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Romania, il candidato di estrema destra Calin Georgescu escluso dalle presidenziali: scontri tra i suoi sostenitori e la polizia

Immagine di copertina
Il candidato dell’estrema destra Calin Georgescu escluso dalle elezioni presidenziali del maggio 2025 in Romania. Credit: Alex Nicodim / AGF

"È una follia", commenta Elon Musk. "Euro-golpe in stile sovietico", accusa Matteo Salvini

Il candidato dell’estrema destra Calin Georgescu è stato escluso dalle elezioni presidenziali che si terranno in Romania il prossimo mese di maggio, dopo l’annullamento del primo turno di novembre in cui aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti, una decisione che ha innescato una serie di scontri tra i suoi sostenitori e la polizia.

L’Ufficio elettorale centrale (BEC) di Bucarest ha respinto ieri la candidatura di Georgescu, arrestato il 26 febbraio scorso proprio mentre si recava a registrarsi per le presidenziali, affermando che “non soddisfa le condizioni di legalità”, in quanto “ha violato l’obbligo stesso di difendere la democrazia”, una decisione definita un “colpo diretto alla democrazia in tutto il mondo” dal leader dell’estrema destra rumena.

Lo scandalo va avanti dalla fine dello scorso anno. Il primo turno delle presidenziali, tenute il 24 novembre scorso, vide infatti l’affermazione del candidato indipendente di estrema destra che raccolse oltre il 22,9% dei voti rispetto a poco più del 19,1 ottenuto dalla sindaca di Câmpulung, Elena Lasconi, leader del partito centrista Unione Salvate la Romania (USR). Poco prima del secondo turno però, previsto l’8 dicembre successivo, la Corte costituzionale rumena stabilì che le consultazioni erano state così gravemente viziate da presunte influenze russe online che l’intero processo elettorale andava annullato.

Georgescu però aveva tentato di ripresentarsi alle presidenziali previste il 4 e il 18 maggio prossimi ma era stato arrestato per “aver tentato di sovvertire l’ordine costituzionale” e per “appartenenza a un’organizzazione neofascista”, guidata dal mercenario franco-rumeno Horațiu Potra. Nelle stesse ore del suo arresto infatti la polizia aveva rinvenuto armi, lanciagranate e lingotti d’oro nascosti sotto il pavimento di una delle 47 proprietà immobiliari collegate alla rete di Potra, ex membro della Legione straniera francese e capo di una società di mercenari attiva da anni in diversi Paesi africani, tra cui più di recente in Repubblica Democratica del Congo. Allora però aveva negato ogni illecito.

I suoi sostenitori sostengono che l’accanimento delle autorità contro il candidato dell’estrema destra abbia soltanto motivazioni politiche, legate alla sua promessa elettorale di cessare ogni ulteriore sostegno all’Ucraina, il che ha portato i suoi avversari ad accusarlo di vicinanza al Cremlino e alla Russia. La decisione di ieri, che potrà essere ribaltata nelle prossime 72 ore dalla Corte Suprema, ha provocato diverse proteste, anche a livello internazionale. “A seguito di una decisione dell’ufficio elettorale centrale, i partecipanti al raduno pubblico hanno sfondato il cordone di gendarmi per entrare nella sede centrale dell’istituzione”, ha fatto sapere la polizia di Bucarest, descrivendo gli incidenti seguiti alla decisione dell’Ufficio elettorale centrale rumeno e smentendo violenze contro i manifestanti.

Intanto però sono intervenuti anche Elon Musk e Matteo Salvini. “Questa è una follia”, ha commentato ieri su X l’uomo più ricco del mondo, seguito dal vicepremier, ministro delle Infrastrutture e leader della Lega. “Un euro-golpe in stile sovietico. Prima annullano – a urne aperte – le elezioni che stava vincendo, poi lo arrestano, poi addirittura lo escludono dalle elezioni per paura che vinca. Altro che “riarmare l’Europa”, qui bisogna rifondarla per difendere la Democrazia”, ha dichiarato Salvini sui social. “La Lega è vicina ai tanti cittadini rumeni che, in patria e in Italia, sono derubati del loro diritto di voto da un furto di democrazia gravissimo”.

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