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Israele proroga la detenzione degli attivisti della Global Sumud Flotilla. Avvocati denunciano “maltrattamenti e abusi”

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Saif Abu Keshek e Thiago de Avila durante la conferenza stampa tenuta il 12 aprile 2026 a Barcellona, in Spagna, prima della partenza della Global Sumud Flotilla per la Striscia di Gaza. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Saif Abu Keshek e Thiago de Avila sono stati arrestati illegalmente il 30 aprile scorso in acque internazionali al largo delle coste dell'isola greca di Creta. Resteranno nel carcere di Shikma ad Ashkelon per altri 5 giorni

La detenzione dei due coordinatori della Global Sumud Flotilla, Saif Abu Keshek e Thiago de Avila, arrestati illegalmente al largo di Creta dalle forze armate di Israele (Idf), è stata prorogata oggi di altri cinque giorni da un tribunale dello Stato ebraico, che ne ha decretato la permanenza in carcere dove, secondo l’ong arabo-israeliana Adalah, subiscono “maltrattamenti e abusi psicologici”, negati dalle autorità di Tel Aviv.

Il calvario giudiziario
Saif Abu Keshek ha origini palestinesi ma possiede la doppia cittadinanza spagnola e svedese, mentre Thiago de Avila è cittadino brasiliano. Entrambi erano stati fermati il 30 aprile scorso insieme ad altri 175 attivisti al largo delle coste greche, mentre a bordo di 22 imbarcazioni cercavano di raggiungere la Striscia di Gaza per protestare contro l’embargo del territorio costiero e gli ostacoli all’afflusso di aiuti umanitari alla popolazione civile. Tutti i fermati, di diverse nazionalità, erano stati rilasciati in Grecia a seguito di un accordo tra Atene e Israele. I due, invece, sono stati gli unici a essere trasferiti sulle navi militari dell’Idf e poi incarcerati in un centro di detenzione israeliano perché sospettati di legami con Hamas, un’accusa respinta sia dagli attivisti che dal governo della Spagna.
Saif Abu Keshek e Thiago de Avila erano comparsi per la prima volta il 2 maggio di fronte al tribunale di Ashkelon, in Israele, con le catene ai piedi. Entrambi sono stati sottoposti a fermo amministrativo e dal loro arresto sono in sciopero della fame. La loro detenzione era stata confermata fino a oggi, martedì 5 maggio, quando la Corte presieduta dal giudice Yaniv Ben Harush ha decretato un’ulteriore proroga di 5 giorni. La prossima udienza è prevista entro lunedì 11 maggio.
Gli avvocati dell’ong Adalah, Hadil Abu Saleh e Lubna Touma, hanno denunciato in aula l’illegalità dell’intero procedimento, contestando la giurisdizione dello Stato ebraico su presunti reati commessi da cittadini stranieri in acque internazionali. “Così il tribunale dà mano libera a Israele per rapire un cittadino straniero di qualsiasi Paese”, ha dichiarato in aula Hadil Abu Saleh. Il ricorso al fermo amministrativo sulla base di sospette minacce alla sicurezza di Israele, secondo i legali dell’ong, costituisce una “ritorsione” contro gli attivisti, di cui hanno chiesto l’immediato e incondizionato rilascio. Una richiesta arrivata anche dal governo della Spagna, di cui Saif Abu Keshek è cittadino, che secondo il premier Pedro Sánchez è stato “rapito illegalmente dal governo Netanyahu”.

Le denunce di maltrattamenti
Secondo l’ong arabo-israeliana Adalah, i cui legali hanno potuto visitare Saif Abu Keshek e Thiago de Avila nel carcere di Shikma ad Ashkelon, entrambi sono stati sottoposti ad “abusi psicologici e maltrattamenti”, un’accusa respinta dalle autorità di Israele. I due uomini, secondo l’ong, sono tenuti in isolamento, in regime di massima sicurezza, in celle “molto piccole e fredde”, dotate di una “illuminazione intensiva permanente, anche di notte”, dormono su “un sottile materassino di plastica” e vengono sistematicamente bendati, persino durante le visite mediche, quando devono essere spostati. “Bendare un paziente durante una visita medica è una palese violazione degli standard etici medici”, denuncia l’ong Adalah.
Inoltre, secondo i suoi legali, i due attivisti hanno subito “fino a otto ore di interrogatori”, “minacce di morte o di marcire in galera per 100 anni”. “La maggior parte degli interrogatori”, denuncia poi l’ong, si è concentrata sulla flottiglia, definita “una pacifica missione umanitaria, il che conferma che la detenzione è un tentativo di criminalizzare gli aiuti umanitari e la solidarietà” verso i palestinesi. “Sotto interrogatorio gli chiedono della sua infanzia e di cosa fanno gli altri attivisti”, ha detto oggi in aula Hadil Abu Saleh, riferendosi al suo assistito Thiago de Avila. “È una vera e propria caccia alle streghe, indagano su cose che non ha fatto e di cui non sa assolutamente nulla”, ha aggiunto Lubna Touma, riferendosi al suo assistito Saif Abu Keshek. “È in sciopero della fame e gli rifiutano l’acqua. Si tratta di un chiaro tentativo di criminalizzare un’azione del tutto legittima per la distribuzione di aiuti umanitari”.

I racconti degli attivisti
Le autorità israeliane negano ogni abuso ma gli stessi attivisti avevano riferito a diplomatici, avvocati e familiari le condizioni della propria detenzione durante il sequestro avvenuto in mare. Durante la cattura, secondo quanto denunciato dai suoi legali che lo hanno visitato in carcere, Thiago de Avila “è stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere i sensi due volte”. Un funzionario dell’ambasciata brasiliana, secondo quanto riferito ai media del suo Paese dalla moglie Lara Souza, ha denunciato la temporanea cecità provocata all’occhio sinistro dell’attivista a causa delle ferite riportate e la negazione dell’assistenza medica da parte delle autorità israeliane.
Al console brasiliano, che era andato a trovarlo in carcere, l’attivista della Global Sumud Flotilla ha denunciato dolori in tutto il corpo, soprattutto alla mano e alla spalla, e ha affermato che i soldati israeliani lo avevano minacciato di gettarlo in mare e di prendere di mira sua moglie e la figlia di due anni.
Abu Keshek, secondo quanto riferito dai suoi avvocati, è stato costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento di una nave militare israeliana per due giorni, bendato e con le mani legate dietro la schiena. L’uomo, secondo quanto rivelato ai media spagnoli dalla moglie Sally Issa, si trovava a bordo di un’imbarcazione di scorta e non aveva intenzione di recarsi a Gaza ma è rimasto “sotto shock” quando è stato arrestato.

LEGGI ANCHE: [Cogito Ergo Sumud Flotilla: la lezione civile della missione umanitaria per Gaza]
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