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Home » Esteri

Migliaia di persone hanno firmato una petizione per chiedere all’UE di proteggere Francesca Albanese dalle sanzioni Usa

Immagine di copertina
Credit: AGF

"Difendiamo i difensori" è il titolo della petizione lanciata da Courage International AISBL

Courage International AISBL ha lanciato una petizione per chiedere all’Unione Europea di proteggere Francesca Albanese dalle sanzioni che gli Stati Uniti hanno inflitto alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati in seguito alla pubblicazione del rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” nel quale la relatrice Onu ha elencato decine di aziende che traggono profitto dall’occupazione israeliana e dal genocidio a Gaza. Le sanzioni statunitensi, infatti, impediscono a Francesca Albanese di aprire un conto corrente o avere una carta di credito.

Per questo motivo Courage International AISBL, associazione internazionale non governativa dedita alla difesa della libera circolazione delle informazioni, della libertà di espressione, della libertà di stampa e del diritto alla privacy, ha aperto una petizione dal titolo “Vogliamo giustizia! Difendiamo coloro che difendono!” che in pochi giorni è stata firmata da migliaia 
di persone. Nella petizione si chiede alla Commissione Europea di attivare “immediatamente lo Statuto di blocco” e di aggiornare “il suo allegato per includere il Decreto esecutivo 14203. Proteggete Albanese. Proteggete i giudici della CPI. Difendete il diritto internazionale”.

Lo Statuto di blocco è una sorta di scudo legale progettato dall’UE per proteggere soggetti ed entità europei dagli effetti extraterritoriali di provvedimenti stabiliti da Paesi terzi. Anche il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nei giorni scorsi aveva chiesto all’Europa di attivare il meccanismo di protezione sia nei confronti della relatrice Onu che per i membri 
della Corte Penale Internazionale. Francesca Albanese ha commentato sui social l’iniziativa 
di Courage scrivendo: “Di fronte all’incapacità dell’ONU e alla riluttanza dell’Italia a proteggermi dall’impatto delle sanzioni statunitensi in Europa, sono lieta che Courage stia agendo per difendere me, i giudici/procuratori della CPI e le organizzazioni palestinesi per i diritti umani”.

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