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Italiani a Londra disperati: “Abbandonati, senza la possibilità di fare il tampone”

"Ora la Farnesina ha previsto i voli di rientro da Londra, ma la logistica è impossibile: non si trovano tamponi": parlano le persone bloccate nel Regno Unito a causa della nuova variante Covid

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 24 Dic. 2020 alle 15:13 Aggiornato il 24 Dic. 2020 alle 15:23
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Immagine di copertina
Bloccati in aeroporto Credits: ANSA

“L’ordinanza per rientrare c’è, ma viviamo nell’incertezza. Sostanzialmente per i tamponi ci hanno detto:  arrangiatevi!”, denuncia Elisa Cervetti, una tra gli oltre 15mila italiani rimasti in Inghilterra dopo il blocco dei voli da Londra e dagli altri aeroporti britannici a causa del nuovo ceppo del Covid-19 che si sta diffondendo.

Dopo l’accordo raggiunto alla Farnesina con i ministeri di Trasporti e Salute, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha firmato l’ordinanza per il rientro. Secondo il piano, potranno rientrare sia i cittadini residenti in Italia che sono rimasti bloccati in Gran Bretagna, sia le persone che, anche se non residenti in Italia, che sono in condizioni di criticità e urgenza. È previsto il tampone prima della partenza e all’arrivo, e la quarantena obbligatoria di 14 giorni all’arrivo. Ma, come riportano a TPI diversi cittadini italiani, le procedure non stanno funzionando.

La storia di Elisa

Elisa si trova per caso a Londra, il posto sbagliato al momento sbagliato. Era atterrata lì solo per fare scalo da Oslo. Mai poteva immaginare di finire nel bel mezzo dell’ondata del nuovo ceppo inglese del Sars-Cov 2. Fortunatamente ha amici che possono ospitarla, ma ricorda: “È tutto a spese nostre, il vitto, l’alloggio, i tamponi. Siamo stati letteralmente abbandonati qui”. 

“L’ordinanza di ieri – spiega – seppur costituendo un miglioramento rispetto alla situazione precedente, ha creato ulteriori situazioni di caos e una logistica impossibile. C’è un’oggettiva difficoltà a fare il tampone prima della partenza nei giorni di natale. Per esempio, io pur avendo un volo Ryanair prenotato per il 26 non sono sicura se partirà e ancora non sono riuscita a trovare un posto dove fare il tampone”. 

Erano arrivate centinaia di telefonate e richieste ai consolati dalle persone rimaste bloccate da domenica 20 dicembre quando l’Italia e altri paesi hanno chiuso i collegamenti con il Regno Unito per il timore della diffusione della variante inglese del Covid che è però già nel nostro paese. “Soprattutto non ci sono informazioni sufficienti per capire se gli aeroporti di arrivo in Italia sono attrezzati per i tamponi. E, nel caso non li facciano, se i voli viaggiano lo stesso. Tutto è sulle nostre spalle”, dice indignata Elisa.

Solo Alitalia ha cancellato o rinviato le prenotazioni di circa 1100 passeggeri fra il 20 e il 31 dicembre. Calcolando anche le altre compagnie, il numero arriva a più di 15mila persone, molte delle quali non hanno un posto dove passare il periodo festivo.

La storia di Josephine

Fra le persone bloccate c’è anche Josephine Yousseif, italo-egiziana che era andata a Londra per riportare a casa i suoi tre figli, di cui uno epilettico e un altro in sedia a rotelle. I tre bambini vivono a Londra con l’ex marito e Josephine Yousseif li stava riportando a Milano per passare il Natale insieme. “Mi appello al presidente della Repubblica. Sono bloccata qui da tre giorni con i miei tre figli, ci aiuti…Non vogliamo fare polemiche ma chiedo una soluzione anche per noi italiani come è accaduto agli spagnoli che lunedì sono riusciti ad organizzare dei voli per rientrare”, dice a TPI.

Intanto, è stato riaperto al traffico anche il porto britannico di Dover in seguito all’accordo trovato tra Regno Unito e Francia. Ci vorranno molte ore però perché si muovano le centinaia di camion e tir in attesa. Il porto è accessibile solo “per i clienti che sono risultati negativi al test Covid”.

Giorni di rabbia, paura di ammalarsi e sconforto, ma nessuna risposta nonostante la nuova ordinanza della Farnesina. Londra è nel panico e gli italiani come Elisa e Josephine, che non riescono a tornare a casa, ancora di più.

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