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Il weekend che potrebbe segnare la fine del governo (o del M5s)

L'analisi di TPI sullo scontro interno al Movimento 5 stelle, sulla questione Tav. E Roberto Fico avverte Luigi Di Maio

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 9 Mar. 2019 alle 13:03 Aggiornato il 9 Mar. 2019 alle 14:01
Immagine di copertina

Il (finto) via libera al Tav con la “clausola di dissolvenza” – che garantisce la possibilità di un successivo recesso – è una non soluzione. Obiettivo: tirare avanti almeno fino alle elezioni Europee.

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Di Maio prende tempo. Salvini idem. Il fondatore dell’associazione Rosseau, Davide Casaleggio, inaugurando la due giorni dedicata alla piattaforma di riferimento del M5s, si è detto convinto che “non ci sarà nessuna crisi di governo”.

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Parole che “fanno scopa” con quelle del viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi (Lega), che confida “nel presidente del Consiglio e nel suo ruolo di ricucitura”.

Come? “Ridiscutendo il progetto come scritto nelle mozioni approvate alla Camera e al Senato”, quindi “senza bloccarlo” perché “uno stop non è previsto nel contratto di governo”.

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Il clima, però, nella parte “gialla” della maggioranza è tutt’altro che sereno. Di Maio è a un bivio: da una parte tenere in vita il governo, dall’altra spaccare il Movimento 5 stelle.

Per il deputato pentastellato Luigi Gallo se si arriverà alla crisi di governo la colpa sarà della Lega e “Salvini dovrà assumersene la responsabilità”.

Questa la linea dell’area “fichiana” del Movimento 5 stelle. E non è un caso che a dar fuoco alle polveri sia stato proprio il presidente della Camera che, a margine di un convegno sulla criminalità minorile nel circolo Posillipo di Napoli, ha avvertito il suo capo politico.

“Il no alla Tav non è un atto ideologico”, ma una “battaglia identitaria del Movimento 5 Stelle e quindi ne comprendo bene la durezza”, ha affermato il presidente della Camera.

Fico, tra i fondatori del Movimento, ha ricordato che nel 2005 la prima riunione dei Meetup nascenti “fu fatta a Torino perché quel giorno c’era la grande manifestazione per dire no alla Tav”.

“C’era anche Beppe Grillo. Non era una posizione ideologica o per dire no a qualcosa. Era per dire di cambiare rotta rispetto a delle opere che non servono e non servivano, con documenti concreti e sostanziali”.

E il presidente della Camera, ripercorrendo la genesi della battaglia No Tav, ha ricordato anche la prima uscita pubblica, nel 2013, all’indomani dell’ingresso dei 5Stelle in Parlamento: “Tutto il gruppo parlamentare andò a visitare i cantieri della Tav non per comprendere a che punto ci trovavamo, ma per dire l’ennesimo no documentato e non ideologico alla Tav”.

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“È una lotta che ha attraversato ogni periodo storico”, ha concluso, “dai meetup al Movimento, ogni regione che ha contribuito a creare a far nascere e a far crescere il MoVimento 5 stelle, e non è un atto ideologico”.