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Covid, primo caso di ri-contagio negli Usa: 25enne si ammala due volte, la seconda è più grave

Le due infezioni a sei settimane di distanza. I dubbi degli scienziati sull'immunità

Di Anna Ditta
Pubblicato il 13 Ott. 2020 alle 08:44 Aggiornato il 13 Ott. 2020 alle 08:46
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Credit: Ansa

Un 25enne del Nevada, negli Stati Uniti, è stato contagiato due volte dal nuovo Coronavirus. Lo scrive la rivista scientifica The Lancet che conferma con il suo studio il primo caso di ri-contagio di Covid negli Usa. La seconda volta in cui il giovane si è ammalato, l’infezione si è manifestata in forma più grave.

Le due rilevazioni di positività del paziente si sono verificate a sei settimane di distanza. La prima volta il 25enne era risultato positivo ad aprile. Aveva sofferto tutti i sintomi dell’infezione: mal di gola, tosse, diarrea, nausea. Le sue condizioni sono migliorate e il doppio tampone ha dato esito negativo. Alla fine di maggio, tuttavia, il giovane è tornato a sentirsi male, con sintomi più gravi. Dopo essere stato ricoverato per insufficienza respiratoria, è risultato di nuovo positivo.

Il ragazzo si è ripreso, ma il suo caso ha sollevato interrogativi nella comunità scientifica sull’effettiva capacità degli individui di sviluppare una immunità al Covid. Il 25enne non soffriva infatti di alcun disturbo, neanche a livello immunitario, che lo rendesse più vulnerabile al virus.

L’immunità al Covid-19

I casi di ri-contagio sono rari, al momento nel mondo ne sono stati documentati solo cinque, secondo quanto riporta il Guardian. Inoltre, ancora non si conosce come e perché questo avvenga. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie negli Usa attualmente sostengono che chi è guarito dal Covid-19  generalmente sembra essere immune per tre mesi, ma il caso appena documentato smentisce la tesi.

“Non sappiamo molto sull’immunità al Covid-19, ci sono stati diversi casi di ri-contagio”, ha dichiarato ieri Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, nel suo briefing sulla pandemia di Coronavirus. “La maggior parte delle persone infettate dal virus sviluppa una risposta immunitaria entro le prime settimane, ma non sappiamo quanto sia forte o duratura questa risposta immunitaria, o come differisca per persone diverse” ha aggiunto l’esperto.

Due giorni fa Twitter ha segnalato un “cinguettio” in cui il presidente statunitense Donald Trump, annunciava di essere diventato immune al Covid-19, perché il tweet violava le regole “sulla diffusione di informazioni fuorvianti e potenzialmente dannose relative al Covid-19”. Trump aveva scritto che i medici della Casa Bianca hanno dichiarato che “non può né trasmettere né ricevere” il virus.

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