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Home » Esteri

Brasile, il tribunale elettorale ha bocciato la candidatura alle presidenziali di Lula

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Credit: Afp

L'ex presidente è stato condannato a dodici anni di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro. La decisione del Tse fa appello alla legge della "fedina penale punita", per cui è ineleggibile chi ha ricevuto una condanna per delitti di corruzione o contro l’amministrazione pubblica

Luiz Ignacio Lula da Silva non potrà candidarsi alle presidenziali del prossimo 7 ottobre. A deciderlo è stato il Tribunale Elettorale del Brasile (Tse) appellandosi alla legge della “ficha limpa”, la fedina penale pulita, per la quale è ineleggibile chi è stato condannato in seconda istanza per delitti di corruzione o contro l’amministrazione pubblica.

Lula, condannato a dodici anni per corruzione, era stato presentato come candidato dal Partito del Lavoratori (Pt) che, nonostante la complessa situazione giudiziaria, mirava a puntare sul credito politico di cui l’ex presidente ancora gode nel paese, dove i sondaggi dicono che almeno un terzo dei brasiliani voterebbe per lui.

Il Pt promette di battersi “con tutti i mezzi, nelle strade, tra la gente, affinché vengano riconosciuti a Ignacio Lula da Silva i diritti garantiti dalla legge e dai trattati internazionali ratificati dal Brasile”. Gli avvocati di Lula avevano già fatto sapere che sarebbero ricorsi alla Corte Suprema nel caso di una bocciatura da parte del Tse.

La Corte elettorale ha dato dieci giorni di tempo al Partito dei Lavoratori per indicare un sostituto, che sarà con tutta probabilità l’ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad, già in campagna elettorale da un paio di settimane.

Haddad ha detto che visiterà Lula in cella e decideranno insieme la strategia da adottare.

Entrato in prigione il 7 aprile, Lula è stato condannato per problemi di corruzione e riciclaggio di denaro legati allo scandalo del colosso petrolifero pubblico Petrobras: avrebbe beneficiato di un appartamento sulla spiaggia fornitogli sotto forma di commissione da parte dell’azienda, un’accusa che la giustizia considera provata.

L’ex presidente sostiene invece di essere innocente e vittima di una “persecuzione politica” che vuole impedirgli il ritorno al potere, considerando che i numeri sulle intenzioni di voto lo danno saldamente in testa: è al 40 per cento, seguito dal candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, con circa il 20 per cento.

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