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Il padre magistrato della Cassazione e la fuga da casa a 14 anni: la storia di Achille Lauro

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 13 Feb. 2020 alle 19:37
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Immagine di copertina
Achille Lauro al Festival di Sanremo 2020

Il passato di Achille Lauro

Achille Lauro è stato tra i cantanti più apprezzati di Sanremo 2020. La sua tutina Gucci sfoggiata alla prima serata del Festival rimarrà negli annali, come anche tutti i travestimenti artistici delle serate successive.

In tanti hanno apprezzato la “svolta mistica” della sua carriera: smessi i panni del trapper di periferia Achille Lauro è diventato la Regina di Sanremo. La sua popolarità è alle stelle ma ci sono alcuni dettagli del suo passato che non tutti (forse) conoscono.

Achille Lauro è figlio di un magistrato. E non di un magistrato qualunque, Nicola De Marinis il padre del vincitore stilistico della 70esima edizione del Festival di Sanremo è infatti un professore universitario e attualmente magistrato della Corte di Cassazione (consigliere addetto alla sezione Lavoro).

Achille Lauro artista di strada per un giorno tra tele e pennelli | VIDEO

Lauro De Marinis, il vero nome del 29enne Achille Lauro, ha anche origini pugliesi. Il suo cognome è infatti originario di Gravina in Puglia.

Con il padre Lauro ha avuto da sempre un rapporto altalenante. La famiglia di Achille Lauro è composta da alti funzionari dello Stato: il nonno Federico De Marinis era un prefetto; l’ex procuratore della Repubblica di Bari, Michele De Marinis, e il viceprefetto Matteo De Marinis, già in servizio a Bari, sono suoi parenti. Lo zio Domenico De Marinis è bancario, ed è stato assessore provinciale a Perugia.

“Sapevo come non volevo diventare. Chi non volevo essere – dice Achille Lauro stesso nell’autobiografia “Sono io Amleto” – .”Come mio padre e mia madre. Una vita insieme a non avere più un cazzo da dirsi”.

Achille Lauro a 14 anni scappa da casa e va a vivere con il fratello Federico. Più grande di lui di cinque anni. “La mia famiglia era scioccante – continua nel racconto Lauro – le dinamiche affettive erano talmente complicate da costringermi a una costante attenzione su di esse: sembrava che nessuno fosse al posto giusto, che nessuno provasse quello che doveva provare. Non capivo come l’intelligenza potesse generare violenza, perché il bene non riuscisse ad avere il meglio sul male”.

Achille Lauro ha recentemente ammesso a Mara Venier in una puntata di Domenica In di avere recuperato il rapporto con il padre: “Sono figlio di gente onesta. Mio padre, con cui ho avuto un rapporto complicato, è una persona onesta, un intellettuale. Non vengo da un ambiente squilibrato. Credo di aver recuperato il mio rapporto con lui”.

A rivelare altri dettagli sconosciuti più oscuri del cantante è stato il giornalista Carmelo Abbate, nel libro “Le storie degli altri” . “Beveva, spacciava e rubava motorini. Era un emarginato”, scrive Abbate.

Su Instagram il giornalista riporta uno stralcio del libro dedicato ad Achille Lauro: “Lui è Lauro. Nasce a Roma nel 1990. È un bambino brillante, eccentrico. Cresce in una normale famiglia borghese. Frequenta le elementari. Sembra un giorno come un altro. I genitori hanno una comunicazione importante da fare. Basta cene fuori, vestiti o telefonino, siamo pieni di debiti. Lauro conosce il significato della parola rinuncia. Esce con gli amici, finge di aver già mangiato, si vergogna a dire che non ha soldi. Paura, ansia, rabbia lo divorano”.

E l’adolescenza difficile: “Ha 12 anni. Vuole tutto quello che non ha. Spaccia, ruba motorini, li rivende. Entra in un supermercato con gli amici e la fidanzata. Ha una pistola. Dammi i soldi, cazzo, in fretta. Eccoli, li stringe tra le mani. È eccitato. Ha 14 anni. I genitori cambiano città. Lauro resta a Roma con il fratello più grande. Sono soli. Non sono capaci di prepararsi nemmeno un piatto di pasta. Sono allo sbando. Il fratello fa il deejay per un gruppo rap della zona. Lauro ascolta la loro musica, assorbe le rime, la solitudine degli emarginati. Frequenta feste, rave, si sballa, si perde. La differenza tra essere e avere si annulla. I compagni di strada sono la sua nuova famiglia. Gente come lui, senza prospettive, senza futuro. Passano gli anni”.

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