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Caro Renzi, non mettere in bocca ai morti di Bergamo la tua propaganda politica

Caro Renzi, non mettere in bocca ai morti di Bergamo la tua propaganda politica

Caro Renzi, non usi i morti di Bergamo per parlare di ripartenza. Non ora e soprattutto non lei. Che evidentemente come molti dei suoi colleghi non ha capito nulla di quello che è successo qui. E non è solo una questione di dignità ma è soprattutto una questione di coerenza. E di rispetto. Proprio lei, che nel 2014 inaugurava la Brebemi, quella nuova autostrada che, insieme alla A4, permette ogni giorno a migliaia di lavoratori di spostarsi. Brescia, Bergamo, Milano. Avanti e indietro. Ogni giorno. Più agevolmente. Perché l’importante è produrre. E spostarsi. Indietro e avanti.

Milano, Bergamo, Brescia. Non a caso i tre poli per eccellenza dell’industria italiana, dove il Coronavirus ha fatto una vera e propria strage. Lei, che da primo ministro nel 2015 è stato in Val Seriana, proprio a Nembro, ospite della Persico Spa in occasione dell’assemblea di Confindustria. Lei la Val Seriana l’ha conosciuta. Ha visto che noi qui non ci fermiamo mai. Sa benissimo che andiamo a lavorare anche con qualche linea di febbre e stiamo spesso in silenzio davanti al padrone, perché così ci hanno insegnato.

Caro Renzi, se lo ricorda quel gruppo di lavoratori in protesta a Nembro? Ecco. Oggi i bergamaschi sono quei lavoratori. Gli emarginati, i soggetti più deboli che hanno pagato il prezzo più caro. E perché? Perché qui non ci siamo mai fermati. Perché non chiudere gli ospedali e i focolai per evidenti motivi economici ha fatto sì che il contagio arrivasse ovunque. Anche nell’ultimo paesino sperduto sulle Orobie. Dove oggi si continua a morire. E così, oltre ad un sistema sanitario che ha fatto acqua da tutte le parti, oltre ad una gestione regionale fallimentare, oggi ci tocca pure sentire che voi onorate i nostri morti chiedendo di ripartire.

No, caro Renzi: quelle persone oggi ci direbbero di fermarci. Di tutelare la salute di tutti. Qui, dove la maggior parte delle persone non sa ancora se è malata o no. E ha lavorato. E sta lavorando tornando a casa con la paura di contagiare i propri cari. Qui, dove la gente è morta per la mancanza di ossigeno. Qui, dove oggi un uomo si è suicidato perché non ha retto la pressione psicologica di essere potenzialmente infetto.

E sono proprio quei sacrifici e quella fatica che lei cita che oggi andrebbero onorati e che dovrebbero farvi riflettere. Voi politici tutti. Voi che dovreste essere in grado di metterci in condizioni di ripartire in sicurezza. Non di essere carne al macello come siamo già stati. L’ha detto lei: la vita dei bergamaschi è fatta di fatica e di sacrifici. E continuerà ad esserlo. Ma ora ci dovete rispetto. Tacendo. Che è l’unica cosa che per noi varrebbe davvero. Il vostro silenzio.

Leggi anche: 1. Renzi a Conte: “I morti di Bergamo ci direbbero ripartite anche per noi” / 2. Coronavirus, Conte a una giornalista di TPI: “Se avrà responsabilità di governo, scriverà lei decreti migliori” / 3. No Conte, i giornalisti fanno domande, criticano e controllano, non devono “scrivere decreti meglio dei suoi” (di F. Nava)

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