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L’americano bendato e lo Stato fragile che deve mimare il codice della mafia per sentirsi forte

In questa vicenda folle, chi ammanetta e imbavaglia in nome di Mario non sta vendicando il sorriso bello e solare di Mario. Lo sta tradendo

Di Luca Telese
Pubblicato il 28 Lug. 2019 alle 13:51 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 13:32
Immagine di copertina
La foto di Christian Gabriel Natale Hjort bendato e ammanettato in caserma

L’americano bendato e lo Stato fragile che deve mimare il codice della mafia per sentirsi forte

Gli uomini bendati li abbiamo visti tante volte: in Iraq, in Afghanistan, nei Paesi del Terzo mondo, nei garage del Sud America, nelle camere oscure del waterboarding, nei covi della mafia, nelle foto dei carcerieri ebbri, che esibiscono le loro prede come trofei e si condannano da soli perché non avvertono più il senso del limite.

Gli uomini bendati li abbiamo visti tante volte, piccole grandi rappresentazioni della vergogna e dell’abuso. Bendare significa accecare, privare del più prezioso dei sensi, usare la supremazia sul corpo per sottrarre libertà e prevaricare. Bendare e ammanettare insieme è di più, ed è peggio. È come dire: tu oggi non sei un imputato sotto interrogatorio, tu sei un manichino di carne che è nel mio pieno possesso. Tu confesserai perché l’inquisitore su di te è onnipotente, perché qui lo Stato di diritto per te è finito.

Bendare e ammanettare in un comando dei Carabinieri, sotto le foto di Falcone e Borsellino è follia, bestemmia. È la rappresentazione di uno Stato fragile che deve mimare il codice della mafia per sentirsi forte. Che si sente legittimato alla violenza perché è stato colpito dalla violenza. In questa vicenda folle, chi ammanetta e imbavaglia in nome di Mario non sta vendicando il sorriso bello e solare di Mario. Lo sta tradendo.

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