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Home » Esteri

Draghi: “L’Europa va rifondata. Per la prima volta siamo soli”

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Mario Draghi è stato presidente della Bce dal 2011 al 2019 e presidente del Consiglio italiano tra il febbraio 2021 e il luglio 2022. Credit: AGF

Il discorso dell'ex premier ad Acquisgrana: "Il nostro rapporto con gli Usa è cambiato. Il mondo è diventato più duro, più frammentato e più mercantilista. Non abbiamo mai completato l'integrazione del mercato unico. Serve un grado di legittimità democratica che va costruito dalle fondamenta"

“Per la prima volta a memoria d’uomo” in Europa “siamo davvero soli, insieme”. Lo dice Mario Draghi intervenendo ad Aquisgrana, in Germania, alla cerimonia di consegna del Premio Carlo Magno, assegnatoli per il suo contributo alla Comunità europea. “Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più: è diventato più duro, più frammentato e più mercantilista”, osserva l’ex presidente del Consiglio italiano ed ex capo della Banca Centrale Europea.

Draghi descrive con amarezza il deterioramento delle relazioni tra Europa e Usa: “Oltre l’Atlantico – afferma – non possiamo più dare per scontato che i garanti dell’ordine post-bellico rimangano impegnati a preservarlo. Decisioni con conseguenze profonde per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente, ignorando le regole che gli Stati Uniti un tempo sostenevano. E per la prima volta dal 1949, gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli Usa non garantiscano più la nostra sicurezza nei termini che un tempo davamo per scontati”.

“Nemmeno la Cina – secondo l’ex premier – offre un’ancora alternativa: sta generando surplus industriali su una scala che il mondo non riesce ad assorbire senza svuotare la nostra base produttiva. E sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia”.

LEGGI ANCHE: Provenzano a TPI: “Ora è il momento di unirsi per battere la destra”

Draghi constata che “l’Ue non ha mai completato l’integrazione del mercato unico”. Poi elenca tre vulnerabilità che indeboliscono il vecchio continente: l’esposizione alla domanda esterna, la dipendenza strategica in primis nel campo dell’energia e l’arretratezza nelle “tecnologie che definiranno il prossimo decennio”.

“Quanto più l’Europa si addentra nella politica industriale e nelle tecnologie strategiche – sostiene – tanto più è difficile evitare il fatto esterno centrale della nostra epoca: il nostro rapporto con gli Stati Uniti è cambiato”. “L’Europa – sottolinea l’ex presidente della Bce – non può rimpatriare da sola ogni tecnologia critica” perché “il costo sarebbe proibitivo. Avremo bisogno di accordi preferenziali con partner fidati: garanzie di acquisto, standard comuni, investimenti condivisi e catene di approvvigionamento sicure”. Peraltro, aggiunge, “gli Stati Uniti rimarranno centrali in questo sforzo”: “Il Memorandum d’intesa Ue-Usa sui minerali critici ne è un primo esempio”.

Oggi però, sottolinea Draghi, i “negoziati” e i “compromessi” con la Casa Bianca non funzionano, quindi l’Ue deve essere capace di rispondere in modo maggiormente “assertivo”, per riportare il rapporto con Washington su basi “più eque”.

“Quello che ci frena – secondo l’ex premier – è la sicurezza”: “Un’alleanza in cui l’Europa dipende dagli Stati Uniti per la propria difesa è un’alleanza in cui la dipendenza in materia di sicurezza può estendersi a ogni altra negoziazione: commerciale, tecnologica, energetica”.

Ma “il cambiamento di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo”, osserva Draghi: “È anche un necessario risveglio. Se gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la difesa del nostro continente e dei nostri vicini, allora l’Europa deve anche acquisire maggiore autonomia nel modo in cui quella difesa è organizzata, e con quell’autonomia verrà una maggiore forza nelle sue relazioni commerciali ed energetiche”.

Nel suo intervento, l’ex numero uno dell’Eurotower delinea così le azioni che l’Ue dovrebbe intraprendere: “L’Europa – fa notare – dovrebbe espandere il commercio con il resto del mondo e diventare il principale difensore del sistema basato su regole”. “Abbiamo raggiunto un punto – conclude Draghi – in cui le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute nel quadro istituzionale che abbiamo ereditato. Alcune richiedono una scala che solo l’Europa può fornire. Altre richiedono un grado di legittimità democratica che va costruito dalle fondamenta”.

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