La guerra all’Isis si fa anche sui nuovi social: da TikTok a RocketChat, ecco cosa c’è da sapere

La comunicazione del sedicente Stato Islamico trova nuovi ostacoli online, mentre la campagna internazionale contro il terrorismo coinvolge sempre più i nuovi social media

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 5 Dic. 2019 alle 06:19 Aggiornato il 6 Dic. 2019 alle 13:09
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

L’Isis continua a far paura, a uccidere e soprattutto a essere presente, non solo sul campo, ma sul web, nonostante la sconfitta militare, le eliminazioni e gli arresti eccellenti subiti in Siria e in Iraq. Sin dagli albori del sedicente Stato Islamico, l’aspirazione alla rilevanza globale del gruppo jihadista nato in Iraq da una costola di al-Qaeda ha infatti portato la lotta al terrorismo sul terreno della comunicazione moderna, attraverso i social media.

Il gruppo sfrutta da sempre il potere della tecnologia per alimentare la propria propaganda e presenza in tutto il mondo, dalle piattaforme per lo streaming e la condivisione dei file, alle applicazioni di messaggistica criptate, fino a strumenti familiari al grande pubblico come Facebook, Twitter, YouTube, Instagram e Telegram.

L’utilizzo di questi social da parte del gruppo jihadista non deve stupire, vista la loro natura di prodotti di massa e l’obiettivo dell’organizzazione di raggiungere un numero più ampio possibile di persone, non solo allo scopo di diffondere il terrore ma soprattutto di propagandare la propria ideologia e trovare nuovi seguaci.

Secondo uno studio della NATO, i metodi adoperati dall’Isis per comunicare con il proprio pubblico e attirare sostenitori e potenziali combattenti dimostrano infatti che il problema supera di gran lunga la questione dei soli foreign fighter. La propaganda mira a influenzare la visione della realtà del pubblico raggiunto e per questo l’Isis si avvale da sempre di strumenti sofisticati per diffondere la propria narrazione e modellare la percezione sia dei propri seguaci che degli avversari.

Il digitale resta da questo punto di vista un mezzo imbattibile. Internet permette infatti all’Isis di aumentare i consensi, consentendo ai soggetti più deboli di radicalizzarsi davanti allo schermo di un computer o di uno smartphone, senza più recarsi in centri di reclutamento posti in aree a rischio. In questo contesto, il crescente mercato dei social media può agevolare l’attività di ricerca di nuovi sostenitori da parte del gruppo, che ha investito sempre di più in una comunicazione digitale accattivante, con video ad alta qualità, canzoni di propaganda e filmati che esaltano le azioni terroristiche con modalità da videogame.

Il supporto di cui ha goduto e gode l’organizzazione, prima ancora che militare e finanziario, è infatti ideologico e i social restano uno strumento fondamentale per mantenere uniti i sostenitori del gruppo, che negli ultimi mesi ha però trovato diversi ostacoli su questo percorso. I maggiori operatori del settore hanno infatti cominciato a contrastare la presenza online dell’Isis e di altre organizzazioni jihadiste, obbligando i supporter del sedicente Stato Islamico a reagire e a identificare nuove app per comunicare. L’importanza della permanenza dell’Isis su questi strumenti comunicativi moderni è testimoniata così dagli sforzi dell’organizzazione per convincere i propri seguaci a “migrare” su sempre nuove piattaforme social.

Il principale mezzo di comunicazione dell’Isis è stato per lungo tempo la piattaforma di messaggistica criptata Telegram, usata come strumento su cui rilanciare materiali creati su altri servizi online come Tumblr e WordPress. Durante lo scorso anno, il principale organo di propaganda del gruppo, Amaq, ha investito molte risorse per proteggere i propri canali su questa piattaforma, denunciando varie falle nella sicurezza dei profili, tutti tentativi alla fine falliti, a causa dell’intervento dell’azienda con sede nel Regno Unito e della sua collaborazione con le autorità internazionali.

Un’operazione condotta alla fine dello scorso mese da Europol, Eurojust e da varie forze di polizia internazionali ha infatti chiuso in un solo giorno un enorme numero di account Telegram riconducibili ad Amaq, arrivando a disattivare un totale di 26 mila tra profili, siti-web e canali di comunicazione con la collaborazione di 12 Stati membri dell’Unione europea.

La continua azione di contrasto da parte delle autorità internazionali aveva già obbligato il gruppo ad aprire nuovi profili su altri social media. Una delle alternative identificate online dai jihadisti legati all’Isis è ad esempio Yahoo Together, nota precedentemente come Yahoo Squirrel, una nuova app presentata a luglio per sostituire Yahoo Messenger. Anche questa è utilizzata dalla galassia di sostenitori del sedicente Stato Islamico soprattutto per rilanciare comunicati e materiale audiovisivo prodotto su altri servizi online. Negli ultimi mesi, Yahoo è intervenuta prontamente sui profili a rischio, rimuovendo gli account collegati all’Isis, che non sembra più aver investito su questo strumento.

