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“Bisogna avere più moschee in cui si predica in italiano”: il commento di Tajani dopo l’attentato di Strasburgo

Il presidente ha chiesto controlli maggiori alle moschee per "evitare che ci siano imam radicalizzati"

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 15 Dic. 2018 alle 14:31
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Immagine di copertina
Credit: Getty Images

“Bisogna avere sempre più moschee dove si predica nella lingua del Paese europeo dove si trovano”. Queste le parole del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a Circo Massimo, su Radio Capital, subito dopo l’attentato di Strasburgo nei mercatini di Natale della città francese.

Il presidente ha chiesto controlli maggiori alle moschee per “evitare che ci siano imam radicalizzati che vengono non per professare la religione ma per fomentare odio nei confronti degli altri”.

“In Italia”, ricorda poi Tajani, “contro il terrorismo c’è un’attività di prevenzione molto forte. Nel nostro paese c’è un’attività di prevenzione molto forte: l’Italia ha un servizio di lotta al terrorismo molto attivo”.

“La radicalizzazione”, ricorda poi il presidente del Parlamento europeo, “avviene soprattutto nelle carceri”.

Attentato a Strasburgo

Un uomo – poi identificato come Cherif Chekatt – ha aperto il fuoco in un mercatino di Natale al centro di Strasburgo, nell’est della Francia, intorno alle ore 20 dell’11 dicembre 2018. Prima di sparare avrebbe gridato “Allah Akbar”.

Due giorni dopo l’attentatore è stato ucciso dalla polizia e poco dopo l’Isis ha rivendicato l’attacco.

Il bilancio fornito dalla prefettura francese è di 4 morti e 12 feriti. Dei 12 feriti, 4 sono gravi. Il 14 dicembre è morto anche il giovane giornalista italiano Antonio Megalizzi, un cronista radiofonico di Europhonica, emittente che fa parte del network delle radio universitarie.

Chi è Cherif Chekatt, l’attentatore di Strasburgo

Cherif Chekatt, indicato come il giovane radicalizzato che martedì 11 dicembre ha aperto il fuoco sui mercatini di Natale a Strasburgo uccidendo tre persone, ha già subito 20 condanne per reati comuni.

Proprio in galera nel 2016 era stato segnalato dall’antiterrorismo francese e indicato come “fiché S” per violenze e proselitismo religioso.

La lettera “S” è utilizzata per indicare tutti quegli individui che sono considerati potenzialmente una minaccia per la “sicurezza dello Stato”.

Le schedature di questo tipo sono usate per facilitare le ricerche di polizia e gendarmi dietro richiesta degli organi giudiziari, militari o amministrativi.

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