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Coronavirus, la disperazione dietro alla pandemia: quei dati sui suicidi che non possiamo ignorare

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 9 Apr. 2020 alle 16:36
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Coronavirus, la disperazione dietro alla pandemia: quei dati sui suicidi che non possiamo ignorare

L’ultimo episodio è accaduto a Savona e ne parla oggi Il Secolo XIX: “Non riesco a vedere il mio nipotino. Non ha più senso vivere così”, ha scritto un anziano savonese che ha deciso di togliersi la vita. Dati ufficiali sui suicidi in tempi di Coronavirus non ce ne sono ma sono in molti, tra psicologi e forze dell’ordine, a riconoscere che il tema è serissimo. Poco raccontato, ovviamente, poiché una certa narrativa insiste nell’offrire una narrazione romantica della quarantena che invece per molti si trasforma in dramma. Sempre sul Il Secolo si legge che “nella provincia di Savona si è registrata un’escalation di persone che hanno deciso di togliersi la vita”, soprattutto “uomini, di età compresa tra i 75 e gli 80 anni, senza particolari patologie pregresse e nella maggior parte dei casi sposati”.

A Blera, provincia di Viterbo, il 26 marzo si era suicidato Roberto Galli, musicista, che non avrebbe retto alla solitudine dell’isolamento. A Monza il 23 marzo si è suicidata Daniela Trezzi, infermiera di 34 anni che lavorava all’ospedale cittadino, San Gerardo, per “pesante stress per la paura di aver contagiato altri”, come si legge in una nota della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. Un episodio analogo si era registrato la settimana precedente a Venezia: un’infermiera si era tolta la vita con le stesse motivazioni di fondo.

A Pisa si sono registrati, lo scopriamo dalle pagine de Il Tirreno, 4 suicidi in 10 giorni: “i costi psicologici sono insopportabili” racconta al giornale la psichiatra e psicoterapeuta Sonia Cortopassi. A Cremona il 24 marzo un 73enne ricoverato da qualche giorno all’ospedale Maggiore ha deciso di suicidarsi dalla sua stanza d’ospedale presumibilmente per l’angoscia di avere contagiato qualche suo famigliare, era in cura per il Covid-19. In una casa di risposo a Monselice tre anziani si sono tolti la vita, tre persone in pochi giorni: la struttura è una delle tante case di riposo che sono state decimate dal virus. A Pavia un uomo di 65 anni era ricoverato per broncopolmonite e non ha nemmeno aspettato il risultato del tampone.

Se ne parla poco, quasi niente, eppure dietro alla pandemia c’è una disperazione che molti non riescono a superare. Forse anche per questo sarebbe il caso che chiunque usi le parole (per politica, per mestiere, per posizione) abbandoni la retorica e tenga una costante ecologia del linguaggio. La pandemia dovrebbe costringerci tutti ad avere cura anche delle narrazioni. Non si tratta solo di fabbriche: ci sono persone, con tutte le loro laceranti fragilità.

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