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Home » Esteri

L’Ue sanziona i coloni violenti in Israele e i leader di Hamas. Il premier Netanyahu: “Bancarotta morale dell’Europa”

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Il premier di Israele Benjamin Netanyahu. Credit: CNP/AdMedia/SIPA / AGF

I ministri degli Esteri dei 27 hanno raggiunto un accordo dopo mesi di stallo, colpendo quattro organizzazioni israeliane e 12 esponenti del gruppo terroristico palestinese. Spagna, Francia e Svezia chiedevano misure ben più dure contro Tel Aviv. Ma l'intesa finale è il frutto di una mediazione al ribasso. Ecco chi sono (e cosa fanno) i soggetti sanzionati

I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno raggiunto ieri un accordo per sanzionare quattro organizzazioni e tre leader dei coloni israeliani coinvolti nelle violenze contro i palestinesi e 12 esponenti di rilievo di Hamas, scatenando la reazione sdegnata del governo di Tel Aviv malgrado si siano astenuti dall’intraprendere ulteriori azioni contro Israele come richiesto da diversi Stati membri.
“Oggi abbiamo raggiunto un accordo politico per sanzionare i coloni e le entità estremiste israeliane. Questo si accompagna a nuove sanzioni contro figure di spicco di Hamas. Ciò significa che usciamo dallo stallo politico che persisteva da tempo. La violenza e l’estremismo hanno delle conseguenze”, ha commentato in conferenza stampa la vicepresidente della Commissione Ue e Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas. “Abbiamo inoltre discusso delle questioni commerciali, in particolare della limitazione degli scambi con gli insediamenti israeliani illegali. Molti Stati membri hanno quindi sollecitato un maggiore impegno in tal senso. Continueremo pertanto a collaborare con la Commissione per presentare delle proposte”.
Le sanzioni erano state bloccate per mesi dal veto del governo dell’Ungheria guidato dall’ex premier Viktor Orbán. Ma la vittoria di Péter Magyar alle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile scorso ha aperto la strada a un accordo politico su queste sanzioni, che includono il congelamento dei beni nell’Unione e il divieto di ingresso nell’Ue ai soggetti colpiti dal provvedimento.

Chi è stato sanzionato
Le sanzioni dell’Ue colpiscono le organizzazioni  Amana, HaShomer Yosh, Regavim e Nachala; e i cittadini israeliani Avichai Swissa, ex capo di HaShomer Yosh; Meir Deutsch, direttore di Regavim; e Daniela Weiss, storica figura di spicco di Nachala. L’elenco dei membri di Hamas sanzionati dall’Ue, descritti dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot come “i principali leader” dell’organizzazione terroristica, non è invece ancora stato reso noto.
Descritta dal dipartimento del Tesoro statunitense come “una componente chiave del movimento estremista israeliano dei coloni”, l’Amana è una delle organizzazioni più potenti dal punto di vista finanziario e politico capace di influenzare la creazione di insediamenti e avamposti illegali nei territori palestinesi. Con un patrimonio stimato in circa 600 milioni di shekel (oltre 175 milioni di euro), secondo l’organizzazione israeliana PeaceNow, è considerata la “madre e il padre” di molti avamposti illegali e, negli ultimi anni, anche di “alcune aziende agricole abusive che sono diventate un fattore centrale nella violenza dei coloni contro i palestinesi”. L’associazione, che ha anche indirettamente ricevuto finanziamenti pubblici dalle istituzioni israeliane, ha finanziato e sostenuto fattorie e avamposti illegali che hanno portato all’espropriazione e all’espulsione dei palestinesi dalle proprie terre. Tanto che nel 2024, i governi di Regno Unito, Canada e Stati Uniti avevano imposto sanzioni all’Amana (queste ultime revocate a seguito dell’elezione di Trump a presidente). Ciononostante, l’organizzazione continua a lavorare per creare nuovi avamposti illegali. Ad esempio, alla cerimonia per l’inaugurazione del nuovo insediamento di Maoz Tzur, avvenuta ad aprile a ovest di Ramallah, hanno partecipato anche alcuni rappresentanti dell’organizzazione insieme al governatore del Consiglio regionale di Mateh Binyamin, Yisrael Gantz, che ha persino ringraziato i membri dell’Amana per il contributo dato alla fondazione di questa colonia.
Anche l’organizzazione HaShomer Yosh può contare su centinaia di volontari, principalmente adolescenti, che vivono in insediamenti agricoli illegali e assistono i proprietari terrieri nel pascolo, nel lavoro della terra e nell’espulsione sistematica dei palestinesi dalle aree circostanti. L’associazione organizza i suoi membri e fornisce loro attrezzature, vestiti, pasti e attività per i giovani. Con l’aiuto di questi volontari, un piccolo gruppo di coloni (di solito una famiglia e alcuni giovani) può creare un’azienda agricola, occupando anche centinaia di ettari di territorio e scacciando i contadini palestinesi dalle loro proprietà. A differenza dell’Amana, dal 2018 HaShomer Yosh ha ricevuto finanziamenti direttamente dal governo di Tel Aviv, in particolare dai ministeri dell’Agricoltura e del Negev e della Galilea, da cui ha incassato circa 8,37 milioni di shekel, pari a più di 2,44 milioni di euro. Nel 2024, anche quest’organizzazione era stata sanzionata dai governi di Regno Unito e Stati Uniti, anche se poi le sanzioni americane sono state revocate a seguito del ritorno di Donald Trump alla Casa bianca.
Regavim, da parte sua, è un’organizzazione che si impegna a promuovere l’espansione delle colonie e l’espropriazione di terreni di proprietà palestinese sia in Cisgiordania che all’interno di Israele, avendo presentato in questo senso decine di ricorsi in tribunale. Durante la guerra a Gaza poi, l’organizzazione ha sostenuto gli estremisti del movimento Tzav 9, impegnato a bloccare e interrompere l’afflusso di aiuti umanitari nella Striscia, motivo per cui quest’ultimo è stato sanzionato dall’Unione europea e dagli Stati Uniti nel 2024, anche se poi le sanzioni Usa sono state revocate con l’elezione di Trump.
Anche il movimento Nachala promuove gli insediamenti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, organizzando gruppi di coloni per fondare nuovi avamposti illegali. Nel maggio dell’anno scorso, il governo britannico ha imposto sanzioni a Nachala, accusata di essere “coinvolta nel facilitare, incitare, promuovere e fornire supporto logistico e finanziario per la creazione di avamposti illegali e lo sfollamento forzato di palestinesi in Israele e nei Territori occupati, attività che causano sofferenza psicologica ai palestinesi e che spesso sfociano in violenze perpetrate contro i palestinesi”.
Perché entrino in vigore queste sanzioni però sarà ancora necessaria una decisione formale da parte dei 27 Stati membri, anche se Israele ha già bollato questa decisione come “arbitraria” e frutto della “bancarotta morale” dell’Unione.

