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Attentati in Sri Lanka, le vittime salgono a 359. Oggi giornata di lutto nazionale

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 23 Apr. 2019 alle 07:55 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:12
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Immagine di copertina
La disperazione dei parenti delle vittime degli attentati di Pasqua in Sri Lanka (Credits: Jewel Samad/Afp)

Aggiornamento 26/04/19: Il bilancio dei morti dell’attacco del 21 aprile è stato rivisto al ribasso ed è pari a 253 e non più di 359 come era stato annunciato.

Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime dell’attentato di Pasqua in Sri Lanka, quando sette kamikaze si sono fatti esplodere in chiese e alberghi di lusso provocando una strage.

A due giorni dai tragici eventi di Colombo, capitale cingalese, il numero dei morti è salito a 359. Circa 500 le persone rimaste ferite negli attacchi esplosivi.

Tra le vittime ci sono anche molti stranieri, circa una trentina, provenienti da circa 11 paesi diversi: India, Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Svizzera, Spagna, Australia, Cina, Olanda, Giappone e Portogallo.

Tra loro, ha precisato la Farnesina, al momento non c’è nessun cittadino italiano. Sono morti, invece, tre dei quattro figli di Anders Holch Povlsen, il patron della nota casa di abbigliamento e cosmesi Asos.

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La polizia locale ha dichiarato che le esplosioni sono state più di sette: dunque, oltre ai kamikaze, sono state utilizzate anche vetture cariche di esplosivo. Come quella che è esplosa lunedì 22 aprile, sempre a Colombo, durante le operazioni di disinnesco. Per fortuna, in quell’occasione, non ci sono stati feriti. Ma solo tanta paura. [il video dell’esplosione]

Il premier dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe, ha avvertito che sono possibili nuovi attacchi nel Paese perché agli inquirenti risulta che ci sia altro esplosivo e altri terroristi ancora in giro.

Finora, sono 40 le persone arrestate in Sri Lanka. Sono tutti di nazionalità cingalese. Tra queste, anche l’autista di un furgone che sarebbe stato usato dai kamikaze e il proprietario di una casa dove alcuni di loro avrebbero vissuto.

Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha dichiarato per martedì 23 aprile il lutto nazionale. In giornata, inoltre, il presidente incontrerà i rappresentanti diplomatici per sollecitare e organizzare gli aiuti internazionali, anche nelle indagini.

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Sirisena, inoltre, ha istituito lo stato d’emergenza: sono stati così attribuiti all’esercito speciali poteri di polizia. Che consistono nella possibilità, per i militari, di fermare e arrestare sospetti. Poteri che l’esercito non aveva dalla fine della guerra civile.

Secondo quanto raccolto finora dalla polizia cingalese, infatti, dietro gli attacchi ci sarebbe un gruppo jihadista locale, il National Thowheed Jamath. Si tratterebbe dunque, secondo le accuse dell’esecutivo, di terrorismo islamico, anche se dall’organizzazione non è arrivata ancora alcuna rivendicazione.

In ogni caso, la polizia ritiene che il National Thowheed Jamath non abbia agito da solo, in quanto si tratta di un’organizzazione troppo piccola. Le indagini, dunque, sono volte a scoprire la “rete internazionale” che ha aiutato il gruppo jihadista e “senza la quale questi attacchi non sarebbero riusciti”, come spiegato dal sottosegretario al governo Rajitha Senaratne.

L’esecutivo ha ammesso anche che gli attentati della domenica di Pasqua sono avvenuti a causa di “grosse falle” nel sistema di intelligence, che già qualche settimane fa aveva rilevato il pericolo di attacchi kamikaze nel paese.

Sri Lanka, il video dell’esplosione nella chiesa di Sant’Antonio

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