Torna il terrore degli attentati in Europa. E mentre Erdogan fa la guerra ai curdi, l’Isis recupera nuova linfa (di Giulio Gambino)

Un duplice attentato a Londra e L'Aja fa piombare l'Europa ancora una volta nel terrore. A un anno dall'attacco di Strasburgo che causò la morte di Antonio Megalizzi. Intanto Erdogan continua la sua battaglia personale contro i curdi. Ma in questo caos Isis ha trovato una nuova linfa. Il punto del direttore di TPI Giulio Gambino

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 30 Nov. 2019 alle 02:10 Aggiornato il 14 Gen. 2020 alle 12:45
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Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Torna il terrore in Europa. Con un duplice attentato, a Londra e a L’Aja. Le autorità: “trattiamo entrambi gli avvenimenti come fatti di terrorismo“. Il primo attacco, a London Bridge, ha causato 3 morti (compreso l’aggressore): un uomo armato di coltello ha aggredito i passanti. Nelle stesse ore una simile aggressione è avvenuta a L’Aja. Il bilancio: tre minori feriti in un accoltellamento nella principale via dello shopping della città. L’attentato in Gran Bretagna è stato rivendicato dall’Isis.

Torna la paura. E la mente corre subito a quegli atti di terrore che tra il 2014 e il 2018 hanno insanguinato il Vecchio Continente, tra cui in particolare la Francia. Ma anche il Belgio, la Germania, il Regno Unito, la Svezia, etc. Restano impressi i tragici momenti di quel venerdì 13 novembre 2015, giorno degli attentati multipli a Parigi. O quella sera di dicembre del 2016, attacco al mercatino di Natale a Berlino. Oppure la strage sul lungomare di Nizza, nel luglio dello stesso anno. Solo per citarne tre.

L’ultimo attentato in Europa quasi un anno fa, a Strasburgo, nel dicembre 2018, che tra l’altro costò la vita ad Antonio Megalizzi. (Per la verità, nel corso degli ultimi dodici mesi, sono avvenuti diversi attacchi di matrice terroristica in Europa, tra cui Utercht, Parigi e altri ancora, anche se non così eclatanti).

E con il terrore torna sulle pagine dei giornali anche quel gergo di cui avevamo fatto volentieri a meno negli ultimi mesi: “L’aggressore era stato segnalato, l’attentatore era stato schedato, il sospetto è in fuga”. Non solo: con la paura torna anche quella ‘molteplicità d’attacchi su scala‘ già vissuta in alcuni notti buie d’Europa. E subito spunta una mappa (vedi foto in fondo all’articolo) come non se ne vedevano da un po’, a indicare la ‘contemporaneità degli attacchi‘ in corso, su più fronti, da Londra a L’Aja, con un allarme-psicosi (poi rientrato) a Parigi per un ordigno in una borsa alla stazione Gare du Nord.

L’Onu aveva già segnalato, con un rapporto risalente allo scorso agosto, della possibile minaccia di nuovi attentati terroristici Isis in Europa entro la fine del 2019. La nostra Benedetta Argentieri, che si trova in Siria da quasi due mesi e che per TPI tiene un diario quotidiano, stamattina scrive: “… ‘Ma che cosa vi aspettavate?’… : è questa la prima reazione delle persone nel nord est della Siria alla notizia dell’attentato a Londra, seguito dall’attacco a L’Aja. Non c’è nessuna sorpresa, anzi”.

Il terrore è tornato in Europa, ma qui tutti sapevano che sarebbe successo. In molti l’avevano predetto fin dai primi giorni dell’inizio di questa nuova ondata di guerra. D’altronde l’invasione turca cominciata il 9 ottobre non ha fatto altro che rinvigorire gli animi dell’Islam radicale. A causa dell’invasione, il focus delle FDS – Forze Democratiche Siriane, si è spostato dal combattere lo Stato Islamico, ancora ideologicamente molto forte in molte zone della Siria e dell’Iraq, a quello di difendersi dai turchi e le sue milizie. In questo caos Isis ha trovato una nuova linfa“[continua a leggere Argentieri dalla Siria…].

Come riportato dal Site, l’attacco di Londra è stato rivendicato dall’Isis. Report dello Stato Islamico definiscono l’aggressore del London Bridge un suo “combattente”. C’è da chiedersi se l’ondata di terrore che ha colpito l’Europa continentale in questa notte di venerdì 29 novembre 2019 sia o meno il segnale del ritorno di un germe del terrore targato Stato Islamico.

Un fatto da segnalare, benché non strettamente correlato ai fatti avvenuti nel Regno Unito e nei Paesi Bassi ieri notte, è questo: a quasi due mesi dall’offensiva di Erdogan nel nordest della Siria contro i curdi, messa in moto ‘grazie’ all’uscita di scena degli Stati Uniti di Trump dalla regione, avvengono due nuovi attentati in Europa. Quasi in contemporanea.

Del resto non si può dire che in queste ultime settimane non si sia parlato della potenziale minaccia dei miliziani dell’Isis, messi in fuga proprio a causa del nuovo disordine generato dall’offensiva dell’esercito turco contro i curdi nel nord est della Siria. Già un mese fa era stato lanciato l’allarme: “soldati Isis in fuga dalle carceri curde colpite da Erdogan: 2mila foreign fighters pronti a tornare in Europa“.

Difficile ad ogni modo che la responsabilità di entrambi questi recenti attacchi, nella loro entità e nelle loro conseguenze, ricada sull’Isis così come lo avevamo imparato a conoscere in passato. Ma è vero che quella organizzazione terroristica non ha solo perso potere sul territorio e la sua forza militare, ma anche la sua potenza comunicativa.

Oggi c’è un nuovo leader dell’Isis dopo la morte di Al-Baghdadi: ne ha scritto il nostro Andrea Lanzetta in questo articolo di approfondimento. E c’è il nord della Siria in subbuglio, come riporta da ormai due mesi sul campo nel suo diario dal Rojava Benedetta Argentieri (qui il suo diario completo su TPI).

È dunque invero che “Trump ha dato il via libera alla più atroce pulizia etnica del 21esimo secolo“, come denunciamo in questo nostro articolo? L’azione militare di Erdogan contro i curdi ha fatto sì che l’ideologia terroristica dell’Isis abbia riacquisito “nuova linfa” con il vuoto geopolitico venutosi a creare in una regione cruciale del Medio oriente?

Oggi Ain Issa, principale centro dell’amministrazione autonoma curda, è una città fantasma sotto l’assedio delle forze turche. Intanto, mentre gli abitanti abbandonano case e negozi, i miliziani dell’Isis scappano dal carcere. 

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