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“Luca era una forza della natura”: il sindaco di Limbiate ricorda l’ambasciatore ucciso in Congo

L'ambasciatore Luca Attanasio era originario di Limbiate, in provincia di Monza e Brianza

Di Anna Ditta
Pubblicato il 22 Feb. 2021 alle 18:28
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Immagine di copertina
Luca Attanasio

L’ambasciatore ucciso in Congo, Luca Attanasio, “era una forza della natura”. A dirlo è Antonio Romeo, sindaco di Limbiate, il paese di origine di Attanasio che osserverà il lutto cittadino per la sua tragica morte del giovane diplomatico nella Repubblica Democratica del Congo, a seguito di un attacco contro un convoglio delle Nazioni Unite.

Luca Attanasio (qui la sua biografia) è stato ucciso a 43 anni insieme a un militare dell’Arma dei Carabinieri, il trentenne Vittorio Iacovacci (qui la sua storia), e all’autista del convoglio Onu. L’ambasciatore lascia la moglie Zakia Seddiki (qui il profilo) e tre figlie piccole.

Luca Attanasio, il ricordo del sindaco di Limbiate

Romeo ha definito Attanasio “un esempio per i nostri ragazzi che, passando dalle scuole pubbliche e partendo dal paese, grazie alla dedizione e alla passione aveva fatto carriera”. Il sindaco di Limbiate lo ricorda come “un ragazzo sempre sorridente, lo chiamo ragazzo anche se era un uomo perché per me era sempre tale, giovanile, molto magro. Gli dicevo ‘ma quando vai alle cerimonie si accorgono che sei ambasciatore?”.

Attanasio era rimasto molto legato alle sue origini e tornava spesso a Limbiate con la moglie e le tre figlie. “Era una persona semplicissima”, spiega il sindaco, “quando passava  trovava sempre un quarto d’ora per venire da me a bere un caffè, poi ci sentivamo spesso via messaggio. Io non so come fosse come ambasciatore, ma so che era un grande uomo e per questo sono sicuro che avrebbe fatto una grande carriera”.

“Era bravo nei rapporti con le persone”, aggiunge il primo cittadino di Limbiate, “aveva un tono di voce molto rilassato. Anche se aveva fatto carriera, era rimasto il ragazzo dell’oratorio e quando veniva qui trascorreva il tempo coi suoi amici, ma solo quelli più stretti sapevano che era diventato ambasciatore. Di lui sul giornalino del Comune avevamo pubblicato un solo articolo, quando aveva vinto il premio Nassyria”.

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