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“L’ho fatto per salvare i miei compagni”, la storia di Nicolò che si è offerto come ostaggio sullo scuolabus

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 22 Mar. 2019 alle 17:48
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Immagine di copertina

“Il terrorista, io lo chiamo così, ha chiesto di avere qualcuno vicino a lui, e ha iniziato a spargere benzina. Poi è andato a prendere un ostaggio e ne ha chiesto un altro: se nessuno si fosse presentato minacciava di fare esplodere l’autobus. In un momento di panico, coi miei compagni agitati ho deciso di andare lì ed offrirmi volontario”.

Queste sono le parole di Nicolò Bonetti, 12 anni, che il 20 marzo 2019 si trovava a bordo di quell’autobus incendiato dall’autista Ousseynou Sy a Milano.

Il piccolo ha raccontato la drammatica storia su Rai Radio1 nella trasmissione A Un Giorno da Pecora. Nicolò ha svelato che, mettendo a rischio la propria vita, in quei momenti delicati ha deciso di offrirsi come ostaggio.

Nicolò nonostante il gesto di estremo coraggio ha spiegato: “Non mi sento un eroe, ho fatto solo la cosa giusta”.

Quando l’autista ha dirottato il bus: “Ci ha urlato di allontanarci dalle porte, ci ha mostrato quella che noi pensavamo fosse una pistola, ha preso delle fascette e ha ordinato ai professori di educazione fisica di legarci. Poi ci ha imposto di dargli i telefoni, cosa che abbiamo fatto tutti tranne Rami“.

“Avevo paura, in tanti mi hanno creduto pazzo, ma penso di aver fatto la cosa giusta, l’ho fatto per i miei compagni. Ho cercato di tenere i nervi saldi”.

Così il piccolo Rami ha evitato la strage sul bus a Milano

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