Dopo l’accordo sul Tav i “fichiani” pronti a spaccare il M5s: “Alleiamoci con il Pd”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 9 Mar. 2019 alle 15:03 Aggiornato il 9 Mar. 2019 alle 15:36
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Immagine di copertina

Da un lato Matteo Salvini, che dopo l’accordo sul Tav rilancia: “Nulla metterà in discussione il governo con il M5s, governeremo 5 anni”.

Dall’altra Luigi Di Maio e la sua squadra, che “festeggia” l’intesa raggiunta sulla grande opera.

“Sulla Tav la situazione si sta risolvendo positivamente. Quindi ora parliamo di altro e andiamo avanti”, il commento su Facebook del capo politico del Movimento 5 stelle: “Andiamo avanti con altre opere, con Quota 100, con investimenti produttivi per le imprese, con il Reddito di Cittadinanza e con tutto ciò di cui il Paese ha bisogno, ora. Ce lo chiedono gli italiani”.

In prima fila c’è Laura Castelli, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze: “Abbiamo ottenuto il rinvio dei bandi per il Tav che partiranno tra 6 mesi solo se Italia Francia raggiungeranno un accordo serio. Tutto questo senza nessun costo per lo Stato e senza toccare i soldi degli italiani. Questo governo prosegue forte del rispetto del suo contratto fondatore per realizzare le cose che servono all’Italia”.

Il problema, però, per Di Maio ora è tutto interno. Roberto Fico è pronto a schierare i suoi e ad aprire lo scontro.

“Molliamo la Lega e alleiamoci con il Pd”. Questo il messaggio che arriva da una delle dissidenti del Movimento, Paola Nugnes, che avverte: “Se si va al voto così siamo finiti. Vince la destra identitaria”.

Politiche? Non necessariamente. A preoccupare sono le prossime elezioni europee. Da qui il “consiglio” a Di Maio: “Faccia valere la sua maggioranza e cerchi nuove alleanze”.

“Dopo il 4 marzo non ero, come si crede, una fan di un’alleanza con i dem, ma con il senno di poi mi rendo conto che su alcuni temi importanti, come i diritti, avremmo avuto meno problemi, senza sottovalutare quelli che pure avremmo sofferto” spiega la senatrice dissidente in un’intervista al Quotidiano Nazionale.

Il motivo è chiaro: il 33 per cento conquistato dal 4 marzo, secondo i “fichiani”, arriva soprattutto dalla sinistra e dal Sud. “Abbiamo ricevuto un preciso mandato elettorale”, spiega Nugnes.

Per questo la strada “corretta”, soprattutto per evitare di continuare a restare schiacciati dal peso del Carroccio, è di “cambiare colore alla maggiorana” per “sovvertire il calo dei consensi”.

Perché le elezioni europee, per il Movimento 5 stelle, saranno drammatiche. Sono i numeri a dirlo.

Ma ancor peggio sarebbe “andare al voto anticipato dopo il voto di maggio. Per il Movimento sarebbe la fine”.

“Lo capisco” spiega Nugnes. “Mi sento anch’io come l’elettore medio: non mi riconosco più nel Movimento. Del resto, avendo seguito la Lega dal decreto immigrazione e sicurezza al caso Diciotti, dalla legittima difesa fino al dossier Autonomie, non c’è da stupirsi”.

Se si andasse al voto, “consegneremmo il Paese alla destra identitaria che è ben altra cosa dalla destra liberale. Senza contare che, vedendo come sono andate le ultime Regionali, daremmo anche un aiuto al Pd a risalire”.

Ma anche dire ok ai bandi e poi revocarli con la clausola di dissolvenza, come è stato deciso, “mi pare azzardato. E poi come la mettiamo con il Piemonte? Lì consiglieri e parlamentari sono giustamente infuriati”.

Altra ipotesi: far decidere il Parlamento: “Eh, no. Qui mi arrabbio. Abbiamo messo il Parlamento solo a ratificare per mesi e poi il governo vuole delegargli una decisione di sua competenza?”.

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