Quest’anno, il gruppo ha però cominciato ad avvalersi di Viber, un’altra app di messaggistica istantanea, su cui un altro organo di propaganda dell’Isis, Nashir, ha aperto un nuovo canale di comunicazione ad agosto. Nonostante l’azienda ne abbia rapidamente rimosso il profilo, l’attenzione del gruppo verso questa piattaforma potrebbe nascondere la presenza di diversi sostenitori dell’organizzazione tra i suoi utenti.

La difficoltà di trovare un “rifugio” sicuro a livello di social network ha obbligato l’Isis ad ampliare i propri orizzonti. Ne è un esempio Discord, un’applicazione di messaggistica dedicata ai giocatori online, con oltre 130 milioni di utenti registrati. Qui, l’Isis ha creato una serie di canali in varie lingue, tra cui inglese, russo e giapponese. In precedenza, il gruppo aveva tentato di utilizzare anche piattaforme come Riot, Conversations, MeWe, Threema e TamTam, ma ha dovuto fare i conti con l’immediato intervento delle stesse società.

Il sedicente Stato Islamico è quindi sbarcato su TikTok, l’app del momento, con quasi 500 milioni di utenti, sviluppata dalla società cinese ByteDance. La stessa azienda ha rimosso a ottobre decine di profili legati all’Isis, che sfruttava i brevi filmati caricati sulla piattaforma per diffondere la propria ideologia terroristica. Nonostante i successi registrati dall’attività di contrasto sui social del terrorismo, il portale di monitoraggio della galassia jihadista SITE sostiene che la migrazione dei sostenitori dell’Isis su altre piattaforme online non finirà qui, coinvolgendo altri servizi come Qwitter, Diaspora e Friendica, sempre alla ricerca di un “rifugio stabile” per le proprie attività di propaganda.

Secondo la direttrice del portale statunitense, Rita Katz, questo fenomeno “migratorio” dei seguaci dell’Isis e di altri gruppi jihadisti su varie piattaforme online si sta comunque rivelando utile nel contrasto alle organizzazioni terroristiche. I differenti livelli di coinvolgimento offerti da questi servizi, le diverse possibilità di collaborazione con le autorità e il minore grado di protezione dei profili dall’intervento dei gestori delle piattaforme stesse si sta infatti ritorcendo contro gli addetti alla propaganda di questi gruppi.

Se la moltiplicazione dei profili e degli strumenti social rende difficile rintracciare i canali di comunicazione dei jihadisti per le autorità, ne limita anche la capacità di penetrazione tra il pubblico e di conseguenza la diffusione del messaggio terroristico. Secondo Katz, “né l’Isis né al-Qaeda avevano un piano B in caso di azzeramento dei canali Telegram”. La direttrice di SITE sostiene infatti che le due organizzazioni non avevano alcun motivo per prepararsi a questa eventualità, avendo operato per anni sulla piattaforma senza subire, fino allo scorso mese, danni concreti dalle contromisure adottate dalle autorità.

Ora, i gruppi jihadisti stanno guardando sempre più a una nuova app di messaggistica online, RocketChat, che dalla sua fondazione nel 2015 ha ormai raggiunto i 10 milioni di utenti. A dicembre dello scorso anno, il canale di propaganda Nashir aveva invitato i seguaci dell’Isis a iscriversi su questo social, annunciando la pubblicazione del materiale “prima su RocketChat e poi su Telegram”.

Secondo SITE, questa piattaforma potrebbe potenzialmente sostituire Telegram come principale mezzo di diffusione online del materiale dell’Isis. Su questo social sono arrivati infatti in poco tempo diversi canali legati al sedicente Stato Islamico, come Khilafah News, Just Terror, Halummu e Shumukh al-Islam, oltre ad Amaq. Al momento, la difficoltà di contrastare la presenza del gruppo su questo social deriva dalla possibilità di creare canali che non possono essere rimossi dalla piattaforma, ma soltanto dai loro creatori. L’Isis gestisce così da oltre un anno un proprio server su RocketChat, che non è stato ancora rimosso. Inoltre, il gruppo terroristico ha istituito un’unità apposita dedicata alla propaganda e allo sviluppo tecnico degli strumenti rivolti ai sostenitori dell’organizzazione.

La battaglia non si esaurisce certo con la cancellazione dei profili social legati all’organizzazione, ma le attività di contrasto condotte nell’ultimo anno mostrano che tagliare le nuove teste di l’Idra jihadista può contribuire se non a debellare almeno a limitare il fenomeno, se non altro dal punto di vista propagandistico.

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