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Porti chiusi per i migranti, aperti per i mostri del mare: la tragedia sfiorata di Venezia mette in ridicolo Salvini e Toninelli

Immagine di copertina
Incidente tra una nave da crociera della 'Msc' e un battello gran turismo. Credits: Ansa

Venezia nave crociera | Incidente | 2 giugno | Msc opera | Nave crociera | Battello

VENEZIA NAVE CROCIERA –  Poteva essere una tragedia. Lo schianto. Il panico tra i passeggeri. La collisione avvenuta domenica 2 giugno nel canale della Giudecca a Venezia tra una nave da crociera e un battello turistico con a bordo 130 persone poteva finire molto peggio. Fortunatamente l’incidente si è concluso con qualche danno e quattro feriti. Ma l’annoso problema dietro tutto questo rimane: l’ingresso delle grandi navi nella fragilissima Venezia.

> Incidente al porto di Venezia,la ricostruzione del caso

E mentre lo slogan del vice premier leghista Matteo Salvini è “porti chiusi per i migranti”, per i giganti del mare i porti sono sempre aperti.

Nei giorni scorsi abbiamo visto aprire i porti di Genova e Cagliari per le navi saudite pronte a caricare armi di manifattura italiana utilizzate nella guerra in Yemen, nella Serenissima avviene invece l’ennesimo caso di una nave da crociera che invade il cuore storico di Venezia, a 150 metri dal Palazzo Ducale, senza neanche chiedere il permesso.

Un grattacielo galleggiante di 66mila tonnellate, 275 metri di lunghezza e 3mila persone in pancia. Di navi come questa, solo nell’ultimo anno, ne sono entrate due al giorno, portando un milione e mezzo di turisti a Venezia. Nonostante i turisti significhino soldi, anche il sindaco della città dei leoni, Luigi Brugnaro, dopo lo schianto si è subito affrettato a fare una dichiarazione contro le grandi navi.

Venezia nave crociera | No grandi navi

Qual è lo snodo fondamentale? Le navi, invece di fermarsi a Porto Marghera, entrano nel canale della Giudecca per attraccare in Marittima -ossia in città- passando dalla bocca di porto del Lido per ben due volte tra Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca stesso, provocando così un moto ondoso. Non è una novità, succede da anni.

Doveva proprio arrivare una tragedia sfiorata per riuscire a vedere la minaccia? Non bastava alzare il naso e guardare? Queste navi non sono proprio trasparenti. Immaginate un palazzo sul mare, le cui dimensioni sovrastano le case e le persone. Alcuni “no” all’entrata delle navi di grossa taglia gridavano vendetta da tempo, ma sono rimasti inascoltati.

Il “no” dei cittadini. Il comitato No Grandi Navi ha lanciato l’allarme anni fa: “Il traffico croceristico e dei traghetti a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate, che non solo creano importanti danni ambientali soprattutto in ecosistemi e città delicate come Venezia, ma sono estremamente nocive per la salute dei cittadini delle città portuali a causa dei loro gas di scarico: un vero pericolo per la città”.

Insomma, gli abitanti hanno le idee chiare: nel giugno 2017 il rifiuto delle navi-mostro si è delineato addirittura attraverso un referendum. Sebbene il referendum non avesse alcun valore legale, in più di 25mila persone erano andate a votare sulla questione. La città ha risposto in massa al quesito: “Vuoi che le navi da crociera restino fuori dalla Laguna di Venezia e che non vengano effettuati nuovi scavi all’interno della Laguna stessa?”. Un risultato eclatante: il  98,72 per cento delle persone barrando sul sì, aveva in realtà detto “no”. Una grande prova della volontà dei veneziani di lasciare fuori dalla laguna questi enormi hotel galleggianti.

Venezia nave crociera | Banksy

Il “no” di Banksy. Lo street artist britannico non è stato ammesso alla 58esima Biennale D’Arte a Venezia, ma la sua provocazione ha comunque lasciato il segno: travestito da venditore ambulante, ha esposto a Venezia un’opera in cui denuncia le grandi navi che deturpano la laguna. L’opera era una serie di quadri che composti formavano una grande nave. Mentre lui veniva cacciato, le grandi navi entravano tranquille tra le gondole.

> Banksy cacciato dalla Biennale di Venezia, rivolta social: “L’arte cacciata dal potere è metafora del nostro Paese”

Il “no” del fotografo Gianni Berengo Gardin . Lo avevano già detto in tanti che le navi erano un atroce rischio. Allora lui le aveva volute immortalare: il grande fotografo Gianni Berengo Gardin aveva fatto un reportage di denuncia sulle rotte azzardate dei mostri del mare che però non era riuscito a far esplodere l’attenzione nel 2013. Perché mentre all’estero era stato ripreso da tutti, dal Guardian al New York Times, in Italia aveva visto la luce solo con una timida pubblicazione su Repubblica e una mostra organizzata da Contrasto, con un’ombra di censura.

Venezia nave crociera | Inquinamento

Il “no” degli ambientalisti. La minaccia non è solo per gli incidenti e le collisioni, ma anche per l’ambiente. Basta pensare che, a parità di distanza percorsa, una nave da crociera emette agenti inquinanti pari a cinque milioni di automobili. Secondo l’organizzazione ambientalista NABU, “le navi non hanno alcuna tecnologia di riduzione dello scarico”. Quindi i rifiuti vanno tutti diretti in laguna. Ottimo.

Mentre gli slogan sui porti chiusi per i migranti alimenta l’odio razziale, la politica fa poco per tutelare i porti dall’invasione delle navi giganti. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in un’intervista al Messaggero dice basta allo “scaricabarile” e invita il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli ad esprimersi “non a breve” ma “subito”. Vedremo.

Il maestro della fotografia italiana Berengo Gardin la definisce “aggressione visuale”, ora è diventata anche fisica. I veneziani il 2 giugno hanno visto materializzarsi i timori di tante battaglie e adesso annunciano che “la pazienza è finita”. E la città si inizia ad organizzarsi per una manifestazione contro le grandi navi per sabato 8 giugno.

Non sarebbe meglio lasciare i porti aperti per le persone, invece che per i mostri galleggianti?

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