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Renzi a Conte: “I morti di Bergamo ci direbbero ripartite anche per noi”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 30 Apr. 2020 alle 16:05 Aggiornato il 30 Apr. 2020 alle 19:10
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Un ultimatum al governo guidato da Giuseppe Conte è arrivato da parte del leader di Italia Viva Matteo Renzi, intervenuto oggi in Senato per replicare all’informativa del premier a proposito del piano per le riaperture della “fase 2” dell’emergenza Coronavirus. Il senatore fiorentino ha messo il presidente del Consiglio di fronte a un aut aut: “Se lei sceglierà il populismo Italia Viva non sarà più al suo fianco”, ha detto, “se sceglierà la via della politica la aspetteremo là”.

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“Il suo intervento esige risposte in nome della libertà e della verità: gli italiani per l’emergenza sanitaria sono in uno stato che ricorda gli arresti domiciliari”, ha esordito Renzi. “Non ne usciamo con un paternalismo populista o una visione priva di politica. Ciò che lei ha detto sull’analisi economica è ampiamente condivisibile. Ma nessuno le ha chiesto di riaprire tutto. Chi lo dicesse andrebbe ricoverato. Ma davanti a questa emergenza incredibile non possiamo delegare tutto alla comunità scientifica. Questo Paese negli ultimi 30 anni si è fermato ed ha abdicato alle proprie responsabilità. Non possiamo chiedere a un virologo come combattere la disoccupazione”.

“Il Coronavirus è un nemico vigliacco, ma noi quando diciamo di ripartire pensiamo di onorare chi è caduto a Bergamo”, ha proseguito Renzi. “Chi è morto a Bergamo se potesse parlare ci direbbe: ripartite anche per noi. Tocca alla politica affrontare la nuova divisione nel paese, quella tra garantiti e non garantiti. Ho l’impressione che non stiamo mettendo in campo tutte le misure necessarie. La richiamiamo ad avere uno sguardo più ampio sul futuro economico. Saremo al suo fianco votando a favore il decreto del ministro Gualtieri, ma ora è il momento di agire, prevenire, non rincorrere”.

Renzi è tornato a criticare Conte anche sulla scelta dello strumento adottato per stabilire le regole della fase 2, dopo l’intervista in cui pochi giorni fa lo esortava ad adottare un “vero decreto” sottoposto all’approvazione del parlamento, e non un Dpcm. Il senatore ha richiamato le parole della presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, che ha definito la Costituzione la “bussola” in questo momento di difficoltà. “Non può essere un Dpcm a decidere se l’amicizia è un rapporto stabile o meno”, ha detto il senatore. “Quando ha presentato l’ultimo Dpcm lei ha detto 11 volte nel suo discorso ‘consentiamo’, ma lei non consente la libertà, lei la riconosce. Rivendico in quest’aula di aver creato un nuovo governo quando il senatore Salvini chiedeva pieni poteri: non li abbiamo tolti a lui per darli a un altro”. Renzi ha concluso il suo intervento dicendo: “Se lei sceglierà il populismo Italia Viva non sarà più al suo fianco, se sceglierà la via della politica la aspetteremo là”.

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