L’Iran ha rilasciato su cauzione la Premio Nobel per la pace Narges Mohammadi per motivi di salute
L’attivista 54enne, da tempo afflitta da gravi problemi cardiaci e in carcere dal dicembre scorso, è stata autorizzata a ricevere cure mediche a Teheran. Ma non è ancora fuori pericolo
La premio Nobel per la pace 2023 Narges Mohammadi, detenuta in Iran dallo scorso dicembre, è stata rilasciata su cauzione dalle autorità della Repubblica islamica perché afflitta da gravi problemi di salute, e ieri è stata trasferita nella capitale Teheran “per essere curata dalla équipe medica” che l’ha sempre seguita.
La notizia è stata confermata sia in un post pubblicato social dal suo avvocato in Iran Mostafa Nili sia da una nota diramata dalla Fondazione Narges Mohammadi, secondo cui “dopo 10 giorni di ricovero” in un ospedale della provincia nord-occidentale di Zanjan dove era detenuta, la donna “ha ottenuto una sospensione condizionale della pena per motivi di salute dietro pagamento di una cospicua cauzione”, il che ha permesso di trasferire l’attivista in ambulanza all’ospedale Pars della capitale.
Una vita “appesa a un filo”
La donna però non è ancora fuori pericolo. “La vita di Narges Mohammadi è appesa a un filo”, ha denunciato il marito Taghi Rahmani dal suo esilio nella capitale francese in una nota diramata su Telegram. “Attualmente è ricoverata in ospedale a seguito di un grave malore, ma un trasferimento temporaneo non è sufficiente. Narges non deve mai più essere rimandata nelle condizioni che le hanno causato il danno alla salute”, ha sottolineato. “Chiediamo l’immediata revoca di tutte le condanne ingiuste a suo carico e l’archiviazione di ogni accusa pretestuosa usata per metterla a tacere. La sua libertà è una questione di vita o di morte, non solo per Narges, ma per ogni prigioniero di coscienza che ancora languisce ingiustamente nelle carceri iraniane”.
In carcere, secondo la sua famiglia Narges Mohammadi ha subito due attacchi di cuore: il primo lo scorso 24 marzo e un altro il 1° maggio, quando la premio Nobel per la pace iraniana si è sentita male nella sua cella del carcere di Zanjan, dove ha perso conoscenza in due occasioni ravvicinate a causa del crollo della pressione sanguigna. Solo allora, dopo le tante richieste negate della famiglia, le autorità iraniane hanno autorizzato il trasferimento d’urgenza in ospedale. L’attivista 54enne, secondo quanto denunciato la scorsa settimana dalla sua legale a Parigi Chirinne Ardakani, è ancora in pericolo di vita, ha perso 20 chili in carcere, ha difficoltà a parlare ed è “irriconoscibile” rispetto alle condizioni precedenti al suo ultimo arresto.
L’ultimo decennio di lotte
Negli ultimi 25 anni, Narges Mohammadi è stata ripetutamente condannata e imprigionata per il suo attivismo contro la pena di morte e il rigido codice di abbigliamento imposto alle donne iraniane. La scorsa settimana anche l’amministrazione degli Stati Uniti, per bocca del sottosegretario di Stato per i diritti umani Riley Barnes, aveva esortato l’Iran a rilasciarla e a “fornirle le cure di cui ha bisogno”. Il suo ultimo arresto era avvenuto prima dello scoppio delle ultime proteste represse a gennaio nel sangue dal regime. L’attivista è tornata in carcere a metà dicembre per aver osato criticare la Repubblica islamica durante una cerimonia funebre tenuta a Mashhad, in omaggio dell’avvocato Khosrow Alikordi, legale di diversi detenuti politici, trovato morto in casa in circostanze mai chiarite. Così, a febbraio, Narges Mohammadi è stata condannata a scontare sei anni di carcere nel penitenziario di Zanjan per aver “attentato alla sicurezza nazionale”, più un altro anno e mezzo per “propaganda contro il sistema islamico”.
Insignita del Premio Nobel per la pace nel 2023, in particolare per la sua lotta contro la pena di morte, Narges Mohammadi ha trascorso la maggior parte dell’ultimo decennio in carcere. Complessivamente, con le ultime sentenze, l’attivista 54enne è stata condannata a 44 anni di carcere, a subire 154 frustate e una serie di altre sanzioni amministrative e limitazioni dei diritti politici, per varie accuse, tra cui “propaganda contro lo Stato” e “azioni contro la sicurezza nazionale”. Attualmente rischia almeno altri 17 anni di reclusione. Durante le sue precedenti detenzioni era stata anche picchiata dalle guardie carcerarie. D’altronde il regime di Teheran sa bene che Narges Mohammadi rappresenta uno dei volti più riconoscibili del movimento “Donna, Vita, Libertà”, una voce che non si è mai rassegnata al silenzio e continua a lottare, anche da un letto di ospedale.