio di ritorno del contagio è altissimo.

A preoccupare l’Istituto superiore di sanità e il Comitato tecnico scientifico è ancora il numero alto di morti. Solo ieri, più di 600. Ed è su questo punto che si concentrerà il discorso di Conte: per far capire agli italiani che l’emergenza è ancora alta e che sopportare quasi un altro mese di clausura sarà difficile, ma necessario. E poi si continua a guardare l’indice R0, ovvero il tasso di contagiosità del virus. Al momento è sceso al di sotto della soglia dell’1, quindi una persona infetta meno di un’altra persona. Ma non è un dato stabile, può ancora tornare a salire, e l’obiettivo è quello di portarlo al più presto intorno allo zero per evitare nuovi focolai di Coronavirus.

Il tema delle riaperture scaglionate

Il tema al centro della riunione di ieri tra Conte e i rappresentanti delle Regioni si è concentrato sulla possibilità di istituire un meccanismo che consenta ai prefetti e ai governatori di valutare riaperture scaglionate a seconda delle curve epidemiologiche del territorio. L’importante è che prevalga la prudenza. Per questo motivo, è stato stabilito che nei settori in cui esistono accordi sindacali già pronti e misure di sicurezza accertate, sarà possibile da ora al 3 maggio stabilire delle riaperture mirate. A prendere le decisioni finali, tuttavia, non saranno direttamente i prefetti dei singoli distretti, ma è stata decisa l’istituzione di una task force, di un comitato di esperti che valuti caso per caso cosa sia meglio fare.

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