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Home » Esteri

Italia e Germania impediscono lo stop all’accordo tra Ue e Israele. Tajani: “Proposta definitivamente accantonata”

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Antonio Tajani. Credit: Francesca Bolla / AGF

I ministri degli Esteri di Spagna, Irlanda e Slovenia accusavano Tel Aviv di violare i diritti umani fondamentali. Ma per sospendere l'accordo di associazione serviva l'unanimità

Il Consiglio dell’Unione europea non sospenderà l’accordo di associazione con Israele, come proposto da Spagna, Irlanda e Slovenia, a causa della contrarietà di un gruppo di Stati membri, tra cui Germania e Italia.
“La proposta di sospendere l’accordo commerciale con Israele è stata definitivamente accantonata”, ha precisato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine del Consiglio Esteri dell’Unione europea tenuto oggi in Lussemburgo. “Alla prossima riunione dei ministri dell’11 maggio si parlerà di altre iniziative che si possono fare e valuteremo”. “In Italia abbiamo sospeso la conferma automatica del memorandum sulla difesa con Israele”, ha aggiunto il leader di Forza Italia, ricordando la decisione annunciata la scorsa settimana dal Governo. “Le pressioni le stiamo facendo, ma devono essere pressioni sul governo, non sulla popolazione civile”. “Abbiamo una posizione diversa dalla Spagna perché la loro non ci sembra la via giusta”, ha concluso il vicepresidente del Consiglio. “La nostra posizione è identica alla Germania”.
Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva definito “inappropriata” la proposta di Spagna, Irlanda e Slovenia di sospendere l’accordo di associazione tra Ue e Israele. “Dobbiamo parlare con Israele delle questioni cruciali”, aveva annunciato Wadephul prima ancora della riunione. “Questo deve avvenire attraverso un dialogo critico e costruttivo con Israele”.
Con una lettera inviata nel fine settimana all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas, i ministri degli Esteri di Spagna, Irlanda e Slovenia, José Manuel Albares, Helen McEntee e Tanja Fajon, avevano accusato Israele di aver violato l’accordo di associazione con l’Ue. L’allargamento della pena di morte da parte della Knesset per alcuni reati se commessi da palestinesi e le azioni violente dei coloni israeliani in Cisgiordania, denunciava la missiva, costituiscono delle violazioni dei diritti umani fondamentali. Dal palco di Barcellona, dove si sono riuniti i principali leader progressisti globali, il premier spagnolo Pedro Sánchez aveva esortato l’Unione a porre fine all’accordo, dichiarando che “un governo che viola il diritto internazionale o i principi dell’Ue non può esserne un partner”.
Una proposta oggi accantonata dai governi dell’Unione, a causa della mancanza dell’unanimità tra i 27 Paesi membri e dell’esplicita contrarietà dei rappresentanti di Germania e Italia, a cui si sarebbero accodati quelli di Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria. Non è la prima volta però che succede: già a settembre il Consiglio europeo non era riuscito ad accordarsi su una proposta della Commissione europea volta a sanzionare alcuni ministri israeliani e a sospendere le clausole commerciali dell’accordo di associazione con Israele. Intanto l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ECI) “Giustizia per la Palestina”, lanciata il 13 gennaio scorso per “sospendere completamente l’Accordo di Associazione Ue-Israele” ha superato un milione e 150mila firme in tutta l’Ue.
L’intesa era stata firmata nel 1995 per agevolare gli scambi commerciali, fornire un quadro chiaro per il dialogo politico e promuovere la cooperazione scientifica, tecnologica e culturale bilaterale. L’Unione è il principale partner commerciale dello Stato ebraico, con oltre il 34% delle importazioni di Israele provenienti dall’Ue e il 28,8% delle esportazioni israeliane verso l’Ue. Nel 2024, secondo i dati della Commissione europea, gli scambi totali di merci tra le parti ammontavano a 42,6 miliardi di euro. Nel 2021 poi Israele ha anche aderito al programma Horizon, la principale iniziativa comunitaria di finanziamento per la ricerca e l’innovazione, beneficiando da allora di 1,11 miliardi di euro destinati a imprese, università ed enti pubblici israeliani, tra cui anche realtà collegate alle forze armate dello Stato ebraico.

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