La reazione di Tel Aviv
“Mentre Israele e gli Stati Uniti si occupano del ‘lavoro sporco’ per l’Europa, combattendo per la civiltà contro i fanatici jihadisti in Iran e altrove, l’Unione europea ha rivelato la sua bancarotta morale tracciando un falso parallelo tra i cittadini israeliani e i terroristi di Hamas”, ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una nota diramata dal suo ufficio.
“L’Unione europea ha scelto, in modo arbitrario e politico, di imporre sanzioni a cittadini ed enti israeliani a causa delle loro opinioni politiche e senza alcuna base”, ha scritto invece sui social il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, definendo le sanzioni “completamente infondate”. “Israele ha sostenuto, sostiene e continuerà a sostenere il diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria”.
Per tutta risposta, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha invece chiesto l’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania occupata. “L’ipocrisia europea sta raggiungendo nuove vette. Nessuno costringerà Israele ad adottare una politica di suicidio nazionale”, ha scritto sui social il leader del partito di estrema destra Sionismo Religioso. “È ora di chiarire al mondo che chiunque tenti di indebolire il nostro controllo su queste terre subirà le conseguenze opposte. Continueremo a rafforzare gli insediamenti, ad approfondire la nostra presa sulla Terra d’Israele e a combattere il terrorismo senza paura”.

Compromesso
Malgrado la furiosa reazione di Israele però, le sanzioni imposte ieri dal Consiglio degli Esteri dell’Ue sono frutto di una mediazione che ha evitato provvedimenti ben più gravi contro Tel Aviv, richiesti da alcuni Stati membri. Il governo della Spagna, ad esempio, aveva esortato i partner europei ad andare oltre le semplici sanzioni contro i coloni violenti e le loro organizzazioni, pena la perdita della reputazione dell’Ue. “La politica estera di qualsiasi Paese, Unione europea compresa, si fonda sulla credibilità”, ha ricordato ieri il ministro degli Esteri di Madrid, José-Manuel Albares, il cui esecutivo chiede da tempo la sospensione dell’Accordo di associazione tra Ue e Israele, una richiesta respinta a fine aprile per l’opposizione di Italia e Germania.
Altri Paesi invece, come Francia e Svezia, avevano invece chiesto l’adozione di ulteriori misure per limitare o addirittura vietare completamente le esportazioni verso l’Unione di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani, considerati illegali ai sensi del diritto internazionale. “Riteniamo che l’Unione europea debba urgentemente aumentare la pressione su Israele per porre fine alla sua politica e alle sue pratiche di insediamento”, hanno scritto i due governi in una nota congiunta.
Da parte sua, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivelato che il Consiglio attende una proposta in questo senso da parte della Commissione Ue, che al momento però temporeggia. “L’ho richiesta ma la proposta non è ancora stata presentata”, ha dichiarato ieri alla stampa Kaja Kallas, tagliando corto.

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