Ezio Greggio e Liliana Segre: l’imbarazzante tentativo di un sindaco di farsi pubblicità

Il trucco del “negare per farsi notare” è la moderna declinazione della favola della volpe e dell’uva. Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 20 Nov. 2019 alle 18:32
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Immagine di copertina
Ezio Greggio, il sindaco di Biella Claudio Corradino e Liliana Segre

Ezio Greggio e Liliana Segre: l’imbarazzante tentativo di un sindaco di farsi pubblicità

È che alla fine ti tocca perfino scrivere un editoriale dove ci stanno dentro Liliana Segre, con tutti i suoi dolori e la sua vita di cicatrici, e quell’Ezio Greggio, interprete di certa comicità un po’ spaccona e non proprio elegante che ha imperversato per anni. E chissà cosa ne pensano loro due, finiti nel gorgo di un dibattito che è stato subito cavalcato da questa a-politica che vorrebbe sconfiggere l’anti-politica e che per farlo si butta su qualsiasi simbolo per non prendersi la briga di raccontare la Storia.

In fondo che il Comune di Biella decida di proporre la cittadinanza onoraria non ha nulla di male, per carità, nei confronti di un personaggio televisivo che proprio dalla televisione di Biella ha mosso i suoi primi passi. Si potrebbe discutere delle motivazioni e degli esempi che Ezio Greggio ha lasciato, ma sarebbe un esercizio inutile: per certi leghisti, da sempre, essere degli stessi buoi dei paesi loro è già di per sé motivo di vanto onorofico, figurarsi un protagonista dei cinepanettoni.

Greggio, tra l’altro, da anni si occupa anche di assistenza ai neonati prematuri con la sua associazione, quindi c’è tutto quello che serve per rendere potabile la sua onorificenza.

Il punto però è ben altro: trasformare Liliana Segre in una metafora politica ha finito indubbiamente per spostare il fuoco dal tema dell’antisemitismo alle tristi baruffe tra partiti: il sindaco di Biella, Claudio Corradino, ha pensato bene di intestarsi una vittoria politica rifiutando la concessione della cittadinanza a Liliana Segre per seguire le orme del suo capitano Salvini e non si è reso conto che è quello il modo migliore per buttare in rissa una questione che invece pretenderebbe misura, intelligenza e cultura.

Il trucco del “negare per farsi notare” è la moderna declinazione della favola della volpe e dell’uva e sono molti i politici (di basso rango, che non possono aspirare ad avere visibilità nazionale) che usano la senatrice a vita (in attesa del prossimo simbolo su cui scannarsi) sperando di ottenere un po’ di notorietà giocando di rimbalzo. Così alla fine tutto viene portato all’eccesso, come se Biella fosse diventata caput mundi, con un imbarazzante fracasso che esacerba gli animi e appiattisce i contenuti.

E alla fine anche un gesto semplice (tipo il “mi avete rotto” che Greggio ha scritto con parole più posate e fluide) diventa un gesto di resistenza. Il ché la dice lunga sul buio dei tempi e sul buio anche di certa resistenza.

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